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Femminismo in Turchia: «Gli uomini ci picchiano e ci uccidono»

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Story by

Cafébabel

Translation by:

Veronica Monti

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Gülsüm Kav, 47 anni, dottoressa e attivista turca, è la cofondatrice della piattaforma cittadina We Will Stop Femicides, attraverso la quale alcune volontarie si battono contro la violenza di genere e l'impunità.

Sei una militante ancor prima di diventare medico e We Will Stop Femicides è diventato uno dei gruppi di difesa dei diritti delle donne più famoso in Turchia. Perché hai scelto di concentrarti sul femminicidio?

Ci sono stati degli avvenimenti cruciali in Turchia che hanno contribuito al mio attivismo, e si trattava spesso di uomini che uccidevano donne e poi della società e del governo che incolpavano le vittime. Nel 2004 c’è stato il caso di Güldünya Tören, per esempio. Ha dato alla luce un figlio dopo essere stata violentata. I suoi fratelli hanno cercato di ucciderla, ma è sopravvissuta ed è finita in ospedale. Hanno trovato il modo di entrare in ospedale e ucciderla lì.

[E’ stato allora che] ho partecipato con un gruppo di donne alla mia prima manifestazione contro il femminicidio. Questo omicidio fu classificato come «delitto d'onore», e il semplice fatto che fosse avvenuto in ambito familiare bastava a ridurre la durata della detenzione dei fratelli. La stampa considera il diritto d’onore alla stregua del delitto passionale. Ciò equivale a minimizzare la gravità del crimine, nonostante si tratti proprio di un femminicidio. Se gli uomini fossero ritenuti veri responsabili di questi atti, le loro condanne non sarebbero ridotte in questo modo. Nel 2005 le donne sono riuscite a farsi ascoltare e la legge è cambiata, facendo in modo che i delitti d’onore vengano puniti più severamente di quelli ordinari. Ma in molti casi di femminicidio, gli uomini ottengono ancora pene ridotte per motivi ridicoli quali aver indossato una cravatta durante il processo.

Dopo essermi trasferita a Istanbul per lavorare come medico, ho preso parte a più movimenti femminili organizzati. Gli ultimi anni ’90 sono stati un periodo tumultuoso in Turchia, e gruppi diversi di donne – povere, ricche, laiche, religiose, curde - si sono uniti per protestare contro la violenza e la discriminazione che subivano. Era un femminismo intersezionale. L’8 marzo, il giorno della Festa Internazionale delle Donne, è stato fondamentale in Turchia per far sentire le nostre voci. Nel 2010, quando la diciassettenne Munevver Karabulut è stata uccisa dal fidanzato e il presidente Erdogan e l’allora capo della polizia di Istanbul hanno incolpato la sua famiglia per averla lasciata insieme a lui, le donne sono insorte. E’ stato allora che abbiamo unito diverse organizzazioni femminili e abbiamo fondato We Will Stop Feminicides. Il nostro obiettivo è quello di sensibilizzare, dare sostegno morale e legale alle famiglie delle vittime e fare pressione sul governo affinché cambi le proprie politiche sessiste.

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Gülsüm Kav fotografata da ©Özge Sebzeci

QUALCHE DATA DI GULSUM KAV

1971: Gülsüm Kav nasce ad Amasya in Turchia.

1997: Ottiene la laurea in medicina e inizia a lavorare come medico.

1998: Gülsüm si trasferisce a Istanbul, dove entra a far parte di alcuni movimenti femministi di protesta.

2004: Güldünya Tören viene stuprata e uccisa. Gülsüm partecipa alla sua prima grande manifestazione contro i femminicidi.

2010: Gülsüm e altre militanti creano We Will Stop Feminicides.

2017 : Gülsüm co-fonda l'Assemblea delle DOnne (Women’s Assembly), un movimento cittadino di lotta per la difesa dei diritti delle donne in Turchia.


In che modo la tua famiglia e il modo in cui sei cresciuta influenzano le tue opinioni in merito? Chi sono stati i tuoi modelli?

Sono cresciuta in un ambiente laico, ma se qualcuno voleva praticare la propria religione era libero di farlo. I miei modelli sono stati mia madre e le mie zie. Erano forti, lavoravano duro ed erano multitask. Una delle mie zie ha divorziato e ho visto quanto è stato difficile per lei essere una donna divorziata. Una volta mi ha visto piangere per un ragazzo e mi ha detto: “Non spargere nemmeno una lacrima per un uomo”. Aveva dovuto tornare a vivere con la sua famiglia e poi sposare un uomo più vecchio. Io sono stata sposata per tre anni. Ho capito che il matrimonio non faceva per me già durante la cerimonia: perpetua il patriarcato. Mio marito ed io ci siamo separati in termini amichevoli e siamo in buoni rapporti. Siamo entrambi andati avanti. Non giudico le donne che si sposano e hanno figli, ma è una cosa che non fa per me.

All’inizio la mia famiglia voleva proteggermi e tenermi lontana dal mio lavoro come attivista. Ma quando sono diventata medico e quindi economicamente indipendente – e non smetterò mai di dirlo, le donne devono liberarsi dalla tutela economica degli uomini – la mia famiglia ha iniziato a rispettare il mio attivismo e a esserne partecipe. Hanno fatto delle donazioni, condiviso notizie su di me e sulla nostra piattaforma, partecipato ad eventi e alcuni hanno addirittura messo le loro case a disposizione per i nostri eventi. Ne sono orgogliosi e supportano la lotta femminista.

Le mie opinioni si sono formate all’interno della mia famiglia e poi in seguito come medico di famiglia. Ho visto con i miei occhi violenze subite dalle donne e come le nascondevano perché avevano paura a parlarne. Le mie pazienti assumevano psicofarmaci. Così mascheravano il danno psicologico che provocavano gli uomini nella loro vita. Sono arrivata a capire che la violenza contro le donne include abusi psicologici e anche economici.

« Non giudico le donne che si sposano e hanno figli, ma è una cosa che non fa per me. »

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Gülsüm Kav fotografata da ©Özge Sebzeci

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Qual è stato il tuo maggior successo? E il tuo peggior fallimento?

I miei maggiori successi sono stati co-fondare la piattaforma, convincere questa società che il femminicidio è un grosso problema e trasformare qualcosa che cade solo sulle spalle delle vittime in quello che è veramente: omicidio a sangue freddo. Il mio peggior fallimento è stato non imparare l’inglese, che è stato un mio obiettivo per molto tempo. Oh, e non riuscire a smettere di fumare.

Essere una donna rende più facile o più difficile fare quello di cui ti occupi?

Più difficile, ovviamente! C’è persino una canzone in inglese di un cantante turco famoso chiamata “It’s hard being a woman”.

« Ovunque gli uomini uccidono delle donne della loro cerchia »


STORIA DEI DIRITTI DELLE DONNE IN TURCHIA

1923 : Mustafa Kemal Ataturk dichiara l’indipendenza della Turchia, una repubblica moderna, con leggi laiche. Viene fondato il Partito Popolare delle Donne ma il governo lo vieta, sostenendo che le donne non possono essere rappresentanti in quanto prive di diritti politici. Quindi il partito si trasforma in un’organizzazione femminile.

1934 : Le donne vengono riconosciute come cittadine a tutti gli effetti, aventi il diritto di voto.

1983 : Il governo legalizza l’aborto: è uno dei pochi paesi musulmani a farlo.

1991 : Fondazione del Ministero delle Donne, che si occupa di problemi di genere, da parte del governo socialdemocratico.

2002 : Riforma del codice criminale turco e dei diritti civili. Alle donne viene garantita l’uguaglianza nel matrimonio, nel divorzio e nei diritti di proprietà.

2011 : La Turchia firma la Convenzione di Istanbul.


Com’è cambiata la posizione delle donne nella società turca da quando il partito religioso Giustizia e Sviluppo (AKP) è salito al potere nel 2002?

Questo governo è passato attraverso fasi diverse. Inizialmente, la Turchia voleva entrare nell’Unione Europea e questo ha portato ad alcune riforme a favore delle donne. Ma le donne stavano lottando duramente per far passare queste riforme. La Convenzione di Istanbul ha chiesto leggi che garantiscano alle donne le stesse possibilità degli uomini e giuste punizioni per la violenza contro le donne. Non molto è stato implementato. Il governo sta cercando di sostituire le donne assunte per realizzare queste leggi, in modo che gli accordi alla fine vengano ignorati.

Il governo ha cancellato la parola “donne” da quello che una volta era il Ministero delle Donne e che adesso viene chiamato Ministero della Famiglia. Il presidente dice cose tipo, “Le donne devono avere figli e sposarsi". La donna non viene riconosciuta come individuo, ma come estensione dell’uomo. Quando i politici e i loro media pro-governo danno voce a questa mentalità, influenzano il modo in cui le donne vengono trattate. Il presidente dice che le donne vengono affidate agli uomini, e questo dà agli uomini il diritto di fare di loro quello che vogliono.

Ma allo stesso tempo, donne con esperienze diverse sono diventate più consapevoli e si stanno ribellando in modi diversi. Stanno diventando più istruite, economicamente indipendenti, lasciandosi alle spalle matrimoni oppressivi e unendosi alla lotta contro la violenza a cui sono sottoposte.

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Gülsüm Kav fotografata da ©Özge Sebzeci

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Secondo We Will Stop Feminicide il numero delle donne uccise dal partner o da un parente in Turchia è cresciuto da 237 nel 2013 a 409 nel 2017. Come spieghi questo fenomeno ?

Ci sono ragioni diverse. La violenza non è più limitata alla sfera privata, le donne ne parlano pubblicamente, denunciando e portando gli abusi che subiscono in tribunale. Di conseguenza, gli omicidi hanno maggiore visibilità. Ma è anche perché gli uomini non vogliono rinunciare al proprio potere. Quando le donne oppongono resistenza, le maltrattano e le uccidono. Mentre le donne acquisiscono più potere, gli uomini esercitano la violenza per punirle. Questo è un segno della modernizzazione e dell’urbanizzazione.

La retorica governativa secondo lui le donne sono colpevoli della violenza che subiscono alimenta questa violenza. Se gli uomini sanno che avranno meno anni di prigione o addirittura nessuna condanna, continueranno a maltrattare le loro donne. Non c’è nessuna volontà politica, da parte di chi è al potere in questo paese, di fermare la violenza sulle donne.

Ma questo non è solo un problema della Turchia, e molte persone in Europa pensano che gli uomini che commettono violenze nei loro paesi siano immigrati. E’ discriminatorio e falso. Ovunque ci sono uomini che uccidono donne che conoscono. Il cantante della band francese Noir Desir ha ucciso la sua ragazza. In tutto il mondo, il peggior nemico di una donna è il sistema patriarcale.

« Non si tratta soltanto di una lotta per le donne, ma per la democrazia. »

Qual è il problema più urgente che stanno affrontando oggi le donne in Turchia?

Gli uomini ci picchiano e ci uccidono, e in parte questo accade perché le donne sono finanziariamente dipendenti da loro. La disoccupazione in Turchia è un grosso problema. Abbiamo troppe donne che non fanno parte del mercato del lavoro. Siamo indietro rispetto a tutti gli altri paesi europei, e persino rispetto all’Iran. Abbiamo visto che quando le donne entrano nel mercato del lavoro, gli uomini indietreggiano e la violenza contro le donne diminuisce. L’industria edilizia è una delle più grandi in Turchia e le donne non ne rappresentano neanche l’1%.

Cosa ne pensi dell’attuale rinascita globale del femminismo e delle reazioni dell’estrema destra?

Le donne combattono con più energia in reazione all’estrema destra e alla crescente misoginia nel mondo. Vedo il movimento #MeToo come parte di questa solidarietà e come reazione ad una lunga storia di abusi di potere. Da socialista femminista [credo che] lo sfruttamento umano debba finire, affinché i diritti delle donne possano essere garantiti.

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Gülsüm Kav fotografata da ©Özge Sebzeci

Divario salariale di genere: 20% (report del Turkish Statistical Institute, 2017)

Rappresentanza politica: 17,4% dei parlamentari sono donne (World Bank, 2018)


Quanto è europea la Turchia ?

La Turchia è un ponte tra Europa e Asia e sì, la parte che si trova geograficamente in Europa è europea. Ma mi piacerebbe che l’Europa avesse la volontà politica di accettare la Turchia come un paese europeo. L’Europa non è un monolito, e la Turchia probabilmente sarebbe più adatta a lei di altri paesi mediterranei, come l’Italia e la Spagna. Abbiamo problemi simili e una mentalità comune.

Cosa ti fa preoccupare per il futuro dell’Europa ?

L’aumento della misoginia e del razzismo, la rimonta delle politiche dell’estrema destra e del fascismo. Ma sono anche preoccupata per la mancanza di solidarietà tra le donne europee per formare un’organizzazione onnicomprensiva che combatta il femminicidio. Abbiamo bisogno di donne di ogni provenienza – di tutte le nazionalità, razze e classi – per unirci alla lotta per i diritti delle donne. Non lo vedo succedere ancora.

C’è una legge o politica internazionale che può migliorare la vita delle donne in Turchia e nel resto d’Europa?

Abbiamo la Convenzione di Istanbul (2011) con firmatari di diversi paesi che tutelano i diritti delle donne. Il l problema è che le leggi scritte nei libri devono essere implementate in Turchia, mentre noi ci stiamo muovendo nella direzione opposta. Quindi continueremo a lottare. Non è solo una lotta per le donne, ma per la democrazia.

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Autrice : Fariba Nawa

Foto : © Özge Sebzeci

Questa intervista fa parte di un progetto ambizioso Sisters of Europe del quale siamo partner che unisce interviste di 17 donne ispiranti originarie di 17 paesi europei diversi. Ve ne abbiamo già parlato qui.

Trova questo articolo in inglese sul sito di Sisters of Europe.

Translated from Féminisme en Turquie : « Les hommes nous battent et nous tuent »