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#NonUnaDiMeno e il suo grido

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Tanti fazzoletti fucsia colorano le strade e le piazze di ben oltre 50 città italiane. Migliaia di donne, giovani per lo più, che da nord a sud manifestano nello spazio pubblico, il giorno dello sciopero generale transfemminista dello scorso 8 marzo. Alcune portano i fazzoletti a mo` di bavaglio, su naso e bocca. Sono le femministe italiane della rete #NonUnaDiMeno.

Fazzoletti fucsia a perdita d'occhio - nell'aria frizzante di una mattinata soleggiata... ed é quasi primavera. Si tratta dei pañuelos, visti per la prima volta in piazza in Argentina, gli stessi pañuelos blancos delle madri di Plaza de Mayo che al grido di Nunca Màs (Mai più!), rivendicavano verità e giustizia contro le barbarie dello stato nei confronti dei loro figli, i desaparecidos. Nel 2003 fu il turno dei pañuelos verdi, strumento di lotta delle femministe argentine, durante la campagna per il diritto all’aborto. Il fazzoletto verde è diventato simbolo di riconoscimento, sorellanza e solidarietà tra le donne argentine… e viaggia addirittura oltre oceano, fino a scendere nelle piazze del Bel paese. Le attiviste di #NonUnaDiMeno questa volta hanno scelto il colore fucsia, per rivendicare il loro diritti. Parità di salario, dire basta ai femminicidi e contestare il patriarcato. Un sentimento di complicità si crea subito tra le manifestanti che ricorrono allo stesso codice, quel semplice pañuelo fucsia…. Tremate, tremate, le streghe son tornate !

Italia, un impellente bisogno di Femminismo

In Italia, negli anni passati, i collettivi femministi (spesso dichiaratamente lesbici e con un target “specifico”) hanno sempre cercato di costituire una rete tra di loro. Le prime iniziative di protesta pubblica sono state le cosiddette “sommosse”dei collettivi riguardo soprattutto la legge 194 circa l'interruzione volontaria della gravidanza. Nel 2012, per la prima volta, grazie anche all'onda mediatica dell'iniziativa istituzionale SeNonOraQuando (legata all'attualità del periodo con una ripresa dei temi legati all'epoca berlusconiana), il femminismo italiano sembra prendere finalmente una forma più strutturata rispetto ai valori ed ai principi promossi.

Il movimento #NUDM si costituisce successivamente a Roma nel 2016. Lo slancio vitale necessario per la nascita del movimento è conciso con la morte della ragazza romana Sara Di Pietrantonio, uccisa dall'ex fidanzato e poi bruciata. Non era una novità, non era una “tempesta emotiva”, né tantomeno un “raptus”, come spesso i media italiani dipingono i femminicidi, ma era, appunto, un femminicidio ed uno in più. Il messaggio che recepisce prontamente #NUDM è la richiesta di sorellanza del movimento argentino #NiUnaMenos che nel 2011 denunciò la grave situazione di femminicidio, un fenomeno che si stava espandendo sempre di più e del quale le sorelle argentine erano già sensibilmente consapevoli. Hanno comunicato con i media affinché se ne parlasse negli spazi pubblici e di approfondimento, hanno protestato e poi hanno gridato “Ni una mas”, omaggio al verso “Ni una muerte mas” della poetessa ed attivista messicana Susana Chavez, mutilata ed uccisa.

Secondo i dati raccolti da ONG argentine nel 2017, ogni 36 ore si assiste ad un'uccisione di una donna. In Italia, ad oggi, non abbiamo delle stime che possano rappresentare neanche lontanamente la realtà (l'Istat ha prodotto solo due rapporti riguardo la violenza di genere, nel 2006 e nel 2014, mentre la Polizia di Stato registra soltanto i casi di denuncia). Il dato però più allarmante ed espediente illustrativo di tutto l'argomento analizzato riguarda il decreto legge “anti-femminicidio” approvato dal Senato solo nel 2013... Il cammino di autodeterminazione della donna italiana sembra essere appena incominciato.

Manifestazione NUDM_Roma © Marta Orosa

Per la prima volta, così, il 26 novembre 2016, 200.000 persone (secondo le stime di #NUDM) sono scese in piazza a Roma con questo messaggio “mai più sole”. NonUnaDiMeno ha intercettato il bisogno effettivo di una voce mancante nel panorama italiano, accogliendo, tra le proprie fila, giovani alla prima esperienza politica e donne ex sessantottine. #NUDM è il risultato degli sforzi e del bisogno collettivo che c'era di unirsi per lottare contro la violenza di genere. Nasce in un momento storico in cui il femminismo italiano era sottotono e poco visibile, sebbene il lavoro dei collettivi territoriali sia sempre rimasto costante e capillare. #NonUnaDiMeno è stata così capace di declinare la propria battaglia sui vari aspetti della nostra società che coinvolgono la violenza machista. Le battaglie sono anche per le donne, ma non solo.

Una sola marea femminista, diverse voci

Il movimento, dunque, si esprime anche in italiano e la marea femminista, questa l'immagine coniata dalle compagne spagnole, pervade le grandi città italiane ed i vari capoluoghi in pochissimo tempo. Basti pensare che ad oggi non sappiamo quanti nodi locali (così sono chiamati i collettivi territoriali) facente parte del movimento ci siano. Però, abbiamo un dato certo: i nodi crescono, aumentano e la trama del tessuto femminista è più resistente che mai. I gruppi territoriali si creano spontaneamente e solitamente si presentano durante le assemblee nazionali del movimento. La comunicazione diventa essenziale ed assume un ruolo chiave per questioni interne di coordinamento, grazie alla creazione di una mailing list generale tra compagne. Sono donne intragenerazionali quelle che compongono tutt'oggi i collettivi territoriali di #NUDM. Milano, durante le proprie assemblee conta una cinquantina di persone provenienti dai più diversi background culturali ed esperienze di vita. Torino, invece è giovane e dimostra una grande voglia di mettersi in gioco con iniziative di sensibilizzazione e promuovendo dibattiti.

© Marta Orosa

Se a Torino preferiscono autonarrarsi, a Milano sono social. #NonUnaDiMeno ha mille voci sparse nel territorio del Bel paese, ma ciò che le accomuna è proprio il loro tono. Margherita è un'archeologa e Carlotta è una comunicatrice nata. Margherita ed io, ci siamo conosciute durante il nostro Erasmus a Madrid ed, oggi, è #NonUnaDiMeno a Torino e per decisione comune del loro nodo locale non rilasciano interviste ai giornalisti. Eh sì, Margherita è un nome di fantasia poiché #NUDM Torino vuole essere riconosciuta solo come tale, senza correre il rischio di personalizzare i volti e le esperienze. Vogliono avere una loro voce ed una loro narrazione. Eppure no, non sono afone. Carlotta, invece, è una compagna milanese con la quale ho avuto la fortuna di poterle chiedere tutto ciò che riguarda la comunicazione di #NUDM. In generale, l'agitazione permanente delle femministe, oltre che in piazza ed in università, è presente su Facebook, Instagram, Twitter e anche, da pochissimo e solo il nodo milanese, su Telegram. Torino, grazie ai propri canali social, comunica solo proattivamente. Agendo tramite questa modalità, paradossalmente, pur non avendo un confronto diretto con i giornalisti, alza il volume della propria voce.

Negli altri paesi europei, gli scioperi delle donne sono molto più seguiti dai media e sono coperti dal mondo dell'informazione.

Perchè due nodi locali, facente parte di uno stesso movimento hanno una linea di pensiero così differente riguardo la propria voce? “Aldilà delle singole scelte di #NonUnaDiMeno di gestire la comunicazione come crede, nel corso di questi tre anni abbiamo avuto grossissimi problemi di comunicazione dovuti sia, forse, a nostre mancanze ma anche dovuti al sistema giornalistico italiano. Negli altri paesi europei, gli scioperi delle donne sono molto più seguiti dai media e sono coperti dal mondo dell'informazione. In occasione dell'8 marzo scorso, ad esempio, i giornali hanno veicolato una lettura faziosa di ciò che è accaduto, sostenendo, tra le tante ilarità, che lo sciopero a Milano avesse provocato un disagio per le donne stesse. Hanno minimizzato e rilegato l'accaduto nella categoria di costume e fraintendendo, ancora una volta, che la categoria della quale stiamo parlando è politica. Dunque, si, siamo diffidenti.”, mi spiega Carlotta.

ll nostro sistema d'informazione ha ancora una forte e rilevante componente patriarcale e ce ne possiamo rendere conto facilmente ed esserne consapevoli. “Le redazioni sono sovraffollate da uomini. Inoltre, c'è un problema anche strutturale. Le donne si trovano in condizioni di forte precarietà e, conseguentemente, di altrettanta ricattabilità. Imporre temi e contenuti, all'interno del mondo dell'informazione maschile, è molto difficoltoso. Per questi motivi, proviamo, il più possibile, a sviluppare una nostra narrazione attraverso social e comunicazione di piazza, ma a volte è meglio il silenzio da parte nostra, piuttosto che rilasciare interviste che vengono stravolte dal significato originario”.

Rivendicazioni, non solo a parole

L'8 Marzo per #NonUnaDiMeno è un giorno di protesta nei confronti del sistema patriarcale nel quale si è coinvolti e coinvolte, talvolta inconsciamente. Il movimento decide però di non essere solo una manifestazione di piazza, ma si “arma” di un piano anti-violenza per costruire davvero qualcosa. Le compagne dunque proiettano su carta le loro analisi e le loro rivendicazioni per poter sradicare effettivamente la violenza strutturale.

Si tratta dell'unico collettivo ad aver compiuto questa impresa folle di scrivere un piano in maniera aggregativa, convocando cinque assemblee nazionali dislocate sul territorio italiano (da Bologna a Roma, passando per Pisa) divise, a loro volta, in nove tavoli tematici. Centinaia di persone, di donne, hanno discusso e hanno dato vita ad una lotta costituita dai valori e dalle parole. Il piano è stato presentato il 25 novembre del 2017 ed è, a tutti gli effetti, il loro strumento per spiegare cosa vogliono e cosa chiedono.
Il manifesto virtuale di #NUDM è il blog ufficiale del movimento, nel quale spesso ricorre la parola compagna preferendola alla parola, intrinseca di significato e di rimando storico, sorella. Così Carlotta ci racconta che “Non c'è un momento preciso in cui abbiamo deciso che dovesse avvenire questo cambio di terminologia. Sicuramente questo cambio di termine è dovuto anche dall'ordine del tempo che stiamo vivendo. Vi è sempre l'idea di costruire sorellanza. Ma vi è anche l'idea che sorellanza, - ed il Femminismo Nero ce lo ha mostrato - molto spesso, è un termine ombrello, dove si nascondono delle differenze. Da ciò, deriva l'idea di non usarlo sempre. #NonUnaDiMeno si riconosce nel termine compagna per sottolineare un campo di intervento; vogliamo rafforzare l'idea di far parte di un collettivo.

© Marta Orosa

La lotta è combattuta dalle compagne anche grazie al ruolo che le parole dispongono nella nostra quotidianità. È interessante notare l'utilizzo che ne fanno degli asterischi (*), includendo tutt e mai escludendo nessun. Volgono lo sguardo, come d'altronde da sempre il femminismo ha agito, ad un cambio del paradigma attuale, grazie ad un uso del linguaggio correttivo. Se per i più dubbiosi, l'azione messa in campo dalle compagne rispetto ad un mero asterisco(*) può sembrare priva di motivazioni forti, l'aspetto concreto di questo cambio linguistico invece è fondamentale per rendere lo sciopero dell'8 marzo transfemminista. Non solo nel 2019 discutiamo di femminismo, ma anzi, #NUDM amplia le vedute e ritiene necessario parlare di femminismi, poichè per l'intero movimento è stato chiaro fin da subito chi fosse la donna: “Per donna s'intende una categoria che ha un'accezione politica e non biologica. Quest'anno vogliamo enfatizzare la nostra impostazione, ad esempio, con il nome termine attribuito allo sciopero per sottolinearlo all'interno del dibattito italiano”, continua Carlotta.

Lo sciopero ha bisogno di una vita futura e dell'adeguata battaglia.

La riflessone sull'intersezionalità delle lotte riesce a dare valore alla comunicazione di #NonUnaDiMeno. “La violenza è strutturale, non è un elemento accidentale della nostra società. Pensare in maniera intersezionale è ciò che vogliamo e possiamo fare. Poiché la violenza è una colonna portante della nostra società, diviene una componente costante nell'atteggiamento dell'uomo che ha nei confronti di tutte le visioni binarie che si ripercuotono nelle relazioni nel quale è coinvolto: terra, ambiente, mondo animale ed esseri umani. Lo sguardo sarà rivolto al genere, ma è inevitabile non osservare tutto il resto che ci circonda”.

Gli esempi concreti dell'intersezionalità delle lotte, ce li mostra, da un lato, il nodo di Torino: costruiscono dialoghi con le donne No Tav, supportano la battaglia esistenziale della comunità locale LGBTIQ e conducono un attivismo universitario da 110 e lode. A Milano, dall'altro lato, è forte la riflessione sul rapporto tra donna e uomo nel mondo del lavoro. Questo dualismo ha portato alla creazione della Casa Dello Sciopero che, da manifestazione domenicale, è diventato un vero e proprio strumento sindacale per le milanesi. Spesso, molt* non hanno una reale concezione che è un loro diritto scioperare e delle conseguenti modalità per poterlo attuare. Per le compagne milanesi appare chiaro come la pratica politica dello sciopero stia assumendo dei connotati irriconoscibili e di come la parola stessa si stia svuotando di significato. Lo sciopero, in Italia, vive di ricordi, ma fatica ad avere un presente.

© Marta Orosa

Quest'anno #NUDM contesta molteplici provvedimenti del governo italiano: dallo specifico ddl Pillon riguardante la separazione e l'affido, al registro politico usato da figure istituzionali e rappresentative, contribuendo ad issare la bandiera populista che sta sventolando in tutta Europa. “Abbiamo davanti a noi l'emersione del patriarcato sfacciato. Ci spaventa, molto, ma avevamo ragione. Le nostre analisi degli anni precedenti erano corrette. Se gli altri anni scioperavamo e venivamo additate come esagerate, ora invece la classe politica sta uscendo allo scoperto e dobbiamo portare in piazza, con forza, tutti i temi del nostro piano. La gravità di ciò che accade ora nella nostra società non è un dato di novità, ma è una continua evoluzione. Sì, nel 2019, abbiamo bisogno di una lotta radicale. Rimane e rimarrà rilevante l'autodeterminazione delle donne, l'8 marzo deve essere un giorno diverso per costruire qualcosa di nuovo e per far vedere ciò che è possibile fare”. Per #NUDM lo sciopero ha bisogno di una vita futura e dell'adeguata battaglia.

Per quanto i movimenti femministi in Italia siano stati considerati come “semi” microscopici e si sia cercato - anche a causa di una non adeguata comunicazione e sensibilizzazione - di sotterrarli, erano semi si, ma ora sono fioriti. Le parole, i termini e gli slogan hanno costruito un movimento dal basso. Indossiamo un fazzoletto fucsia, e non saremo più invisibili.

Foto di copertina : © Marta Orosa

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