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Abbiamo incontrato "Il 77", il gruppo belga "bawler"

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Nadia Enza Demurtas

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Scampato un temporale estivo passeggero, il calore del sole inonda la location del nostro incontro con Il 77, al festival di Dour. E loro sfoggiano i look più ricercato - gli occhiali da sole son d’obbligo. Scherzi a parte, non he hanno un paio, bensì una valigia piena: servono per i concerti. Intervista con uno dei gruppi più scoppiati che abbiamo beccato finora. E senza ombra di dubbio, il più "bawler".

"Il 77": un nome, due modi per pronunciarlo. Si dice dunque "septante-sept" (alla belga) o "soixante-dix-sept" (alla francese)?

Peet: La pronuncia corretta è - e sarà sempre - "septante-sept", ma in realtà è nato come “Sept-Sept” (letteralmente, "sette-sette", ndt.).

Perchè questo nome?

Morgan: È il numero civico della casa in cui tutto ha avuto inizio. Eravamo solo un gruppo di amici. Poi abbiamo deciso di andare a vivere insieme. Siamo finiti in una casa a Laeken che si trovava al numero 77, appunto. Quando abbiamo pensato a un nome per il gruppo, ci sono passati per la mente nomi tipo “cobra”, “pantere”, “fuochi ardenti”. Poi ci siamo detti che "Il 77" sarebbe andato più che bene.

Chi fa cosa nel gruppo?

Morgan: Dunque, Félix (Félé Flingue, ndr.) è il nostro autore-rapper. Più in generale, è lui quello che da una visione al gruppo. Lo abbiamo accettato. Ci siamo "impregnati" di lui, come dico solitamente. Felix apporta qualcosa di molto importante a livello d'immagine. Io penso solamente alla composizione. E Ryan (il manager), al pari nostro, ha sempre qualcosa da dire su tutto: composizione, grafica, ecc.. In realtà, ognuno lavora in maniera autonoma, all'interno di una cornice comune.

Félé Flingue: Potrei aggiungere, tra le varie cose, che però è stato Morgan a farci conoscere. È il pilastro, il collante della band.

Siete ancora coinquilini?

Félé Flingue: Dopo i primi tre anni insieme, alla scadenza del contratto d'affitto, abbiamo deciso di cambiare casa perchè avevamo rovinato troppo quella in cui stavamo (risate). Ovviamente non abbiamo recuperato la caparra. Ma quella casa era spettacolare, ci sarebbero tantissime storie da raccontare. Penso che potremmo anche girarci un film. In ogni caso, ognuno si è ripreso e riorganizzato la propria vita. Era solo un modo per divertirsi tutti assieme: poi, a un certo punto, è arrivato il momento di cambiare (gli altri ridono). Ma che c’è da ridere?!

Avete un gatto?

Félé Flingue: Ne abbiamo avuti molti.

Morgan: Oltre a due pesci, una tartaruga, un coniglio…


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Félé Flingue: Sono tutti partiti per gli Stati Uniti: ci hanno lasciato per motivi di business.

Morgan: Si sono rotti le scatole più velocemente di noi.

Félé Flingue : Ora lavorano nello showbusiness, a Hollywood. Questo è quanto. E sai cosa? Non ci hanno nemmeno inviato un messaggio per dirci che andava tutto bene: dei gran bastardi.

Morgan: Uno dei nostri gatti, Peet, era stato smarrito. Adesso lo incrociamo spesso in città. Neanche prova ad avvicinarsi: ci manda subito "a quel paese" col suo miagolìo.

Félé Flingue: Del resto, è sempre circondato da tipe e tutto il resto...

Peet: Infatti vorrei che passassimo ad altro, perchè questo è un argomento veramente difficile.

Morgan: Si, hai ragione, meglio non infilare il dito nella piaga.

Nei vostri pezzi, parlate spesso di "bawler". Che cosa vuol dire?

Félé Flingue: Un "bawler" è qualcuno che va fino in fondo in tutto, che realizza ciò che desidera. Sono persone che danno nell’occhio. Un buon esempio potrebbe essere qualcuno che fa uno sport poco comune, tipo il curling. Ecco: è uno sport che poche persone farebbero, ma il bawler immaginario se ne fotte, ci crede fino in fondo e zittisce tutti. Questo concetto si può applicare a qualsiasi tipo di persona. Essere consapevoli di cosa c’è in fondo a se stessi e svilupparlo. E farne qualcosa di bello e forte.

«Se fai quello che ti piace fino in fondo, si sente anche nella tua musica: diventi un bawler»

Dunque: qual è la ricetta di un buon suono da bawler?

Morgan: La ricetta per un buon suono da bawler è metterci il cuore (risate).

Peet: Vedi, credo che abbiamo uno stile prettamente "nostro". Penso che la musica che riusciamo a creare in tre, non la possa creare nessun altro. L’anima dei nostri suoni è così come la senti.

Félé Flingue: E comunque il principio vale per tutti. Bawler vuol dire fare quel che ami: se hai voglia di rappare su un’orchestra, o usare uno strumento improbabile, fallo e basta.

Quali sono le vostre influenze musicali?

Peet: Io mi ispiro a generi molto diversi. Raramente sono stato ispirato da un solo artista. Ho sempre avuto voglia di prendere spunto da più cose, passando da Aretha Franklin a Michael Jackson, da Bob Marley a Nas, da Hocus Pocus o Brooke Hampton a Schoolboy Q.

Peet: Questa domanda è sempre complicata perché la risposta cambia a seconda dell'umore. Spesso, dopo le interviste, mi ritrovo a pensare: “Ah avrei potuto rispondere così”. Le tue influenze, quel che ascolti, cambiano molto rapidamente. Io vado decisamente a periodi.

I vostri video-clip sono anticonformisti. Sembra ci teniate parecchio. Sono importanti quanto la vostra identità musicale?

Félé Flingue: Sì. E se dovessimo fare un esempio, credo che quello giusto sarebbe “Lady Bowler”. Alla base c'è un pezzo che inizialmente non doveva diventare un video. Ma una buona clip può davvero apportare qualcosa in più. È stato utile per far conoscere la traccia in giro. La realizzazione delle riprese è sempre una sfida perché, in termini di budget, è molto complicato realizzare prodotti che possano essere della stessa qualità della musica.

Ma abbiamo la fortuna di avere un buon entourage, composto da persone con background molto diversi. Il 77 è anche questo: amicizie e contatti grazie ai quali costruiamo la nostra immagine. I nostri videoclip partono sempre dalle nostre idee, ma siccome il lavoro è troppo impegnativo, facciamo appello a videomaker che, partendo dalle nostre direttive, amplificano l'idea e la sistemano prima di passare alla realizzazione vera e propria.

Il rap "noir-jaune-rouge" ("nero-giallo-rosso", i colori della bandiera del Belgio) suscita molto entusiasmo in Francia. Cosa ne pensate?

Félé Flingue: Ne andiamo orgogliosi.

Peet: In effetti, abbiamo più date in programma in Francia che in Belgio al momento...

Félé Flingue: Dopo aver raggiunto il pubblico belga, abbiamo provato a confrontarci con la Francia. E ora puntiamo ad arrivare ovunque. Del resto, i videoclip possono diventare virali in un attimo. C'è stato un periodo in cui abbiamo insistito talmente tanto su questo punto, da non stare dietro alle date del tour in Francia. Abbiamo perso più soldi del pubblico guadagnato.


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Peet: Del resto, il ragazzo che organizza i nostri tour in Francia crede molto in noi. Ci piazza ovunque. Insomma, non è che tutto il mondo sia interessato a Il 77. È suo il merito, quindi. Poi noi abbiamo dato il meglio ovviamente.

Cosa pensate del vostro pubblico?

Morgan: Gente fedele!

Félé Flingue: A nostra immagine e somiglianza.

Peet: Sempre muniti di occhiali da sole e gestualità rock (gesticolano).

Morgan: Sono dei bawlers, ecco. Tu ormai dovresti aver capito cos'è un bawler, no? Beh, il nostro pubblico è pieno di bawlers.

E del pubblico di Dour, cosa ne pensate? Cosa rappresenta per voi? Sono passati tre anni da quando è iniziato tutto, proprio qui...

Félé Flingue: Il festival Dour ci ha aiutato a raggiungere una certa popolarità. Poco a poco, abbiamo cominciato a "scalare" i palchi e abbiamo attirato anche l'interesse degli addetti ai lavori. Alla fine siamo finiti alla Last Arena (main stage del festival Dour, ndr.).

Morgan: Un giorno ci hanno detto: «Okay ragazzi, è un paio di anni che venite. Quest’anno vi mettiamo qua». È stato un segnale di stima. Fin dall’inizio del nostro progetto, ci hanno offerto un grande palcoscenico, hanno sempre creduto in noi. È pazzesco quando hai tutta quella gente di fronte. Sul mainstage, mi sono sentito veramente b-e-n-e. La gente cantava a squarciagola. E quanto fa piacere ascoltare la gente che urla i tuoi pezzi.

Peet: Te l'ho detto: son dei veri bawlers! (risate)

Translated from Le 77 : maison du bonheur et rap de bawler