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Una giornata al Parlamento Europeo di Strasburgo

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Politica

Ogni mese, per una settima, il Parlamento Europeo si sposta a Strasburgo per prendere le proprie decisioni. Il microcosmo del Parlamento corre a tutta velocità nel palazzo Louise Weiss. Viaggio dietro le quinte.

9.34 - Nella sala Lowhem del quartiere generale del Parlamento Europeo a Strasburgo sono occupati solo trenta dei 785 posti. Nella sala deserta, una manciata di parlamentari discute animatamente il pacchetto sulle telecomunicazioni. Vengono sfiorate questioni vitali come la libertà di utilizzo di Internet e i diritti dei cittadini, ma la sala è ancora vuota.

D per Deserto

«È l’ultima sessione prima delle elezioni quindi tutto quello che non è stato approvato prima deve essere approvato ora», ci spiega Constantin Schäfer, uno studente tedesco ventiquattrenne in Erasmus e assistente di Anja Weisgerber, una deputata di centro- destra del gruppo PPE-DE. Il lavoro del Parlamento si divide in settimane: prima il lavoro nelle Commissioni per preparare proposte, poi quello in gruppi per discutere le proposte e nella terza settimana la brigata del Parlamento con deputati, cuochi e assistenti si sposta a Strasburgo per riunirsi tutta insieme, discutere e votare. Il mio stupore aumenta: ma allora, dove sono finiti tutti quanti?

(Foto: ©Soili Semkina)

«Ognuno è nel proprio ufficio a lavorare. C’è così tanto da fare». Schäfer sa quello di cui sta parlando. In quanto assistente, rappresenta uno degli elementi basilari del puzzle del Parlamento. Ogni deputato ha dai due ai quattro assistenti che fanno ogni cosa per il proprio deputato, tranne decidere. Fanno ricerche, preparano discorsi, rispondono alle mail e, in base al grado d’indipendenza del parlamentare, prenotano parrucchieri e inseriscono gli appuntamenti nella loro agenda. Inoltre, controllano quello che succede nella sala plenaria: in ogni ufficio c’e una TV dove viene trasmessa in diretta la sessione in corso.

I parlamentari partecipano ai dibattiti solo se hanno qualcosa da dire altrimenti è uno spreco di ore lavorative. Questa sembra essere la realtà: la carrozza corre così veloce che bisogna concentrarsi per restare a bordo. «I deputati non hanno tempo per soffermarsi sui dettagli di tutto quello che succede al Parlamento. Cosi, chiamano il proprio partito per sapere la loro posizione o parlare con diversi lobbisti. La domanda è: a quale lobbista credere», dice Schäfer.

(Foto: ©Soili Semkina)

Decisioni in quindici secondi

(Foto: ©Soili Semkina)Quando lavori al Parlamento Europeo, devi parlare le lingue. La tecnologia moderna mi permette di usare gli auricolari, scegliere la mia lingua preferita e ascoltare felice la parlata monotona degli interpreti finlandesi. È una lingua che non si sente spesso nel mondo dell’Unione Europea, perciò è la scusa perfetta per iniziare una conversazione con uno sconosciuto, quando non si ha nient’altro in comune. Al Café des Fleurs, uno dei tre caffè del palazzo Louise Weiss del Parlamento Europeo, sento parlare finlandese al telefono. Pasi Moisio, SKAL, Trasporti e Logistica finlandese. Lo deduco dal biglietto da visita consegnatomi tanto velocemente da lasciarmi immaginare che il proprietario sia un lobbista. Mi offre una tazza di caffè, ma ordina un bicchiere di vino per se. Non è ancora mezzogiorno.

«Oggi votano», sorride. Come immaginavo è un lobbista, e il voto per il quale si trova qui riguarda “l’organizzazione dell’orario lavorativo per le persone che svolgono attività di trasporto su strada. È sull’agenda da undici anni». Così mi spiega Moisio, mentre il suo sguardo nervoso si muove alla ricerca di qualcuno. Senza aver finito il suo bicchiere di vino, scappa via di corsa per il voto di mezzogiorno.

11.56 - La sala Lowhem inizia a riempirsi lentamente, per la prima volta vedo l’emiciclo al completo e in movimento. Magari ci vogliono secoli per superare i diversi passaggi legislativi, ma il voto termina in quindici secondi: a favore, contrari, astenuti, a favore, contrari, astenuti, è difficile seguire i risultati. Le mani si alzano e si abbassano in modo molto ordinato e predeterminato. E predeterminato lo è veramente: nelle prime file di ogni gruppo politico c’è una persona che mostra il pollice all’insù o all’ingiù per mostrare agli altri come votare. In 45 minuti, lo spettacolo è finito, le proposte sono state “accolte” o “respinte” e i parlamentari spariscono più in fretta di quanto siano arrivati.

Il fermento non si ferma mai

(Foto: ©Soili Semkina)La giornata sta per terminare. I gruppi turistici di tedeschi in pellegrinaggio da un santuario all’altro – il palazzo del Parlamento Europeo in miniatura, la fila di bandiere delle nazioni dell’Unione Europea e il negozio di souvenir – se ne sono finalmente andati. I dibattiti proseguono fino a mezzanotte ma, mi dicono, si tratta di quelli meno importanti dove si discute ad esempio il vino rosé e le pratiche enologiche, il processo democratico in Turchia e la revisione generale delle regole di procedura.

Comunque, c’è ancora molto da raccontare. Lobbisti in difesa delle foche presiedono ogni ufficio del Parlamento con teneri cuccioli di foca e intasano la casella mail dei parlamentari con centinaia di richieste di voto per la messa a bando dei prodotti derivanti dalle foche, facendo impazzire gli assistenti che si ritrovano ad aprire caselle di posta trovandoci 600 nuovi messaggi.

(Foto: ©Angela Steen)Essendo questa l’ultima sessione per molti deputati, nel Parlamento si respira un sentimento di nostalgia. Tuttavia, il fervore del parlamento è pronto a ripartire con non meno frenesia ed energia. Il giornalista francese Jean Quatremer mi dice che: «se stai in vacanza per tre settimane torni e trovi una realtà che è già diversa».

Translated from One day at the European parliament in Strasbourg