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Kosovo, anno terzo: nuovi accordi contro vecchi disaccordi (16 immagini)

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Sara Fabbro

Lo scorso 17 febbraio gli albano-kosovari occupavano le strade di Pristina con striscioni e bandiere per celebrare il terzo anniversario della proclamazione dell'indipendenza. Le emozioni erano diverse e intense così come i ricordi della guerra e le prospettive: niente lavoroe poca fiducia nei politici. Nel frattempo la minoranza serba storceva la bocca. Tuttavia sono bastati quattro giorni perché il fotografo italo-argentino Ezequiel Scagnetti catturasse la serenità e ottimismo in tutto il territorio: Pristina, Mitrovica, Drenica; albanesi e serbi, bambini e anziani, studenti e contadini…scattava con una velocità tale che nessuno ha potuto sottrarsi al suo obiettivo, neanche il temuto primo ministro. Un passato difficile e un futuro contrastante, ecco una giovane repubblica raccontata attraverso le immagini.

Questa galleria fotografica fa parte della serie Orient Express 2010-2011, la serie di reportage realizzati da cafebabel.com nei Balcani e nell’est d’Europa. Più informazioni su Orient Express Reporter.

Primi passi

Le parole New Born, nate tra la violenza e cosparse di scritte , commemorano l’indipendenza unilaterale del Kosovo dichiarata il 17 febbraio 2008. Fino ad ora solamente 75 dei 192 membri delle Nazioni Unite l’hanno riconosciuto come paese. Per gli altri rimane una regione secessionista serba. (Pristina, terzo anniversario dell’indipendenza).

Foto: © Ezequiel Scagnetti

Giovani, giovani e ancora giovani

Con metà della popolazione sotto i 35 anni e un tasso di natalità tre volte superiore alla media continentale, il Kosovo è il paese più giovane d’Europa. Via Madre Teresa, Pristina.

Foto: © Ezequiel Scagnetti

Maestri del tempo libero

Il Kosovo vanta anche un altro record europeo: una percentuale di disoccupazione del 45%; che raggiunge il 75% fra i giovani. La maggior parte di loro passa la giornata girovagando e bevendo caffè. Un bar di Pristina.

Foto: © Ezequiel Scagnetti

Un leader dal passato oscuro e dallo sguardo profondo

Il primo ministro del Kosovo, Hashim Thaçi, è stato rieletto a gennaio nonostante la relazione che lo accusa di aver diretto negli anni 90 un traffico di organi, armi ed eroina, atto a finanziare le sue attività di guerriglia. Grand Hotel, Pristina.

Foto: © Ezequiel Scagnetti

Volti albano-kosovari

Dafina Morina, 27 anni, di fronte a un edificio distrutto durante la guerra fra l’esercito serbo e gli indipendentisti albanesi (1996-1999). La NATO era intervenuta bombardando la Serbia e dando il via all’amministrazione delle Nazioni Unite in Kosovo. L’Unione Europea ha raccolto il testimone nel 2008. (Borgatq di Komoran).

Foto: © Ezequiel Scagnetti

Ferite aperte

“Quando guardi queste foto senti che la guerra non è ancora finita” dichiara Dafina. “Oggi ci sono ancora circa 2.000 persone che risultano scomparse. È molto difficile trovare una famiglia che non sia stata toccata dalla guerra” (Centro di Pristina).

Foto: © Ezequiel Scagnetti

Non ricorda un po’ Saddam Hussein?

“La statua di Bill Clinton è patetica… però gli vogliamo bene. Per noi è come un eroe che ci ha salvato e aiutato a diventare un paese.” (Via Bill Clinton, Pristina).

Foto: © Ezequiel Scagnetti

Il selvaggio sud-est.

Il fiume Ibar divide Mitrovica in due parti: quella serba (a nord) e quella albanese (a sud), collegate da un ponte sorvegliato 24 ore su 24 dalle pattuglie della missione europea (EULEX). Viene considerata la zona più calda del Kosovo. Marjana, serbo-kosovaro originario di Mitrovica, ironizza: "I Soldati? Puoi ammazzare qualcuno davanti a loro e manco se ne accorgono..." (Mitrovica nord e sud).

Foto: © Ezequiel Scagnetti

C’era una volta nel limbo

A nord quasi tutti i servizi sono finanziati dal governo serbo. Non si pagano le tasse, né tantomeno la sanità, l’istruzione, l’elettricità o l’acqua. (Chiesa di San Demetrio, Mitrovica Nord).

Foto: © Ezequiel Scagnetti

Cautela etnica

È meglio avere due targhe d'immatricolazione, una ufficiale del Kosovo e una serba per poter passare da una parte all’altra senza che ti tirino pietre addosso. (Mitrovica Nord)

Foto: © Ezequiel Scagnetti

Volti serbo-kosovari

Stefan Radovanovic, studente di 19 anni: “I miei amici discutono molto di politica e di guerra, ma non credo che sappiano quello che è successo. Alcuni odiano gli albanesi, anche se non ne hanno mai conosciuto uno. Ci sono molti pregiudizi” (Un bar di Mitrovica Nord).

Foto: © Ezequiel Scagnetti

Le profondità della campagna

Due terzi della popolazione kosovara vive in campagna, colpita dall’assenza di elettricità, acqua e di materiali da costruzione. Giovani agricoltori albano-kosovari. (Broja, provincia di Drenica).

Foto: © Ezequiel Scagnetti

Monumento ai caduti

Mausoleo della famiglia del combattente Adem Jashari, quasi tutta sterminata dai bombardamenti serbi. Le 52 tombe sono vigilate notte e giorno. (Prekaz, provincia di Drenica).

Foto: © Ezequiel Scagnetti

Religione e pallottole

Una moschea battezzata dai mitra. Il 90% degli albano-kosovari sono musulmani, anche se è raro trovare dei praticanti. (Broja, provincia di Drenica).

Foto: © Ezequiel Scagnetti

Alta tensione politica

Riusciranno il Kosovo e la Serbia a riconciliarsi? Entrambi i paesi, osservati con attenzione da un’Unione Europea a cui tutti e due i paesi aspirano, martedì 8 marzo 2011 hanno ripreso i primi dialoghi diretti dalla proclamazione d'indipendenza. (Via Madre Teresa, Pristina).

Foto: © Ezequiel Scagnetti

Translated from Kosovo, Año Tres: Nuevos acordes contra viejos desacuerdos (15 imágenes)