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Eurovision: l’Europa deve andare fiera del suo folle festival

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Serena Iacobucci

EurovisionMusicaSociety

Il pubblico l’ha sempre seguito con un po' di imbarazzo, ma quest’anno l’Eurovision è stata tutta un’altra cosa. La Svezia, paese ospitante, ci ha regalato un grande show, senza dimenticare l'impegno politico: la vittoria è andata a una struggente ballata sulla deportazione dei tatari di Crimea nel 1944. Eurovision cresce, e l'Europa dovrebbe andarne fiera.

Attraversando il ponte Strömbron di Stoccolma, si gode una bellissima visuale del Parlamento svedese. Dirigendomi verso il Palazzo Reale, mi imbatto in un uomo che indossa la bandiera ucraina a mo' di mantello. Sulle bandiere viola e blu che sventolavano nell’aria campeggia la scritta "Come together". L’Eurovision è in città.

Quello che era iniziato come una piccola gara tra appena 7 nazioni, oggi è diventato un sontuoso evento di due settimane, comprese le semifinali necessarie a selezionare i 42 partecipanti. È difficile pensare a una location più adatta di Stoccolma, scelta dopo la vittoria di Måns Zelmerlöw, ottenuta duettando con l’ologramma di un bambino nell'edizione 2015.

Svezia: I moderni eroi dell'Eurovision

«Adoro l'idea di un'edizione di Eurovision in Svezia», dice un uomo con un gilet sul quale campeggia la Union Jack, «gli svedesi sanno mantenere il giusto equilibrio tra divertimento e serietà». Insomma, la Svezia sembra saperci proprio fare con l’Eurovision. È in grado di comprendere la natura divertente e un po’ fuori di testa dei suoi personaggi, lasciando che un gruppo di zombie metallari vestiti in latex condividano il palco con un gruppo di sei attempate panettiere russe, e senza che nessuno batta ciglio. 

La Svezia ha vinto ben 6 delle 61 edizioni dell’Eurovision, seconda solo all’Irlanda. Lo sfidante svedese viene scelto durante il Melodifestivalen, il programma TV più seguito in Svezia, il quale dura un intero anno. I vincitori diventano delle vere celebrità, ed è raro entrare in un bar durante i giorni che precedono la finale senza imbattersi nella canzone vincitrice. 

Nel museo degli ABBA (che rappresentarono la Svezia nel 1974) i fan possono godersi una mostra dedicata al festival, dove sono presenti anche i costumi originali e addirittura un karaoke. E non sono solo i fan a cantare: alcuni semafori della città sono stati programmati per riprodurre le canzoni dei partecipanti svedesi al passaggio dei pedoni.

Tutto questo impegno non ha niente a che fare con l’imbarazzo che invece la Gran Bretagna riserva da sempre al concorso. Un approccio che ormai appartiene al passato: «Il Regno Unito cerca concorrenti da far competere a un contest che non esiste più», afferma John, un fan britannico che ho incontrato il giorno dopo la finale. La Svezia, invece, guarda al futuro.

Avrei preferito che questa canzone non fosse mai esistita

Prima della finale il favorito dei bookmaker era il russo Sergey Lazarev. Sergey, quando non  è impegnato a esibirsi all’Eurovision, dirige Poodle Strudel, un’azienda che confeziona dolcetti personalizzati per i cagnolini di San Pietroburgo. Tra i favoriti c’era anche l’australiana Dami Im, che si è esibita in una coreografia 3D degna di Minority Report. La sua canzone descrive i tormentati amori a distanza... un po' come quello tra l’Australia ed Eurovision.

Quest’anno, per creare un "effetto sorpresa" finale, è stato introdotto un nuovo sistema di votazione che separava i punteggi assegnati dalla giuria di esperti nazionali dai voti del pubblico. Il risultato è stato una finale al cardiopalma, che ha visto l’Australia spodestata dall’Ucraina, con la Russia al terzo posto. La canzone vincitrice, "1944" dell’ucraina Jamala, racconta la deportazione dei tatari di Crimea da parte delle autorità sovietiche, ed ha dichiarato essere dedicata alla sua nonna. Non ha quindi niente a che fare con le tematiche leggere delle canzoni vincitrici delle scorse edizioni, né tantomeno con la canzone con la quale Jamala stessa tentò di qualificarsi nel 2001. «È impossibile immaginare una canzone più deprimente», afferma John.

Il titolo stesso rievoca l’atmosfera tetra di quello che fu un periodo storico difficile per il continente europeo e per la sua gente. «Avrei preferito che queste cose non fossero mai accadute alla mia nonna», afferma Jamala in una conferenza stampa subito dopo la propria vittoria. «Avrei preferito che questa canzone non fosse mai esistita». Ha trattenuto a stento le lacrime quando una giornalista crimea le ha detto quanto significasse la sua vittoria per il suo popolo. All’improvviso tutti i media sono dovuti passare dal chiedersi se il bielorusso si sarebbe esibito nudo, circondato da lupi veri, al ricordarsi che appena due anni fa la Russia occupò la Crimea. Lustrini e giochi pirotecnici si sono mischiati con più di una manciata di analisi geopolitiche

"Benvenuti in Ucraina"

Dopo la diretta Jamala si è esibita alla festa ufficiale, di fronte a un pubblico che comprendeva membri dell’OGAE, un'organizzazione di fan dell’Eurovision Song Contest provenienti da tutto il mondo. Sebbene i fan comprendano la tragica storia familiare dietro questa canzone, bisogna ammettere che non è certamente una hit sulla quale è facile ballare e scatenarsi. John afferma che certamente non diventerà un tormentone nei locali gay d’Europa.

La tradizione vuole che il paese vincitore sia quello incaricato di ospitare il contest l’anno successivo. Stando alla classifica di Rainbow Europe, un’organizzazione che monitora le violazioni dei diritti LGBT in tutto il continente, l’Ucraina si trova al 44esimo posto (su 49). Non certo un incoraggiamento a sentirsi al sicuro per i fan che dovessero recarvisi per assistere all'evento. 

Al party ho parlato con tre membri britannici dell’OGAE, e due di loro mi hanno confermato che non sarebbero andati in Ucraina ad assistere alla prossima edizione di Eurovision. Il terzo, invece, ci sta pensando. «Sempre che siano in grado di assicurare la sicurezza di tutti», aggiunge. Al momento il governo del Regno Unito pone delle restrizioni solo per chi viaggia in Crimea, ma non per chi vuole recarsi in Ucraina. 

Sia che Kiev ospiterà o meno l’edizione Eurovision 2017, è chiaro che il contest è destinato ad ampliarsi. Lo scorso anno l’evento fu trasmesso anche in Cina, mentre quest’anno per la prima volta anche negli Stati Uniti, grazie alla partecipazione di un ospite internazionale: Justin Timberlake. Il particolare fascino di questa manifestazione è confermato dal fatto che anche una star di portata internazionale come Timberlake si sia sentita un po' spaesato di fronte al tutto. 

L’Europa dovrebbe essere fiera di questa folle creatura che ha creato, che riesce a conciliare esibizioni sfrontate e politica internazionale di rilievo. E senza alcuna fatica.

Translated from Eurovision: Europe should be proud of its bonkers carnival