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#blueborder: il nuovo progetto cross-border di Cafébabel sul Mediterraneo

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Blue Border (#blueborder) è il nuovo progetto transfrontaliero editoriale firmato Cafébabel. 10 giornalisti e fotografi provenienti da Paesi dell'Ue, dalla Russia e dall'Africa, sono andati a realizzare 5 reportage nelle isole del Mediterraneo.

Immerse nel mar Mediterraneo, sono circondate dal blu infinito e dislocate ai margini geografici dell'Europa. Di chi stiamo parlando? Delle isole di Creta, Corsica, Cipro, Malta e Sicilia.

Cosa vuol dire vivere su queste isole? E quanto ci si sente distanti dal resto dell'Europa?

Cosa è #blueborder?

Un nuovo e stimolante progetto di reportage unico nel suo genere ha “inondato” la redazione di Cafébabel.

Ideato dall’associazione Cafébabel Deutschland e realizzato con il supporto di Babel International, Allianz Kulturstiftung e l’OFAJ (Ufficio franco tedesco per la gioventù, tdr.), #blueborder è un progetto editoriale cross-border lanciato sulla scia del successo riscosso da Balkans & Beyond, Beyond ‘91 e Borderline.

Cinque team composti da giornalisti e fotografi provenienti dai Paesi Ue, dalla Russia, ma anche dall’Africa esploreranno tematiche sociali e generazionali legate alle isole del Mediterraneo. I reportage multimediali getteranno nuova luce sulle sfide, i sogni e i sentimenti delle giovani generazioni che vivono in un contesto di “confine” nel mezzo del mare.

Una mostra fotografica itinerante e legata al progetto editoriale #blueborder verrà allestita nelle città di Chemnitz, Marsiglia, Bruxelles e Palermo

Secondo il responsabile comunicazione di #blueborder, Francesco Barbati, «il progetto ha l’ambizione di descrivere alcune comunità che vivono in queste cinque isole europee. Vogliamo aumentare la consapevolezza nel pubblico europeo relativamente a queste realtà periferiche del Vecchio Continente».

Francesco Barbati

Francesco Barbati, communication officer #blueborder

Ma gli obiettivi di #blueborder vanno al di là di tuto ciò. Insieme ai reportage, nel 2020, una mostra itinerante attraverserà l’Europa portando gli scatti dei reportage nelle città di Chemnitz, Marsiglia, Bruxelles e Palermo. Secondo Barbati, «il nostro mondo non è mai stato così interconnesso come oggigiorno. Le nostre identità pubbliche e private sono fluide e si spostano senza soluzione di continuità da una modalità online all’offline».

A partire dal mese di febbraio 2020, terremo aggiornati i lettori di Cafébabel sugli sviluppi di #blueborder attraverso la nostra pagina facebook. Nel frattempo, vi presentiamo lo staff responsabile del progetto.

Lo staff

In questa intervista collettiva, Sébastien Vannier (direttore di progetto), Prune Antoine (caporedattrice di progetto), Christiane Lötsch (event manager), Johan Girard (sviluppo grafico e web), Stefano Lippiello (amministrazione), Alexander Damiano Ricci (responsabile traduzioni) e Francesco Barbati (responsabile comunicazione) parlano delle loro aspettative vis à vis #blueborder, ma anche nei confronti di un giornalismo chiamato a raccontare una gioventù ai margini dell’Europa.

Cosa ti aspetti da questo progetto?

SV: L’obiettivo è unire le forze. Del resto, è sempre stata questa l’idea alla base di un progetto cross-border come #blueborder. Eppure, mettere insieme giornalisti di Paesi diversi non è facile quanto sembra. In secondo luogo, vogliamo portare le storie di queste giovani generazioni in giro per l’Europa.

PA: Senza troppi giri di parole: gran bei articoli e profili interessanti.

Sébastien Vannier

Sébastien Vannier, direttore di progetto #blueborder

CL: Sono molto incuriosita dall’approccio che metteranno in campo i fotografi e come tratteranno i temi dei reportage. Inoltre, spero che le mostre e i dibattiti che organizzeremo nelle città di Marsiglia, Palermo, Chemnitz e Bruxelles possano avere un impatto sulla popolazione locale.

JG: Storie coinvolgenti raccontate da giornalisti attraverso tagli editoriali incisivi e accompagnati da scatti mozzafiato.

Prune Antoine

Prune Antoine, caporedattrice #blueborder

SL: Belle foto e storie nuove (che siano inedite o derivino da un taglio editoriale particolare).

ADR: Una prospettiva diversa su luoghi che, in maniera conscia on inconscia, associamo, di solito, alla crisi migratoria - per esempio, Sicilia e Malta - o a notizie di caratura geopolitica, per esempio Cipro.

Hai connessioni particolari con le isole al centro di questo progetto? In ogni caso, qual è il tuo rapporto con i luoghi di #blueborder?

SV: Alla luce della loro storia e della collocazione geografica strategica, credo che queste isole siano affascinanti. In realtà, il semplice fatto di vivere su un’isola, è un’esperienza da raccontare.

Il semplice fatto di vivere su un’isola, è un’esperienza da raccontare

PA: Per molti di noi queste cinque isole significano “vacanze” (mare cristallino, tramonti incredibili). Ma sono anche il confine dell’Unione europea in un certo senso. Quindi, creso ci sia un lato meno “simpatico” in tutta questa faccenda.

CL: Sono stata a Cipro una volta. E non potevo credere che la Capitale, Nicosia, fosse divisa da un muro. Proprio come avveniva a Berlino, la mia città natale, 30 anni fa.

Christiane Lötsch

Christiane Lötsch, event manager #blueborder

JG: Non ho connessioni particolari, se non - credo - di sentirmi tanto europeo quanto le persone che vivono in questi posti.

SL: Le isole sono come un piccolo universo distanti da tutto il resto. È per questo che sono affascinanti. Quando penso a questi posti, circondati dal mare, mi sento ispirato e ho sensazioni quasi oniriche.

ADR: Nel corso degli ultimi anni ho conosciuto persone che provengono da queste isole. Quindi direi che non ho connessioni particolari, se non amicizie. Certo, ogni tanto capita di passare una vacanza in Sicilia. Ma a parte ciò, credo che queste isole condividano con noi tratti importanti di storia europea. Una volta, secoli fa, questi luoghi erano molto più centrali di oggi in termini economici e politici.

**La marginalizzazione e la frammentazione di determinate comunità all’interno delle giovani generazioni sono problematiche sociali dirimenti all’interno delle nostre società. Secondo te, queste dinamiche come influenzano la vita e i sogni dei giovani?

PA: Quando ti senti escluso,non vivi e non puoi amare. A quel punto sognare è tutto ciò che ti resta.

Le generazioni baby-boom e X hanno attraversato e goduto dell’Europa in lungo e largo. E ora ci rendiamo conto, troppo tardi, che l’eredità che lasciano alle generazioni del futuro è catastrofica.

SV: Le sensazioni di discriminazione in funzione dell’età esiste per qualsiasi generazione. Eppure, ai miei occhi, la crisi del cambiamento climatico apporta una dimensione e un livello di problematicità totalmente nuovi rispetto al passato. Le generazioni baby-boom e X hanno attraversato e goduto dell’Europa in lungo e largo. E ora ci rendiamo conto, troppo tardi, che l’eredità che lasciano alle generazioni del futuro è catastrofica.

CL: Questa dinamiche di esclusione e frammentazione all’interno delle nostre società prendono piede anche nella Germania dell’Est. E si può notare chiaramente in che misura la marginalizzazione economica, sociale e politica di un parte della popolazione possa avere effetti di lungo periodo, non soltanto sulle generazioni più anziane, ma anche sulle quelle di seconda e terza generazione.

Johan Giraud

Johan Giraud, sviluppo grafico e web #blueborder

JG: Credo che il mercato del lavoro stia cambiando per i giovani di oggi. Di conseguenza, ci sono nuovi modi di pensare che prendono il sopravvento. Viviamo e pensiamo alle nostre vite in maniera differente dal passato.

SL: Credo di avere una prospettiva piuttosto negativa: queste dinamiche sociali possono restringere il ventaglio di potenziali soluzioni innovative e portarci alla stagnazione individuale. Oppure tramutarsi in rabbia sociale, contribuendo, dunque, ad azioni di tipo violento.

ADR: La marginalizzazione, l’esclusione e la frammentazione sono trend che contraddistinguono lo sviluppo della nostra generazione. Eppure, credo che il problema diventi sociale soltanto nel momento in cui queste dinamiche non diano seguito a un qualche tipo di azione collettiva. Mentre gli anni passano, mi rendo conto che la nostra generazione sta voltando le spalle all’azione collettiva come strumento di lotta. Mi piacerebbe vedere un movimento nuovo in questo senso.

Cafébabel ha sempre portato avanti lo sviluppo di progetti cross-border per mano di giornalisti e fotografi. Quanto è importante disseminare questo tipo di giornalismo nel panorama dei media europei?

SV: Ci sono poche occasioni per giornalisti per lavorare su progetti cross-border. Siamo orgogliosi che Cafébabel sia una testata che porti innovazione da questo punto di vista. Credo sia fondamentale portare avanti queste attività: possono essere una delle risposte alla crisi del settore dei media. Il mio slogan è da sempre: più qualità, più multimedialità, e più partnership cross-border.

PA: Dopo Balkans&Beyond, Beyond91, Broderline e Sisters of Europe, #blueborder è il quinto progetto cross-border che coordino in cinque anni. Sono molta orgogliosa del lavoro che siamo riusciti a fare. Mi piace un sacco selezionare nuovi giornalisti di questa generazione, discutere con loro e, a volte, di avere anche un confronto costruttivo su cosa sia, e come debba apparire, una buona storia. Credo sia molto stimolante risolvere le incomprensioni “culturali” in questo senso.

Abbiamo bisogno di sviluppare un’opinione pubblica europea, accanto a quelle nazionali

Inoltre, avere a che fare con molte persone (e, più nel dettaglio, con tante nazionalità diverse), implica gestire un ventaglio di dinamiche editoriali entusiasmanti. A causa di fattori molto diversi fra di loro (economici, mancanza di creatività e visione, una tendenza a non guardare mai oltre il proprio naso), i media nazionali in giro per l’Europa perdono in portata, per non dire che si avviano a una scomparsa. A volte, le testate sono in cerca disperata di nuovi modelli economici e approcci lavorativi. Storie e progetti cross-border iniettano una sana dose di diversità in questa professione. È proprio ciò di cui ha bisogno il giornalismo per rispondere alla crisi di fiducia che stiamo vivendo.

CL: Collaborare sempre di più è l’unico modo che abbiamo per salvare il progetto di integrazione europea, anche oltre la sfera dei media. E poi, ovviamente, al resto ci pensa l’amore!

Stefano Lippiello

Stefano Lippiello, amministrazione #blueborder

JG: Credo che questo modo di lavorare sia unico. E che porti a galla, ogni volta, nuove domande e dibatti.

SL: È molto importante da un punto di vista istituzionale, in quanto questi progetti connettono in maniera innovativa sfere pubbliche distanti fra di loro. Ma lo è anche da un punto di vista sociale. Grazie a progetti come #blueborder, le persone uniscono le forze per davvero.

ADR: Soprattutto per Paesi che, in termini di sviluppo del settore, sono storicamente meno inclini a creare partnership con colleghi oltre confine e, più in generale, a prendersi cura delle dinamiche politiche estere, progetti come #blueborder sono una boccata d’aria fresca. L’Italia è uno di questi Paesi.

La cultura e il giornalismo sono strumenti che rafforzano la solidarietà e l’empatia - che ruolo può giocare #blueborder in questo senso?

SV: Attraverso le mostre itineranti vogliamo lanciare una discussione sulle identità europee in diverse città del Continente. Credo che storie e fotografie ben costruite possano essere un ottimo punto di partenza per il dialogo.

PA: Sarei molto orgogliosa se riuscissimo a descrivere in maniera onesta le popolazioni di queste isole e località e creare un senso di comunità nella nostro pubblico.

blueborder potrebbe creare delle connessioni tra comunità là dove non ne avevamo ancora notatea

CL: Credo che gli scatti fotografici possano essere molto potenti. Possono lasciare un segno emotivo, una traccia che faccia sentire le persone responsabili per qualcosa che vada oltre se stessi. Sono convinta che, guardando le foto del progetto #blueborder, e discutendo dei soggetti ritratti, avremo sicuramente un impatto sul nostro pubblico.

Alexander Damiano Ricci

Alexander Damiano Ricci, responsabile traduzioni #blueborder

JG: Magari, le persone si vedranno parte attiva in alcune di queste storie. Se così fosse, penso che potremmo dire di essere stati in grado di fare una differenza e di avere avuto un impatto.

SL: Credo che creeremo empatia che è il fondamento di qualsiasi comunità.

ADR: #blueborder potrebbe creare delle connessioni tra comunità là dove non ne avevamo ancora notate. Come progetti precedenti sviluppati da Babel International e Cafébabel Deutschland, #blueborder potrebbe gettare una luce nuova sulle emozioni e i sentimenti delle persone che raramente ricoprono le prime pagine dei giornali.

FB: #blueborder può contribuire in maniera originale alla creazione di connessioni tra comunità nazionali. In un certo senso, i reportage, le foto e le mostre #blueborder trasporteranno le comunità del Mediterraneo in giro per l’Europa. Il messaggio dietro a queste attività potrebbe dunque anche essere il seguente: per quanto queste comunità siano periferiche e, per quanto possiamo percepirci lontani da esse, non saranno mai da sole. Le nostre battaglie e i nostri bisogni quotidiani potranno anche essere diversi, ma i nostri sforzi per trovare una soluzione sono molto simili.


Per #blueborer abbiamo creato una pagina Tumblr dedicata al dietro le quinte del progetto. Potete seguire gli aggiornamenti #blueborer anche tramite la pagina Facebook dedicata.

Translated from #blueborder is Cafébabel's brand new cross-border project. Meet the team