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"Ai miei amici eterosessuali: il dolore di Orlando"

Published on

Story by

John Peart

Translation by:

Martina Ricciardi

società

(Opinione) "Molti di voi non hanno proferito parola su quanto successo a Orlando questo weekend. E va bene, magari avevate da fare, avete una vita frenetica. Ma questo è un duro colpo per i vostri amici LGBT, e voi dovreste sapere perché".

Cari amici eterosessuali,

Molti di voi non hanno proferito parola su quanto successo a Orlando lo scorso weekend. E va bene, magari avevate da fare, avete una vita frenetica. Ma questo è un duro colpo per i vostri amici LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender, n.d.t.), e voi dovreste sapere il perché. Non perché si tratta di terrorismo, anche se c'entra, in parte. Non perchè il numero di morti è alto. Non c'è una scala, e questa non è una gara. Fa male perché non è poi tanto diverso dalla violenza che subiamo ogni giorno. Se non hai mai avuto paura di tenere per mano il tuo partner in pubblico, se non hai mai dovuto superare il terrore di dire alle persone a te più care chi sei veramente, puoi compatirci, ma non puoi capire. Fa male perché, mentre le famiglie e la nostra comunità sono afflitte, i media stanno rinnegando la nostra identità collettiva. Il mondo che ci circonda prova a politicizzare ogni singolo aspetto del nostro essere una comunità LGBT: i nostri diritti fondamentali, chi possiamo sposare, la nostra possibilità di donare il sangue. Tuttavia la politica dell'odio non prende parte alla discussione, in quella rara occasione in cui siamo noi a voler essere in primo piano. Questo non è stato il Bataclan americano. Non è stato un attacco all'Occidente o alla sua cultura. Questo è stato un attacco ben preciso. Premeditato. Alimentato dall'odio verso le persone come me

Fa male perché le tantissime persone che di solito si fanno sentire sono rimaste in silenzio, questa volta. Piangono la morte di un gorilla, ma non quella di 50 LGBT. Fa male perché ha fatto venire fuori la parte peggiore del mondo. Dai candidati alla presidenza americana ai preti e agli abitanti delle province. Si sono congratulati con i terroristi per aver ucciso dei "pedofili" e dei "pervertiti". Fa male, come lo ha sempre fatto. Harvey Milk disse: «La rabbia e le frustrazioni che alcuni di noi provano derivano dal non essere compresi. E gli amici non possono sentire questa rabbia e questa frustrazione. Possono percepirla, ma non la possono capire. Perché un amico non ha mai dovuto affrontare il cosiddetto "coming out". Non mi dimenticherò mai com'è stato fare coming out ed essere da solo. Ricordo la mia mancanza di speranza, e i mie amici non avrebbero potuto colmare questo vuoto».  Fa male perché non è successo in un mese qualsiasi. Giugno è l'anniversario dei moti di Stonewall. In questo periodo dell'anno la nostra comunità si riunisce per festeggiare i passi avanti che abbiamo fatto, e per ricordare chi è venuto prima di noi. Quest'anno più che mai il Pride ci ricorderà quanta strada abbiamo ancora da fare davanti a noi. Ma noi continuiamo a fare resistenza. Se colpisci uno di noi, colpisci tutti, e per questo noi torneremo a combattere. Ieri notte (il 13 giugno, n.d.r.) in parecchie città del Regno Unito e di tutto il mondo le persone sono rimaste in piedi, per omaggiare e per ricordare le persone uccise. A migliaia si sono riuniti per mostrare il proprio supporto e offrire conforto alla nostra comunità: l'amore è l'amore, e vince sempre.

Quindi, cari amici, non rimanete in silenzio di fronte al terrore omofobo. Fate qualcosa. Continuate la vostra battaglia. Accendete una candela. Insegnate ai vostri figli a voler bene ai LGBT, non a temerli. Siate dalla parte degli omofili, non degli omofobi. Chiedete ai vostri amici LGBT se stanno bene, come si sentono. Fate quello che potete, ma non rimanete in silenzio. E non lasciate che qualcun altro lo faccia.

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John Peart vive a Londra, e tiene un blog in cui scrive di dati, informatica, diversità e politica. Questo articolo è stato scritto e pubblicato sul suo blog.

Story by

Translated from To my heterosexual friends: This is why Orlando hurts