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Una sera, Avitabile

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Napoli

di Andrea Migliaccio Enzo Avitabile è un musicista eclettico, cittadino del mondo, ma legato da una passione profonda alla sua Marianella. L’energia vitale è il motivo di base delle sue canzoni, votate alla mescolanza di generi e culture. Come un artista ha portato la musica della sua terra al grande pubblico, rimanendo sempre un ragazzo di periferia.

Il primo albun omonimo dell’artista esce nel 1982. Da qui, una intensa carriera trentennale con 18 album e quattro World Wide Tour in giro per il mondo tra il 2005 e il 2008.

Vivere la provincia di una grande città è un misto tra le frenesia del caos  e la riservatezza che ti dà un motel di notte. Il filo conduttore delle periferie del mondo segue in maniera più o meno precisa questo senso contraddittorio di consapevolezza. Non è l’eccezione la periferia a nord di Napoli. Le metrò dell’arte sono ad appena 20 minuti dal capolinea Piscinola - Secondigliano, eppure un turista, dopo questo brevissimo lasso di tempo sotterraneo, potrebbe pensare di aver sbagliato qualcosa nel suo viaggio. “Welcome to Scampia”, si legge sui palazzi bianchi di fronte all’uscita della stazione, anch’essa di nuova progettazione come quelle più attraenti di Toledo o Università, ma con le quali ha poco in comune. La periferia è città. Ma, a volte, viene dimenticato con troppa facilità.

Piscinola, Secondigliano, Scampia sono i luoghi resi celebri da Gomorra, incastonati tra quartieri cuscinetto come Chiaiano e Marianella nella provincia più densamente abitata d’Italia. Una città a sé, divisa in due dalla sua autostrada, l’Asse Mediano,  che arriva al Casertano.

Dopo aver visto la fila d’ingresso ad un evento nel centro di Napoli, ci ritroviamo, una sera, io e il mio amico Ale a non saper cosa fare. Spunta quindi l’idea.

 “Alè, ma allò stasera c’amma fa’?

E stasera o jamm a fa’ nu giro, o ci sta Avitabile a Casoria, jamm’?

 “E jamm’”.

Casoria è un paesone al di là dell’Asse Mediano, tranquillo in genere, confinante con Afragola, nota per il suo polo industriale con i grandi centri Ikea e Ipercoop. Avitabile è di Marianella, ed il fatto che sia un nostro conterraneo ci rende curiosi di andarlo ad ascoltare. La villa comunale è la sede scelta per il concerto, gratuito ovviamente. Il palco, di quelli semplici, è resistente abbastanza per l’artista e i musicisti. In tutto forse una ventina. La scaletta è un mix di sonorità. I Bottari di Portico si alternano al sound afro-napoletano; assoli di sax e tromba; musica sacra e popolare; jazz con un pizzico di soul: è il Black Tarantella Tour. Un’esibizione che riflette l’indole stessa del musicista, figlio di una periferia al sud del sud, ma cittadino del mondo. Le parole, masticate ritmicamente alle due, trecento persone presenti raccontano come “simm tutt’un”, la Palestina come Scampia, tutti insieme “mane e mane”. Il pubblico è parte integrante dello spettacolo, coinvolto “’ncopp ‘o ritm’” con battiti di mani, improvvisate tarantelle e cori spontanei. L’entusiasmo  prolunga il concerto con infiniti bis, per un totale di circa tre ore di musica.

L’”appartenenza” in Avitabile genera una vasta gamma di sentimenti. L’appartenenza a Marianella con la devozione per sant’Alfonso Maria de’ Liguori, il santo di "Tu scendi dalle stelle", nel continuo della tradizione popolare fa sì che si ritrovi in musica la sacralità che viene dal basso. Dalla stessa parte, la sua appartenenza al mondo, tradotto con le sonorità a lui più care provenienti dalle campagne nere. Dal pop all’afro-americano passando per il soul. Marianella, il diploma in conservatorio, l’America con Tina Turner e James Brown, l’Africa, il Medioriente, e di nuovo il ritorno alle radici popolari. La vita di Avitabile è un lungometraggio in esecuzione. L’ha capito bene il regista Jonathan Demme, fuori concorso alla 69esima Mostra del cinema di Venezia con un film documentario intitolato Enzo Avitabile Music Life, portandolo, semmai ce ne fosse stato bisogno, alla ribalta del grande pubblico.

Enzo Avitabile con Jonathan Demme, Premio Oscar 1992 per la miglior regia con Il silenzio degli innocenti.

Il carattere internazionale acuisito nel corso della sua carriera, non ha però tagliato quel cordone ombelicale che Avitabile ha con le sue radici, più volte invocate nelle sue canzoni. Eppure il contesto di emarginazione che sfocia nel degrado di quella periferia, non suscita né rancore né sconforto, ma energia positiva da trasmettere. Avitabile non canta la rassegnazione di un ambiente conosciuto solo per la droga, gli omicidi, l’ossimoro della cultura camorristica, ma ci spiega piuttosto, senza mai essere retorico, come uscirne fuori. Avitabile è l’esempio di uno che è stato capace di trarre forza dal suo contesto sociale, e ciò non può che essere un segnale positivo per molti di noi napoletani.

L’ambiente in cui una persona cresce imparando a conoscere la vita è una variabile importante che influenza il proprio modo di essere. Crescere in una favelas come in una banlieue non è la stessa cosa che crescere a Manhattan, ma la generalizzazione non rende giustizia alla varietà di persone che ci sono attorno. Avitabile era un ragazzo di periferia, che però non ha mai rinnegato. Anzi, è stata la spinta decisiva per uscirne fuori e tornarci dopo aver visto la luce del mondo, perché “chi nun cunusce 'o scuro nun po' capì 'a luce “.