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Tiny House: vivere in piccolo, pensare in grande

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Sara Cilli

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Vivono nelle mobile homes di 15 mq spesso costruite in isolamento a pochi chilometri dalle grandi città, e sono felici. Ambientalisti seguaci della «decrescita felice», i membri del movimento «Tiny House» - micro-case - guadagnano ogni giorno in Europa un po' più di terreno. A costo di riconsiderare l'alloggio del futuro e proporre un vero progetto alternativo di società. Reportage dalla regione parigina.

18 metri quadrati. É la superficie della Tiny House (« micro-casa», ndr) di Sophie Di Domizio, trentenne che abita a Eaubonne, nella regione parigina. É piccola. Ma una volta entrati dentro, il comfort non manca. Salone con cucina attrezzata, toilette con compost, bagno e camera su soppalco. Qui, l'ottimismo massimale dello spazio permette alla giovane proprietaria di beneficiare di tutta la mobilia di una casa tradizionale. E Sophie sa cosa vuol dire: ha lavorato come ingegnere nell'edilizia per 7 anni. Belle strutture, grandi fabbricati, grosse fondamenta... è paradossalmente sul progetto di costruzione di una grande casa che si è messa a pensare agli spazi piccoli. « All'inizio, volevo costruire su un terreno una casa gigantesca. Ma avevo riflettuto, e 250 metri quadrati quando ero da sola… Cosa volevi che me ne facessi? ». Nel momento in cui si imbatte per caso in un articolo dedicato alle Tiny House, la giovane donna non perde tempo: la sera stessa erano state disegnate le piantine della piccola casa e due settimane più tardi il cantiere era già partito.

« Pensare Tiny »

Oggi Sophie ha ancora « due, tre cose da rifinire» ma tutto è già lì, poggiato su un rimorchio in un giardino recintato. La sua micro-casa ha anche un nome – Rosalie – in omaggio ad una canzone di Carlos. Se l’ha battezzata, vuol dire che Sophie l'ha costruita tutta da sola. Recuperando dei pezzi in alcuni cantieri, l'ex ingegnere ha eretto una Tiny House in totale autonomia. Risultato: può avvalersi di uno spazio tutto suo ad un prezzo di fabbrica stimato a 11 000 euro.

Poche possibilità di conoscere il numero esatto delle persone che hanno preso chiodi e martello a seguito della diffusione di un reportage sul canale TF1. Ad ogni modo, la comunità francese della Tiny House conta già centinaia di migliaia di membri, tutti attratti dai valori ecologici e di autonomia che questa veicola. Nel 2018, non è più cosa rara veder passare dei tutorial su YouTube su « Come costruire la propria micro-casa». Ciò che è piccolo sta chiaramente diventando sexy. E pertanto, il concetto ha già più di 20 anni. Nel 1998, l'inglese Sarah Susanka lancia il movimento « Tiny», dedicandovi un libro. All'inizio degli anni 2000 negli Stati-Uniti, Jay Shafer e Gregory Johnson divulgano il concetto delle micro-case su ruota fondando la Small House Society. Nel 2005, dopo l'uragano Katrina e la distruzione di più di 200 000 case, il movimento trova un vero sostegno. Infine, l'eruzione della crisi dei subprime nel 2008 finirà per dargli una legittimità, pratica e morale allo stesso tempo.

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L'interno tutto confortevole della micro-casa di Sophie Di Domizio

Di fronte alla crisi dell'alloggio e all'intasamento delle grandi città, rifugiarsi in piccoli spazi mobili sarebbe dunque diventata una scelta intelligente. Se in Francia, il movimento è soltanto ai suoi primi passi, nel mondo esso conta ormai milioni di fedeli. Tanto più che il « Tiny movement » si è subito messo sulla scia dell'ecologico. Persone come Veronica Padilla – fondatrice del Tiny Movement o Andrew Morisson – creatore di 200 000 visualizzazioni su YouTube – ripetono fino alla nausea che vivere in piccoli spazi, vuol dire innanzitutto servire il pianeta. É questo il messaggio. Dal 5 maggio scorso, la Terra ha atteso il famoso « giorno del debito ecologico », quello che segna il momento in cui noi abbiamo consumato più risorse rispetto a quelle che il pianeta è in grado di produrre in un anno. Risultato, se tutti vivessero come un europeo, ci servirebbero due pianeti complementari per far fronte ai nostri bisogni. «Consumare intelligentemente» e « Pensare prima di comprare » sono dunque i leitmotiv ormai percettibili dalla grande maggioranza.

« Possiamo dire che una Tiny è di 18 mq, ma quante persone vivono in 18 mq a Parigi e non hanno questa qualità di vita? »

« Uscire dalla propria zona di comfort. » É così che Sophie L. (un'altra Sophie dunque, ndr) si è decisa a vivere in 18 mq su rimorchio. La trentenne aspetta ancora di ricevere la sua Tiny House, che ha fatto costruire da una società specializzata. Quando la incontro, mi dà appuntamento in una creperia, presso un quartiere parigino. Mentre degusto la mia crêpe al formaggio, rimarca subito che c'è qualcosa che non va : « Il cartoccio è di plastica, sarebbe stato più ecologico sostituirlo con dei veri piatti ». Da quando si sta preparando ad andare a vivere nella sua micro-casa, Sophie L. si preoccupa dei minimi dettagli che non aiutano la causa ecologica. Del resto, ha appena buttato il suo frigorifero per comprarne uno mini. « Mi sono messa a pensare Tiny », sintetizza. Pensare Tiny ? Recuperare il fondo del caffè per metterlo intorno alle piante, mettere l'acqua della cottura della pasta nelle piante anziché buttarla, conservare gli alimenti nell'argilla, utilizzare l'aceto bianco per fare le pulizie di casa... Secondo Sophie L., vivere in un mini spazio ci farà comprendere meglio le azioni da compiere a favore del clima. E ciò contagia : « Ora, i miei colleghi e i miei genitori fanno più attenzione a certe cose, ma non possiamo aprire gli occhi finché non siamo aiutati a farlo ».

Vivere con poco per vivere meglio

Neppure Sophie L. si è alzata una bella mattina dicendo che sarebbe andata a vivere in una micro-casa. « In verità, ho corso più volte il rischio di rinunciare, rivela. Ma mi ricredevo sempre. » Secondo questa impiegata di una mediateca, tutto è cominciato da un'esperienza all'estero : « Quando sono partita per l'Africa, vivevo con quasi nulla - solo poche cose in una tenda - ed ero felicissima. Quando sono tornata a casa, mi sono resa conto che avevo troppe cose, dunque ho cominciato a sgomberare. Un'amica mi ha dato delle informazioni sulle Tiny House e ciò sembrava ovvio. » E da allora tutto è diventato chiaro : « Le nostre case sono piene di cose che non utilizziamo e di cui potremmo separarci, ma la società di consumo ci obbliga ad acquistare le stesse cose. Ci mettiamo tempo ad assimilare tutto questo, ma di fatto è solo uno stile di vita diverso, in cui ci sforziamo a comprare di meno. » Fierissima della sua scelta, ritiene di non avere nulla da invidiare agli altri : « Possiamo dire che una Tiny è di 18 mq, ma quante persone vivono in 18 mq a Parigi e non hanno questa qualità di vita ? ».

Al di là delle strette considerazioni ecologiche, vivere in una Tiny House rientrerebbe anche in una filosofia di vita ben ponderata. Una dottrina particolarmente divulgata in Francia dall'agricoltore, saggista e poeta francese, Pierre Rabhi, nel suo libro intitolato « Verso la sobrietà felice ». Il motto ? Viviamo con poco per vivere meglio. E quando ne parliamo a Sophie L., sfondiamo una porta aperta : « Nel nostro modo di consumare troppo, c'è qualcosa che non va rispetto alle vecchie generazioni. Prima, si aveva più buon senso, mentre ora, se si rompe una cosa, se ne riacquista un'altra. Di conseguenza, non siamo più pieni di risorse, non sappiamo fare più niente, perdiamo competenza, capacità, autonomia. » Pertanto, la ragazza sveglia dell'Île-de-France resta lucida sull'impatto della sua iniziativa, che resta marginale : « La piccola azione di una persona va bene, ma questo non cambia la faccia del mondo poiché sono gli industriali a consumare di più, e non siamo noi ad avere il controllo. So che la maggior parte delle persone continuerà a beneficiarne dal canto loro e che la mia azione non avrà un grande impatto, ma a me, fa solo che bene vivere così. Quando cominci, non ti fermi più. »

Soprattutto quando l'iniziativa ha senso. Di fronte alle molteplici indagini dell'epoca riguardanti l'ambiente, l'alloggio o il lavoro, abitare nella Tiny House è considerato un mezzo di risposta al cambiamento globale della società. Secondo Sophie L., farsi costruire una Tiny House è stata la scelta più semplice per rispondere a tutte le sue esigenze : « Corrispondeva esattamente a ciò che stavo cercando, ero stufa di pagare l'affitto e volevo diventare subito proprietaria, senza dover pagare un mutuo di 25 anni. Il problema quando partirò sarà soprattutto quello di trovare un lavoro. E come se ancora non lo sapessi, il vantaggio è che posso spostare la Tiny senza problemi se la zona che ho scelto non mi piacesse più. »

« Ancora presto »

Paula, che non vive nella Tiny House ma ne ha fatta costruire una per darla in affitto ai curiosi per un weekend, dice solo questo : « Oggi, si è sempre più propensi a spostarsi, ad essere trasferiti, a cercare lavoro altrove. Il mondo del lavoro è più complesso rispetto a prima, è evidente che si è sempre meno sedentari. » Secondo Sophie L., lasciare la regione parigina e darsi la possibilità di essere nomade, è il passaggio obbligatorio per poter vivere a pieno il suo progetto : « Smettere di essere statica e avere una casa che posso spostare, mi dà l'impressione di poter cominciare un'altra parte della mia vita. É abbastanza allarmante dire che la propria vita è confortevole e che quindi si può rimanere così. Bisogna uscire dalla propria zona di comfort e scoprire altre cose. »

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Il mondo appartiene ai Tinysti

Secondo Paula, vivere in una Tiny House significa cambiare vita senza correre troppi rischi. Queste piccole case rispondono ad un bisogno di libertà, ma anche ad un bisogno di essere rassicurati : « Dire a noi stessi che si può spostare la propria casa dappertutto, è nonostante tutto anche una sicurezza. Perché comunque manteniamo il nostro comfort, siamo nomadi ma non è un ritorno al mondo hippy, perché abbiamo la certezza di ritrovare tutte le nostre cose ovunque andiamo. In pratica, è saper cogliere i lati buoni della società e abbandonare gli altri. »

Considerato che le Tiny House sembrano essere la soluzione a tutti i mali del secolo, si fa presto a dire che queste potrebbero essere generalizzate e utilizzate come modello di alloggio per tutti. Sempre in Francia, alcune associazioni non hanno tardato a sfruttare il potenziale delle piccole superfici. Ed in particolare quelle che vanno in aiuto dei senzatetto o degli immigrati, come cercano di fare il progetto In My Backyard dell’associazione Quatorze, e le projet du Dôme per i richiedenti asilo de La Manufacturette. Le due organizzazioni hanno trovato nelle micro-case un modo di riflettere sul vivere insieme in Europa e un mezzo per conciliare le esigenze ambientali con le sfide della solidarietà. Da lì a generalizzarlo? Pazienza, perché c'è ancora un pezzo di strada da percorrere. Importato dai paesi anglosassoni, i membri del Tiny Movement rappresentano meno dell'1% della popolazione di ogni paese d'Europa. In Germania come in Spagna, le Tiny House sono oggetto di mera curiosità, nulla di più. Anche nel Regno Unito dove è nato il concetto, esse non hanno mai dato realmente luogo ad un vero e proprio dibattito sociale.

« É già difficile per le persone fare la raccolta differenziata, quindi finché tutti non sono d'accordo nel compiere questa azione… »

Nell'Esagono, l'iniziativa è anche crudelmente priva di un inquadramento legislativo. Il che può significare per alcuni il divieto di installare le proprie Tiny House dove vogliono. « Per i comuni, ciò che crea problema è l'aspetto ambulante , spiega Paula. Non conoscono affatto il concetto, e c'è un vuoto giuridico in materia perché non sanno se occorre considerarla come una roulotte, come una casa mobile o altro. » Anche se, per le due Sophie, la società è lungi dall'essere pronta a sacrificare il proprio comfort a favore del pianeta : « Tutti quelli che vivono negli alloggi insalubri, se domani tu li aiutassi ad avere una Tiny House, è chiaro che salterebbero il fosso. Ma le persone, così come i dirigenti che vivono già nell'agio, non hanno alcun motivo per farlo », si lascia sfuggire una delle due. « Il concetto dello zero rifiuti e di non avere l'immondizia, sconvolge le persone. Non appena si è fuori dalla norma, è strano, ed è già difficile per le persone fare la raccolta differenziata, quindi finché tutti non sono d'accordo nel compiere questa azione… », inveisce l’altra.

In conclusione, le Tiny House restano ancora un habitat marginale e insolito, che le persone testano volentieri per un weekend, come da Paula : « Le persone vengono piuttosto per scoprire la cosa, perché è insolita. Per poter vedere di cosa si tratta e come ci si vive. Le persone che vanno via sono entusiaste, ma non ne ho vista una che mi avesse detto che avrebbe voluto lanciarsi. » E sbattendo la porta : « Non sono ancora pronti ».


Image de Une : (cc) Tammy/wikicommons

Translated from Tiny Houses : vivre petit, penser grand

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