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Sve generation: istruzioni per l’uso

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Default profile picture Paola Bon

società

Il Servizio di Volontariato europeo è uno dei programmi Gioventù della Commissione europea. Come fare? A chi rivolgersi? Alcune testimonianze e le “buone pratiche” per riuscire.

Il Servizio Volontario Europeo (Sve) è un una delle azioni previste dal programma Gio(http://www.alliance-network.eu/)ventù della Commissione Europea. Per partecipare basta avere tra i 18 e 30 anni (eccezioni possibili) e aver voglia di fare un’esperienza di volontariato all’estero per un periodo che varia tra i 6 e i 12 mesi. Secondo un rapporto dell’Agenzia Nazionale francese che si occupa del programma Gioventù  tra il 2000-2006 ben 26mila giovani ne hanno potuto beneficiare prendendo parte a progetti in vari settori come cultura, gioventù, sport, assistenza sociale, arte e protezione ambientale… Per avere un’idea più precisa date un’occhiata al sito della Commissione europea  ed in particolare al database dei progetti.

Un’esperienza tra tante…

Anch’io sono ex volontaria. Sono partita quasi per caso, grazie al passaparola e mi sono ritrovata in un paesino del sud dell’Inghilterra a lavorare in un centro di assistenza per le persone disabili. Il mio obiettivo? Dare quello di dare quello che potevo: erano tante le cose che non sapevo riguardo agli handicap fisici e mentali e mi sono concentrata sull’aspetto umano, cercando di aiutarli a divertirsi e a ridere con me. Sono stati sei mesi intensi, non sempre facili, dove ho avuto l’opportunità di lavorare in un ambiente nuovo, conoscere uno stile di vita – quello inglese – completamente diverso, imparare una nuova lingua e stringere amicizie: un’esperienza che mi ha fatto crescere! E non sono l’unica…

Hervé (francese, Sve in Italia): «L’esperienza del volontariato è stata un’opportunità di crescita personale, un modo per incominciare a trovare il proprio cammino grazie alla fiducia che i vari attori del progetto ripongono in te. È simile ad un ”rito di passaggio”: si diventa adulti, si superano le prime difficoltà, si comincia a diventare autonomi e ad avere fiducia in se stessi».

Simone (Sve in Spagna): «Sei mesi di parole, volti e luoghi "altri", che mi hanno accompagnato dolcemente: una miscela di situazioni che mi hanno fatto viaggiare quotidianamente all'interno di altre culture, dentro automobili ed amici incontrati "on the road" fin dentro me stesso, per scoprirmi, conoscermi e crescere».

Michela (Sve in Olanda): «Direi che lo Sve ha cambiato radicalmente la mia vita, stravolgendo le scelte che avevo fatto prima di partire. Sono grata allo Sve perché mi ha aperto gli occhi su quello che desidero fare, o meglio su quello che non voglio fare».

Manola (Sve in Grecia): «Ho avuto la possibilità di conoscere e scambiare esperienze con ragazzi di altri paesi dell'Unione, accresciuto la conoscenza di me stessa ed il mio spirito di adattamento, ed imparato a convivere condividendo qualcosa».

Cristina (Sve in Scozia): «La sfida quotidiana nell'imparare e nel fare cose nuove e l’opportunità di conoscere persone diverse e stimolanti, si alternavano, talvolta, alle comprensibili ed inevitabili difficoltà provate durante questo percorso "all'estero": momenti di frustrazione linguistica, "nostalgia di mammà", incomprensioni fra culture diverse e anche quelli di stanchezza psicologica e personale…».

Sve: istruzioni per l’uso

Parola d’ordine motivazione: le ragioni che spingono a intraprendere un’avventura del genere sono diverse: c’è chi vuole fare un’esperienza fuori casa, chi lo prende come sfida personale, chi come una prima esperienza professionale, chi per imparare una nuova lingua e scoprire luoghi nuovi. Tuttavia, alla base ci deve essere la volontà di dedicare un periodo della propria vita agli altri, al progetto e alla comunità di accoglienza.

Scegliere bene il proprio progetto: prendevi tutto il tempo, chiedete informazioni, parlatene con chi ha già partecipato, contattate le associazioni di ex-volontari nel vostro Paese. Può succedere che il progetto non corrisponda esattamente alle aspettative: provateci comunque! E se le cose proprio non vanno per il verso giusto non esitate a parlarne con i responsabili del progetto.

Non è una vacanza: il periodo di volontariato spesso richiede ancor più impegno ed energie che un normale lavoro: ricordate che sarete in paese nuovo, con un lavoro nuovo, e nuovi amici.

Paese che vai, usanze che trovi: spesso ci vorrà un po’ di flessibilità, spirito di adattamento, rispetto e tolleranza, è questo il bello di scoprire “altri” che non siamo noi.Considerate quest’esperienza come una grande opportunità per fare nuove amicizie, viaggiare e crescere dal punto di vista personale, educativo e professionale.

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