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Skopje, Macedonia del Nord: una capitale da ricostruire

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Default profile picture Silvia

Macedonia del NordSocietySkopje

Dopo 27 anni di scontri diplomatici, nel 2018, la Macedonia del Nord è riuscita a trovare un accordo storico con la vicina Grecia per la definizione del nome ufficiale del primo stato. Nel frattempo, non si è placata la ricerca spasmodica di una identità da parte di questo stato dei Balcani occidentali. Il progetto architettonico e urbanistico Skopje 2014 doveva modernizzare la capitale del paese. Invece, l'ha deturpata mescolando stili di epoche e tradizioni diverse.

Skopje. Fine giugno 2016. La temperatura raggiunge più di 40° e restare anche soltanto qualche minuto al sole è al limite del sopportabile. Eppure, molti lavoratori si spezzano la schiena nei cantieri di rinnovamento del centro della città, nel quadro del titanico progetto di ristrutturazione urbana, Skopje 2014. Ma mentre la città si trasforma, tutto prende una forma che lascia perplessi. Sotto il sole cocente, i nuovi palazzi di marmo tinteggiati di colore oro brillano più luminosi che mai.

Navi pirata e autobus londinesi

A quel tempo era difficile immaginare la svolta che avrebbe intrapreso la Macedonia. Più nel dettaglio: che i cantieri sarebbero stati bloccati e che tutto questo - Skopje 2014 - sarebbe diventato argomento di un vivace dibattito culturale e politico.

Dejan e Milan, due fratelli nati proprio nella capitale, hanno assistito con spavento alle molteplici fasi del progetto Skopje 2014. Se il più anziano, Dejan, lavora in uno studio di architettura, Milan, il più giovane, vive e continua i suoi studi a Lubiana, in Slovenia. Insieme, si battono per coinvolgere i cittadini nei progetti urbanistici pubblici. Allo stesso tempo, cercano di rendere noti i problemi architettonici di Skopje al di là dei confini nazionali. Lo hanno fatto anche in occasione del forum EuropeanLab a Lione, in occasione di una conferenza sulla situazione politica e architettonica del paese.

Dejan ci attende presso la scuola di architettura di Skopje. È da qui che comincia il tour della città. Lui è abituato al caldo travolgente. In short, camicia leggera e con una bottiglia d'acqua in mano, sfila in modo strategico lungo i muri degli edifici. Sulle note della musica classica che pervade le strade della città, prendiamo progressivamente coscienza dell'eccesso e dell'anancronismo totale del progetto Skopje 2014: tutti i ponti e piazze sono fiancheggiati da sculture. Dejan ci confida di non conoscere molto dei personaggi raffigurati.

«Tutto è cominciato come se volessero celebrare il passato o qualcosa del genere. Sono state erette più di un centinaio di sculture negli ultimi cinque anni. Neanche chi aveva in mano le redini conosceva le loro identità probabilmente». Intanto, il Parlamento, nuovo di zecca, sembra uscire direttamente dall'antichità. Se i ponti sono ricoperti da dorature, le facciate dei palazzi tapezzate da una decorazione fatta di colonnati e altre gioiosità neoclassiche. E in tutto ciò, le raccomandazioni date dall'architetto giapponese Kenzo Tange in seguito al terremoto del 1963 (che provocò 1000 morti, 3mila feriti e più di 120mila sfollati, ndr.) sono ovviamente state completamente ignorate. Lo testimoniano i palazzi istituzionali che sono stati costruiti lungo la sponda del fiume Vardar, nella zona a rischio inondazione della città, in barba alle norme di sicurezza.

Dall'altra parte della riva, una nave pirata che ospita bar e ristorante, troneggia su una spessa lastra di cemento, gettata direttamente nell'acqua del fiume. Si aggiungano gli autobus rossi simili a quelli che si trovano a Londra - percorrono l'intera città - ed ecco fatto che l'incoerenza appare sconfinata. La capitale macedone è un guazzabuglio di stili presi quà e là. Come dire: qual'è il tema della serata, Grecia antica e pirati inglesi?

Kenzo Tange, invece, aveva una visione globale della città, fondata sui servizi pubblici essenziali e le esigenze dei cittadini. In quanto realtà appartenente al blocco socialista, Skopje doveva possedere un certo numero di palazzi pubblici che avrebbero permesso di mettere a posto le cose senza scontarsi con le trame architetoniche delle costruzioni private. Ma queste considerazioni sono passate in secondo piano, a beneficio di un patchwork incoerente. La città sembra cercare un'identità altisonante, un patrimonio architettonico che non possiede. Ma c'è di peggio. Secondo Dejan, «c'è stata poca trasparenza nella procedura che è stata seguita [...] Nessuno sa chi siano stati gli architetti che hanno elaborato il progetto urbanistico di questi ultimi sette anni. Nessuno conosce la strategia di trasformazione dello spazio pubblico, il piano urbanistico. Potrebbe essere stato stilato un giorno qualsiasi, alle 05:00 del mattino, mentre tutti dormivano».

Statue d'Alexandre le Grand

«Il progetto Skopje 2014 nasce da un approccio politico autoritario, portato avanti dal Partito conservatore nel corso degli ultimi dieci anni e volto a mostrare la grandezza della nazione»

Con le sue facciate e i suoi ponti composti da dorature, colonne o sculture, Skopje dà l'impressione di essersi travestita. Dal 2006, la capitale macedone non ha cessato di voler assomigliare alla sua vicina greca, Atene. Così ha replicato allegramente gli stili e i simboli della Grecia antica per appropriarsene. Del resto si sà: l'ormai ex-governo della destra conservatrice (VMRO-DPMNE, Organizzazione rivoluzionaria interna macedone - Partito democratico per l'unità nazionale macedone) non ha esitato ad allargarsi: Alessandro il Grande, personaggio celebre dell'antichità, è stato, da un lato, raffigurato nel centro della città attraverso una statua titanica; dall'altro, lo stesso nome è stato associato anche all'aeroporto di Skopje. Circa 7 milioni di euro sono stati investiti per costruire il cavaliere di bronzo, elevato sopra una fontana resa kitsch da un'animazione acquatica con tanto di luci. Quanto all'aeroporto, alcune trattative diplomatiche hanno permesso, grazie agli sforzi da parte del nuovo Primo ministro, Zoran Zaev, di ribattezzarlo con sobrietà "Aeroporto internazionale di Skopje".

Tutto ciò si inserisce all'interno della più vasta polemica che riguarda il nome stesso del paese. Se lo stato macedone dal 1991 si chiama "Ex Repubblica Yugoslava della Macedonia" (FYROM), è pur vero che la Grecia non è mai stata soddisfatta di questo appellativo. Perché? Il paese ellenico, nella sua parte confinante con FYROM comprende una regione che si chiama, appunto, Macedonia. Questa battaglia terminologica ha portato Atene a bloccare l'ingresso dei vicini sia nell'Unione europea che nella NATO. Eppure il conflitto volge al termine: il Primo ministro greco, Alexis Tsipras, e il suo omologo macedone, Zaev, si sono infatti accordati sulla scelta di un nuovo nome per FYROM, ovvero: Repubblica della Macedonia del Nord. Dopo 27 anni di status-quo, si può ben dire che si tratta di una accordo storico.

La rivoluzione colorata

Per rendere ancor più dorata l'immagine del centro città, il governo precedente ha speso fior di milioni. Eppure, i cittadini sembrano avere delle necessità più urgenti, a cominciare da un migliore sistema sanitario. «Alla fine, circa 600 milioni di euro sono stati investiti in un progetto che va a vantaggio di una piccola parte del paese. Avevamo davvero bisogno di tutto questo?», chiede Dejan. A tutto ciò si sono poi aggiunti una serie di problemi in termini di corruzione che hanno provocato l'ira della popolazione.

Parlement macédonien

All'inizio del 2016, il governo VRMO-DPMNE è stato sospettato di avere spiato migliaia di cittadini. Così, nell'aprile dello stesso anno, migliaia di cittadini sono scesi in strada muniti di pennelli e vernice, prendendo come bersaglio i palazzi farzosi, simboli del potere e della decadenza. Durante la nostra visita, non possiamo che passare affianco alle numerose tracce di questa rivoluzione colorata, agli edifici simbolici come il Parlamento macedone.

Passaggio a Lubiana, in Slovenia

Il fratello di Dejan, Milan, abita a Lubiana. Emigrato nella capitale slovena per completare gli studi di architettura, ci racconta come percepisce la sua città d’origine: «Il progetto Skopje 2014 nasce da un approccio politico autoritario, portato avanti dal Partito conservatore nel corso degli ultimi dieci anni, e volto a mostrare la grandezza della nazione», spiega. Malgrado la distanza, nel 2016, non poteva guardare l'evoluzione del movimento di protesta senza fare nulla. Del resto, suo fratello e una parte della famiglia risiedono ancora in patria. Ma è anche la sua professione di architetto a legare Milan a Skopje: «La città resta una fonte d’ispirazione».

Se i manifestanti si sono armati di pennello e vernice, Milan, ancor prima delle proteste, ha utilizzato l’architettura come una leva d’azione. È per questo che ha fondato l’associazione City Creative Network con un amico conosciuto all’università di Skopje, Damian Kokalevsky. Registrata nella capitale macedone, l'ong è concepita come una piattaforma collaborativa di ricerca di modelli alternativi per l’educazione, il coinvolgimento dei cittadini nelle riflessioni sullo spazio pubblico e lo scambio di conoscenze fra giovani professionisti degli ambienti creativi: «Come organizzazione, nasciamo dal settore culturale indipendente, un milieu differente da quello istituzionale, da un lato, e quello prettamente civico, dall'altro. In un certo senso siamo dei mediatori fra le due realtà». Per gestire al meglio quello che, fino a oggi, è stato il progetto più ambizioso della giovane organizzazione, Milan, nel 2015, ha fatto appello al fratello rimasto a Skopje. Nel dettaglio, ha costruito un architettura a una decina di metri dagli sfarzi di Skopje 2014, lungo il fiume Vardar. L'opera si chiama Nautilus e connette direttamente la strada e il rispettivo marciapiede al lungofiume, creando un nuovo spazioe per eventi culturali.

La struttura si erge come un faro dell’espressione artistica libera, della cultura indipendente e richiama l’impegno dei cittadini. Nautilus è stata costruita da un gruppo di studenti viennesi e macedoni, ma anche da architetti, cittadini, artigiani e artisti nel luglio 2015, nell'arco di tre settimane. Questo progetto, democratico, modesto e aperto a tutti, si oppone all’eccesso delle architetture del potere. Secondo Milan, «per la prima volta a Skopje, ci siamo lanciati in una riflessione sull’utilizzo dello spazio pubblico».

680 milioni

Lo scontro tra le due logiche architettoniche è stato evidente. Anche per gli abitanti della città. Tanto che, questa costruzione artistica, sviluppata soprattutto dal centro culturale per la gioventù, è stata poco a poco trascurata. Oggi appare come un'area abbandonata, a tratti vandalizzata, ma soprattutto incompresa dai residenti e dai passanti. Le tende che servivano per fare ombra sono state sventrate; i gradini di legno rotti; solo le impalcature in acciaio sono rimaste intatte. È stato inevitabile, anche per gli ideatori, chiedersi: come ci si può appropriare spontaneamente di un dispositivo culturale, quando non si è abituati a investire nello spazio pubblico? Ma tutto ciò non ha impedito a Nautilus di mettere in discussione concretamente il progetto Skopje 2014 e, più ampiamente, la politica condotta dal governo e il comune. Nell’ambiente degli architetti, il progetto è stata accolto positivamente ed è stato inoltrato a diversi blog e riviste specializzate in Europa. Peccato che, allo stato attuale, quel che ne resta non sia che un cantiere abbandonato.

Nautilius

Misurare l’impatto di un progetto come Nautillius sulla coscienza degli abitanti di Skopje e sulla comprensione, da parte di questi ultimi, degli spazi pubblici è ancora molto difficile. Ma è interessante notare come le azioni messe in campo da due fratelli abbiano, in un certo senso - e a modo loro -, alimentato il movimento di protesta popolare contro il partito VMRO-DPMNE e i metodi autoritari impiegati da quest'ultimo mentre era al potere. Nel 2018, i cittadini hanno infatti infatti interrotto 10 anni di governo ultraconservatore. Per la città di Skopje, il risveglio è stato paragonabile a un hangover. Il nuovo governo del Partito socialdemocratico ha infatti criticato i numerosi cantieri avviati precedentemente. «Che ce ne facciamo di tutti i danni causati? L’Arco di trionfo e il museo-monumento di Madre Teresa verranno demoliti», spiega Dejan.

Il governo ha effettivamente messo fine al progetto Skopje 2014 e annunciato la distruzione di certi monumenti o statue. Ma sussistono numerosi problemi. Molte questioni si snodano tra la dimensione politica e simbolica. Ci sono malfunzionamenti in termini di spazio urbano utilizzato, ma anche questioni economiche: qual è il costo reale rappresentato da un progetto come questo? Oggi, la stima delle spese di rinnovamento è pari a 680 milioni di euro: molto per un’economia che resta ancora fragile. Una commissione, nominata dal nuovo governo, è stata incaricata di valutare i danni del progetto Skopje 2014. Avrà anche il compito di proporre delle soluzioni per modificare questa cornice irreale. La città deve scappare da questo passato fantasma per diventare una città esemplare, come l’ha immaginata Kenzo Tange.


Aggiornamento: rispetto al periodo di stesura originale dell'articolo, in Macedonia del Nord è avvenuto un nuovo cambio di governo. Anche in Grecia, Alexis Tsipras non è più Primo ministro.

Story by

Learning From Europa

Johan Soubise & Maïlys Gangloff

Translated from Macédoine : une capitale archi déglinguée