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Palermo è davvero la "Capitale dei giovani 2017"?

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Palermo

(Opinione) Un mese fa Palermo è stata proclamata "Capitale dei giovani 2017". Un importante riconoscimento nazionale che premia le migliori iniziative delle città italiane rivolte alle nuove generazioni. Ma Palermo merita questo titolo? 

Disoccupazione giovanile in aumento. Incremento del numero dei neet, i giovani che non studiano, non lavorano e non cercano lavoro. Sempre più millennials siciliani costretti a lasciare la propria terra alla ricerca di un lavoro. Poche opportunità di sviluppo e conseguente voglia di fuggire, senza poter tornare indietro. Eppure, un mese fa a Perugia, una nutrita giuria composta dai rappresentanti del Forum Nazionale giovani, dell’Anci-Giovani, dell’Agenzia Nazionale per i Giovani e del Dipartimento Nazionale per la gioventù, ha incoronato Palermo “Capitale dei giovani 2017”. Un premio che ogni anno viene assegnato alla città italiana brava a distinguersi per le iniziative rivolte alle nuove generazioni. Il capoluogo siciliano ha battuto, in finale, Bari e Venezia. Trionfo che vale doppio, per alcuni anche triplo, considerando che per la prima volta il premio viene assegnato ad una città del meridione. Gongolano le associazioni che hanno attivamente partecipato presentando i progetti migliori, così come il mondo dell’imprenditoria e ovviamente dell’università.

Lo ammettiamo, all'inizio l'entusiasmo della vittoria ha prevalso su tutto, dopo la cocente esclusione a "Capitale della cultura 2019" e la delusione in corsa a "Capitale dello sport 2016". Palermo sarà il polo degli interessi per le nuove generazioni che si confronteranno, almeno sulla carta, con una città efficiente e trasparente, educativa e culturale, solidale, vivibile e produttiva. Niente di più bello. Poi ci siamo fermati un attimo e abbiamo riflettuto, a mente fredda, e ci siamo chiesti: c’è realmente da festeggiare? Palermo è davvero la città che coccola i suoi figli, tanto da meritare un riconoscimento simile?

Secondo alcuni, anche per chi ricopre ruoli istituzionali, questo sarebbe un premio dato sulla fiducia. Come per dire: Palermo non è affatto una città per giovani, però avrebbe tutte le carte in regola per diventarla. In barba ai gufi e a chi vede sempre e solo nero. Secondo altri, i più maligni, Palermo ha avuto fortuna: non è che Bari e Venezia fossero avversarie così tanto temibili. Et voilà, vittoria servita.

Durante la cerimonia di premiazione del 18 gennaio a Palazzo dei Crociferi, andata in diretta streaming sulla pagina del Comune di Palermo, i commenti al video si sono sprecati. Poche briciole di ottimismo e una montagna di frasi che non vedono luce in fondo al tunnel: si parte da “Spero che i giovani riescano a trovare il miglior lavoro a Palermo, quello del parcheggiatore abusivo”, passando per “Palermo è la capitale della disoccupazione dei giovani”, fino ad arrivare ad un più crudo e diretto “Bel riconoscimento alla città, ma i dati statistici parlano di un esodo dei giovani”.

Ecco i dati. Quelli che a molti fanno paura, tanto da girarsi dall’altro lato facendo finta di niente. Secondo gli ultimi dati del Rapporto sulle migrazioni interne in Italia, curato dall’Istituto di studi delle società del Mediterraneo del Cnr, tra il 2003 e il 2016 quasi 70mila siciliani compresi tra i 18 e i 26 anni, schiacciati dal precariato, dal sistema clientelare, dai concorsi pubblici inesistenti, e dagli stage che legalizzano lo sfruttamento, hanno lasciato dietro famiglie e affetti in cerca di un futuro migliore. Giovani stanchi di trovarsi dentro lo spiedo della propria città, vittime della chirurgica rosolatura da parte di amministrazione e politica che non incentiva la loro crescita e il loro sviluppo. Sin dal percorso universitario, spesso tortuoso e incapace di preparare lo studente al mondo del lavoro, sempre più in crisi. È un caso se, come riportato da un'indagine realizzata da "Il Sole 24 ore", l’Università di Palermo si ritrovi al 55esimo posto su 61, per qualità didattica e di ricerca?

L’emorragia dei giovani siciliani in fuga non conosce limiti. Storie di chi è costretto a parlare con i genitori attraverso il monitor del computer, a programmare la prossima rimpatriata natalizia con gli amici di sempre, a vivere amori a distanza con l’ansia di perderli. Inutile nascondersi dietro ad un dito davanti ai freddi numeri che fanno della Sicilia un’isola ancora incapace a realizzare i sogni e le speranze delle nuove generazioni. Già pronte, una volta terminate le scuole, a scappare col biglietto aereo in mano. Rigorosamente solo andata. Un esodo che sta svuotando la città, come riportato dall’ultimo censimento comunale, che ha registrato un calo di circa 5mila unità.

Chi resta viene considerato un eroe, talvolta un folle o, più semplicemente, qualcuno che non ha la possibilità di partire verso nuovi orizzonti. Rimanendo, così, intrappolato tra un voucher e un altro. Oppure trovandosi a 30 anni, laurea in mano, a lustrare le scarpe a qualche passante per riscoprire, come dice qualcuno, i lavori di una volta. Perché di nuovi non ce n’è. Per loro non resta che accontentarsi e lasciare i sogni dentro al cassetto.

È vero, da qualche anno, è presente a Palermo il germe del cambiamento che cresce lentamente. C’è un brulichio di associazionismo e reti giovanili che dal basso, a fatica, cercano di sovvertire i trend negativi di una città apparentemente irredimibile. Questo premio va a loro, alla loro voglia di reagire, di non arrendersi, di credere che ancora valga la pena lottare per affermare i propri diritti. Ma, per favore, non raccontateci che Palermo è una città per giovani. Sarebbe uno schiaffo troppo forte dato in faccia a chi di Palermo ha dimenticato perfino l’odore del mare. 

*Foto di Giuseppe Nicotra