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Ospitare i rifugiati a Brussels: "Il tuo posto è questo"

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Translation by:

Cristina Colella

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Il governo belga si sta adoperando per arrestare le persone prive dei giusti documenti, seguendo una tendenza diffusa in tutta Europa. Nonostante il clima ostile, le persone comuni offrono sicurezza a rifugiati e migranti ospitandoli nelle loro case.

Marie è una delle 39.000 persone in Belgio che, notte dopo notte, aprono le proprie case a rifugiati e migranti per dare loro un posto sicuro in cui dormire. Ogni giorno, entra in Facebook per trovare qualcuno che possa guidare fino al Parc Maximilien di Brussels, per andare a prendere uno dei migranti che aspettano lì, e portarlo a casa propria, 20km fuori città. Lì, offre loro un pasto caldo e un letto per tutto il tempo in cui lo vogliono o ne hanno bisogno. Alcuni fuggono dalla guerra in Siria o dalle persecuzioni in Eritrea, altri arrivano in Europa in cerca di lavoro. Alcuni di loro non li vede mai più, altri tornano regolarmente per stare con lei. Marie non si considera "politicamente impegnata". Ma mentre il governo belga, come i governi di altri paesi europei, introduce ulteriori misure restrittive per colpire duramente i migranti, lei dice che non può semplicemente stare a guardare. Attraverso la Plateforme Citoyenne de Soutien aux Réfuigiés (Piattaforma dei Cittadini per il Supporto ai Rifugiati), volontari come Marie manifestano una solidarietà che non è soltanto simbolica.

“Posso essere d'aiuto”

La Plateforme Citoyenne è nata nell'estate del 2015, come tante altre iniziative simili nello stesso anno, da un impegno spontaneo per offrire assistenza di base ai rifugiati che arrivavano in Europa. Commossi dalla vista dei migranti che dormivano nel parco di Brussels, alcuni cittadini hanno creato un gruppo Facebook per coordinare le donazioni di cibo, tende e sacchi a pelo. Ben presto, i volontari hanno aperto una scuola per i bambini nel parco e creato spazi sicuri per le donne. Queste attività ora si svolgono in un edificio di quattro piani a Jette, un sobborgo di Brussels. Si tratta di attività svolte a tempo pieno e su larga scala. L'edificio è un labirinto di corridoi e stanze simili ad uffici, quasi come se si trattasse di un'istituzione burocratica. Quando l'ho visitato io, le persone entravano e uscivano continuamente, e vi si tenevano lezioni di lingua, incontri sociali e visite scolastiche una dopo l’altra. Ma la Plateforme è ancora interamente gestita da volontari e le sue attività restano essenzialmente spontanee.

All'inizio, la Plateforme Citoyenne era come tante altre iniziative nate per aiutare i rifugiati che sono saltate fuori negli ultimi due anni e mezzo. Ma è cambiata nell'estate del 2017, quando la polizia belga ha effettuato una serie di blitz di alto profilo nel Parc Maximilien con l'obiettivo di arrestare le persone prive di documenti e deportarle. “Era tutto sbagliato,” dice Marie, “gli arresti mi hanno davvero scioccata.” Divenne chiaro che il governo non era solo inefficiente o privo di volontà politica di aiutare i migranti. Era esattamente l'opposto – stava operando attivamente contro di loro. Quando Marie ha deciso di iscriversi e di ospitare i rifugiati, nell'ottobre del 2017, c'erano circa 5.000 membri sul gruppo Facebook. Ora, ce ne sono 39.000 e ogni notte tra i 400 e i 500 migranti trovano un letto attraverso la Plateforme Citoyenne.

Ovviamente, non tutti i membri del gruppo Facebook sono volontari attivi. La stessa Marie era stata semplicemente presente sul gruppo prima di iniziare ad ospitare i migranti come tante altre persone sui social media; solo occasionalmente metteva Mi piace a qualcosa o leggeva un post e non era ancora passata dalla sua adesione virtuale all’azione. Quasi tutti i volontari lavorano a tempo pieno e molti hanno una famiglia. Marie, per esempio, è una madre single con due bambini piccoli che lavora come educatrice per un'associazione interculturale. Nonostante questo, alcuni autisti effettuano fino a sei viaggi ogni sera, e persone come Marie ospitano fino a quattro persone a notte, sette notti a settimana.

Molte persone si sono unite alla Plateforme Citoyenne quasi per caso, grazie ad amici o dopo aver ricevuto richieste di aiuto per poi capire che non potevano restare indietro senza prendere parte ad alcuna attività. Stella, un'altra mamma che lavora in un ufficio a Brussels e si è offerta come autista, ricorda la prima volta in cui è stata coinvolta, nel dicembre del 2017: “Un'amica mi ha chiamata e ha detto, ‘so che sei una pendolare, hai una macchina, devi aiutarci.’ Ho bisogno che tu vada a Brussels, al parco, a prendere qualcuno. Si chiama Haroun, indossa una maglietta rossa, e ti aspetterà alle due. Anche se indosserà qualcosa di diverso lo riconoscerai.” Stella ha guidato fino al parco e il giovane non indossava la maglietta rossa: “In qualche modo l'ho riconosciuto. Non so se sia stato il suo sorriso, o cosa. Comunque, sono arrivata, ho aperto la porta e ho detto, ‘Haroun, il tuo posto è questo.’ Era chiaramente esausto e non ho voluto fargli alcuna domanda. Ho spento la musica nella mia macchina e l'ho lasciato dormire.” Stella aveva scoperto la Plateforme Citoyenne grazie ai giornali, ma ne sapeva poco, quindi quando ha portato Haroun a casa della sua amica, le ha chiesto qualche informazione. La sua amica le ha spiegato tutto e Stella ha pensato: “Questa è una cosa che posso fare anche io, io posso essere d'aiuto.”

Non si può mollare

Non è stato possibile parlare con alcuno dei rifugiati e migranti attualmente ospitati dalla Plateforme Citoyenne, dato che molti di loro non hanno i documenti per rimanere in Belgio e non vogliono essere identificati. Ciononostante, alcuni migranti lavorano come volontari per la Plateforme Citoyenne. Lubnan ha 23 anni, viene dall'Iraq (ha scherzato sul suo nome che significa "Libano" in arabo, solo per confondere le persone) e cucinava per altri migranti nel parco insieme ai volontari belgi. Ha detto che ha provato per quattro volte a raggiungere il Belgio dalla Grecia e dalla Turchia nel 2015, prima di arrivare a piedi in Ungheria. Quando ha raggiunto la frontiera ungherese, un contrabbandiere gli ha detto di salire su un camion insieme ad altri migranti per nascondersi dalla polizia. È rimasto intrappolato in quel camion per due giorni, senz'acqua. “Ho avuto paura”, ha detto. “Riuscivamo a sentire la polizia all'esterno, ma era così buio lì dentro che non riuscivo nemmeno a vedere la mia mano.” Non ha voluto dire nient'altro sulla situazione in Iraq, preferendo parlare delle “brave persone, i miei amici”. Recentemente, gli è stato concesso il diritto d'asilo dal Belgio e dice che gli piace il paese per l'accoglienza ricevuta dai volontari.

Ahmed, anche lui iracheno, è arrivato in Belgio 7 anni fa e ora aiuta ad istruire le persone sulla realtà dei rifugiati, per esempio andando alla project house di Jette per raccontare le sue esperienze a un gruppo di scolari. Era visibilmente scosso quando ha parlato di ciò che ha visto nel suo paese: “La guerra non si può immaginare. Forse pensate di poterlo fare perché la vedete in TV, ma non potete immaginare come sia aprire gli occhi e vederla lì davanti a te.” Prima della guerra, Ahmed suonava per l'Orchestra Filarmonica Nazionale Irachena, e dice che aveva “una bellissima famiglia, una bellissima casa, tanti amici, tutto.” Ora ha perso tutto. Tuttavia, dopo aver ottenuto l'asilo, è tornato all'università, ha imparato il francese e l'inglese, e ha ricominciato a suonare il violino. “Non si può mollare,” ha detto. “Non puoi sempre pensare alla guerra. Devi continuare a vivere la tua vita.”

Infatti, i volontari della Plateforme Citoyenne non offrono solo aiuto materiale, ma cercano di aiutare le persone a fare questo – a continuare a vivere. Una delle due persone che Marie ha ospitato la prima notte, un giovane del Sudan, ora va da lei regolarmente, ogni weekend. “Ci troviamo molto bene,” dice lei. “I miei figli amano giocare con lui. E chiedono sempre, ‘Avremo un nuovo amico stasera?’” Spiega che ora ha una rete di amici tra i volontari e i rifugiati. Sorride: “A volte ci incontriamo semplicemente per divertirci. Ci raduniamo in casa di qualcuno, spostiamo i tavoli e le sedie, mettiamo un po' di musica e balliamo.”

Chiedo come i volontari riescano a conciliare la loro attività con la vita quotidiana. Marie e Stella lavorano entrambe a tempo pieno, come quasi tutti i coinvolti dalla Plateforme Citoyenne. “È stancante,” confessa Marie. La cosa più difficile, dice, non è ospitarli, ma coordinare e trovare qualcuno che porti i suoi ospiti in auto da Brussels alla sua casa o dalla sua casa a Brussels. “Tutti lavorano, sono tutti occupati,” dice, e la mattina, mentre è a lavoro o si prende cura dei figli, trovare un'autista richiede tempo e sforzo. Per lei, a rendere straordinaria la Plateforme Citoyenne è “l'estrema benevolenza” delle persone coinvolte. “Tutti, ci sono davvero tutti,” dice. “Le persone si sostengono a vicenda e hanno sempre voglia di dare una mano” in misura maggiore rispetto ad altri gruppi sui social media.

Vicinanza umana, un atto politico

Marie dice che le persone che non sono coinvolte la ammirano molto ma dicono che loro stesse non lo farebbero. “Dicono di avere paura.” Le chiedo se in quanto madre single, non avrebbe lei stessa un motivo per avere paura. Dopotutto, molti migranti sono uomini.  “No,” risponde, ed è chiaro che lei non ha questo tipo di pensieri. “Queste persone sono molto più vulnerabili di me. Hanno molto di più da perdere.” E, cosa più importante, i migranti che ospita spesso diventano suoi amici.

La Plateforme Citoyenne è un'organizzazione apolitica e, secondo Marie, è questa la ragione per cui così tante persone sono coinvolte. “È aperta a tutti,” dice. Ciò non toglie che i rischi a livello politico sono alti. Il governo belga sta attualmente cercando di far passare una legge che permetterebbe alla polizia di entrare nelle case delle persone per cercare i migranti privi di documenti, una legge vista come una mossa contro i volontari della Plateforme Citoyenne. A questo si aggiungono altre misure che, a detta di molti, minano il diritto a vivere senza paura nei luoghi pubblici. Nel febbraio 2018, la polizia ha arrestato alcuni migranti senza documenti in un centro culturale, e sono stati organizzati altri blitz sui mezzi pubblici.

Marie non è stata mai coinvolta nella politica prima d’ora, ma ammette che unirsi alla Plateforme Citoyenne e ospitare i rifugiati per lei è stato un “atto politico”. Vuole mandare un messaggio al governo che i migranti hanno bisogno di essere protetti, non criminalizzati. Vuole raggiungere anche i suoi concittadini. “Spero che riusciremo a raggiungere sempre più persone,” dice. “Attraverso la vicinanza umana.” Ancora una volta sottolinea che tutti i coinvolti nella Plateforme Citoyenne sono “così gentili,” e aggiunge, "questo riaccende la mia fiducia nell'umanità." 

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