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Mr Mondialisation: il blog che fa tremare i supermercati. E non soltanto

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Sofia Gamalero

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Il 12 maggio scorso, l'ipermercato francese Grand Frais ha promesso di non utilizzare più vaschette vuote confezionate nel celofan nei suoi reparti. Alla base di questa notizia, la pubblicazione di un post su Facebook per denunciare il sovra-imballaggio, condiviso più di 6mila volte attraverso la piattaforma social Mr Mondialisation. Abbiamo intervistato la persona dietro al blog-pagina social, ripercorrendo anche la storia di questa particolare campagna, concretizzatasi nell'hashtag #Balancetonproduit.

CB: Come si passa da un blog amatoriale gestito da una sola persona a un think tank e medium seguito da più di un milione di follower su Facebook? Com'è arrivata la svolta?

MM: L'avvenimento chiave è stata la pubblicazione sui social network del video "Vous êtes l'évolution" ("L'evoluzione siete voi", tdr.), che riprende il discorso finale di Charlie Chaplin in Il grande dittatore. Un discorso fortemente impegnato e pieno di umanismo. Questo video ha dato il là alla nostra attività - è diventato virale sui social network nel 2012. Eravamo ancora agli inizi, quindi per noi è stato un catalizzatore di attenzioni. Abbiamo guadagnato più di 30mila follower in pochi giorni, all'epoca si trattava di qualcosa di enorme. Quell'evento - per me che in quel periodo gestivo tutto in autonomia -, mi ha posto davanti alla scelta di investire il mio tempo in un'idea, in dei valori, o meno. Ed è proprio quello che ho fatto. Dopo, la community non ha fatto altro che crescere.

Che cosa è stato a rendere proprio questo video una svolta?

Penso che questo video abbia sposato molte cause. È un discorso universalista molto toccante. Per me è un po' come la nostra carta d'identità, perché si vanno a toccare temi sociali affini all'ecologia, ai diritti umani o delle minoranze. In quel periodo, nel 2012, c'è stata una presa di coscienza. Si è arrivati a un momento in cui c'era una convergenza di lotte che ha permesso di costituire un fronte comune, alla luce di un ideale condiviso da tante persone. Si potrebbe parlare di eco-socialismo. Le persone hanno capito che una svolta ecologica non può avvenire senza una svolta umana e umanista. Il crollo ecologico genererà quello delle strutture e della pace sociale. Quindi, si tratta di due temi che dovrebbero andare di pari passo.

Mr Mondialisation è rimasto nell'anonimato sin dal suo debutto nel 2004. Qual è il motivo di questa scelta?

La questione dell’anonimato su Internet è particolarmente complessa. Nel nostro caso, ha molteplici motivazioni. Innanzitutto, è un modo per tutelare la vita privata. Noi rivendichiamo il nostro diritto alla privacy su Internet. In secondo luogo, si tratta di lottare contro il culto della personalità. Al momento del lancio del progetto ci trovavamo in un momento importante a livello geopolitico, con grandi figure che avevano messo piede sul palcoscenico internazionale. Molto spesso, si simpatizza per una persona per ciò che è; e non per le sue idee. L’anonimato garantisce alla nostra squadra e a Mr Mondialisation, in quanto fondatore, che le persone ci appoggino per le nostre idee e non per chi siamo. Le nostre facce, la nostra abilità di sedurre le folle non interessano a nessuno.

Il 29 aprile avete postato sulla vostra pagina Facebook una foto di alcune fette di melone vendute al Carrefour dentro delle vaschette di plastica celofanate. Questo fa parte di una serie di denunce simili chiamate #Balancetonproduit ("Denuncia il tuo prodotto", tdr.). Da dove viene questo hashtag?

In realtà, non si tratta di un progetto su cui abbiamo riflettuto attentamente. #Balancetonproduit è il frutto di molte discussioni private che ho avuto con i lettori. Molti follower hanno cominciato a mostrarci cose che li facevano imbestialire. Riceviamo regolarmente foto di pratiche inammissibili e c’è un grande senso di impotenza da parte dei consumatori. Non sanno come comportarsi di fronte a tanta plastica, spreco e indifferenza nei supermercati. Il nostro ruolo era quello di dare loro una voce. Quindi attraverso uno scambio con un lettore che pensava che fosse bene far "uscire" tutto questo su Internet, di reagire, è nato rapidamente un gioco di parole. Dalle prime condivisioni abbiamo avuto dei risultati piuttosto notevoli, il che dimostra la presenza di un interesse generale legato alla questione.

In che senso notevoli? In termini di reazioni dei media, o delle catene alimentari?

Abbiamo lavorato per anni su queste domande. C’era un’indifferenza generale, nessuno si avvicinava ai nostri post, a dispetto della loro portata. Ma poco a poco le condivisioni si sono fatte più numerose. A un certo punto siamo passati dall’indifferenza alla sensazione del "è ora di fare qualcosa". Le catene hanno capito che i cittadini hanno un potere che esercitano attraverso piattaforme come la nostra.

Vaschette di meloni celofanate

Più di 19mila persone hanno condiviso la foto dei meloni nelle vaschette. Alcuni giorni dopo, lo stesso scenario con delle vaschette vuote, questa volta nei reparti del supermercato Grand Frais. Ancora una volta, migliaia di condivisioni. In entrambi i casi, le catene hanno reagito. Cos’è successo? Vi hanno contattato direttamente?

Ad oggi non abbiamo mai ricevuto una risposta diretta e personalizzata da parte di un ipermercato. Rispondono attraverso i loro social, parlano con i loro consumatori. È intrigante perché potrebbero farci delle domande, informarci, ma generalmente sono i nostri lettori che ci informano delle loro risposte.

«Persino i dipendenti ci hanno contattato, commentando i nostri post con delle testimonianze che rivelano che è tutto falso. Che le pratiche denunciate sono sistematiche, sono degli ordini dall'alto»

In entrambi i casi, le catene si sono giustificate parlando «di inopportune iniziative personali» nei loro magazzini. Si sono impegnate a non ripetere più questo genere di pratiche. Nei vostri post mettete in discussione la loro parola. A chi vi affidate?

La maggior parte delle risposte degli ipermercati hanno il vizio di utilizzare come capro espiatorio i dipendenti: una pratica sistematica. Penso che sia una tecnica di comunicazione. La catena si lava le mani e trova una soluzione facile. Poi danno la parola che non capiterà più. Per le catene, dare la colpa a un singolo dipendente è tanto di guadagnato. Ciò che però ci fa dubitare, è che sono i dipendenti stessi delle catene a contattarci, commentando i nostri post con delle testimonianze che ci spiegano che è tutto falso. Che le pratiche denunciate sono sistematiche, sono degli ordini che arrivano dall'alto. Abbiamo testimonianze dirette e siamo convinti che questo rifletta la realtà sul campo, quindi è necessario mettere in discussione la posizione delle grandi catene.

Inopportune iniziative personali

Con che frequenza ricevete questo genere di foto? Dovete fare una selezione?

In tutta onestà, condividiamo appena il 10 per cento di quello che riceviamo. Ogni giorno riceviamo centinaia di foto di aberrazioni di plastica negli ipermercati. Sono delle quantità astronomiche. Da parte nostra, c’è un lavoro di filtro e anche di verifica, per assicurarci che non ci siano errori. E nei casi più scandalosi, in cui non ci sono alternative o spiegazioni possibili, è nostro dovere pubblicarle sulla nostra pagina.

«Molti non credono che le azioni individuali siano sufficienti per innescare un cambiamento su larga scala»

Per Mr Mondialisation la questione finisce qui o avete intenzione di monitorare il fenomeno per assicurarvi che l’impegno delle catene venga mantenuto?

Noi ci concepiamo come degli informatori. Osserviamo per esporre dei fatti e ci aspettiamo dei risultati. Il monitoraggio dipende direttamente dalla nostra community. Migliaia di persone hanno assistito a tutto questo e ritorneranno in quei luoghi per verificare. Dal canto nostro, internamente, non abbiamo nessuno da inviare per fare questi controlli. Per cui, se gli impegni non sono mantenuti abbiamo la responsabilità di comunicarlo e fare il punto della situazione.

Proprio ieri avete postato una foto di frutta e legumi bio confezionati singolarmente nella plastica. Con questo post vi aspettate di raggiungere e sensibilizzare i consumatori o direttamente i venditori, come nei casi di Carrefour e Grand Frais?

Noi abbiamo tre destinatari specifici. Prima di tutto, i consumatori che invitiamo a consumare localmente e responsabilmente. Ma molti non credono che le azioni individuali siano sufficienti a innescare cambiamenti su larga scala. È essenziale, ma non è sufficiente. Occorre prendere decisioni all’interno delle istituzioni e negli ipermercati. Quindi proviamo a sollecitare i negozi a impegnarsi ufficialmente e ad agire. Allo stesso tempo, speriamo che le istituzioni prendano delle decisioni coraggiose e lavorino su questi temi. Infine, l’ultimo obiettivo sono i produttori di frutta e legumi che decidono di confezionare i loro prodotti nella plastica, per un motivo o per l’altro. Noi proviamo a smuoverli non solo spiegando che è dannoso, ma proponendo allo stesso tempo delle soluzioni, delle azioni concrete.

Possiamo facilmente immaginare che tra gli 1.4 milioni di persone che seguono Mr Mondialisation, la maggioranza sia già sensibile a questi temi e abbia già un comportamento ecologico. Come si fa a toccare e sensibilizzare tutti gli altri? Mr Mondialisation ha quest’ambizione ?

Non penso che esistano delle comunità a compartimenti stagni. Si ha la tendenza a credere che ci siano degli ambientalisti, da una parte, e dei cittadini poco impegnati, dall’altra. Credo che sia molto complicato di così. Ci sono persone che sono ambientaliste nell’anima, ma che non possono assolutamente fare ciò che vorrebbero, che vivono in condizioni in cui non possono davvero scegliere, ecc. Non credo che la totalità degli 1.4 milioni di persone che ci seguono abbia un comportamento del tutto impegnato. La nostra ambizione è soprattutto piantare i semi nella nostra community accogliendo a braccia aperte il maggior numero di persone. Del resto, ogni settimana in media si uniscono a noi 3mila nuovi follower. E ancora una volta, tutti questi sforzi non acquisiranno significato se non quando saranno accompagnati da un cambiamento strutturale, in cui saranno sostenuti dalle leggi.

Quali sono gli altri campi d’azione in cui opera Mr Mondialisation per alimentare questa transizione?

Il nostro media ha vocazione a operare nel lungo termine. Le nostre azioni sono molteplici. Collaboriamo con più di 300 partner, associazioni, media, ONG che lavorano sul campo e fanno fatica a far sentire la propria voce nel mondo dei mass media. Quindi uno dei nostri obiettivi è proprio quello di fare da intermediari. Ognuna di queste persone così impegnate ha un proprio progetto politico, una propria speranza di cambiamento e noi siamo qui per catalizzare questi sforzi e aggiungere valore, perché si possa giungere a un cambio dell’immaginario collettivo. È un lavoro difficile e un obiettivo davvero a lungo termine.

Lavoriamo alla redazione dei nostri articoli abituali sull’attualità dell’impegno sociale, l’ecologia, i diritti umani, ecc. Creiamo contenuti visivi originali come Le Coup de Gueule, un formato che sta riscuotendo un certo successo. Condividiamo cinque post al giorno e raggiungiamo dieci milioni di persone ogni settimana. #Balancetonproduit è la ciliegina sulla torta. Crediamo che questi milioni di piccoli semi piantati creino un contesto in cui l’ambientalismo, il pensiero sociale diventino, poco a poco, inevitabili. O almeno, vogliamo sperare che sia così.

Un primo bilancio post-lockdown, pubblicato il 10 giugno da Airparif, (l’organismo incaricato di monitorare la qualità dell’aria nella regione francese dell'Île-de-France), mostra un ritorno progressivo ai livelli di inquinamento presenti prima della crisi COVID-19. Malgrado un utilizzo (almento apparente) generalizzato delle biciclette, l’incoraggiamento a in modalità smart working e la riflessione sulla transizione, stiamo già ritornando progressivamente ai livelli “normali” di inquinamento. Come reagisce Mr Mondialisation?

È una notizia che inquieta, ma che non sorprende. A proposito, qualche giorno fa abbiamo scritto un editoriale intitolato "No, la natura non si è ripresa i suoi spazi". Durante il confinamento sono state molte le persone che hanno detto: "È magnifico che la natura si riprenda i suoi spazi". Per esempio, alcuni animali si sono avvicinati alle città - certamente, fenomeni interessanti -, ma la natura non si è ripresa i suoi spazi, perché non glieli abbiamo mai concessi. Il mondo del “dopo”, senza un cambio strutturale, non è altro che il mondo di prima. Se non cambiamo le leggi e le politiche, se non cambiamo le regole, se non limitiamo certi comparti dell’economia, se non ridimensioniamo certe attività d’estrazione e di sfruttamento, se non mettiamo in pratica delle alternative al trasporto inquinante, non possiamo che ritornare alla situazione di prima, o, forse, a una ancora peggiore.


Foto in copertina: logo Mr Mondialisation e illustrazione Cafébabel

Story by

Léa Marchal

Babélienne depuis 2018, je suis éditrice pour le magazine Cafébabel. Je suis également la rédactrice-en-chef du projet Generation Yerevan, co-créatrice du podcast Soupe à l'Union, et journaliste free lance dans les affaires européennes

Translated from Mr Mondialisation fait trembler les grandes enseignes