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La sfida della politica transnazionale. Intervista a David Adler (DIEM25)

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ImpactElezioni europee 2019Editors Picklatest

David Adler è un economista americano originario di Los Angeles e il coordinatore delle proposte politiche del movimento transnazionale e paneuropeo DIEM25 (Democracy in Europe Movement 2025), fondato da Yanis Varoufakis, ex-ministro delle Finanze in Grecia, nel 2015.

David, cosa spiega il successo o il fallimento di un movimento politico transnazionale?

Ci sono diversi elementi che giocano un ruolo significativo. Alcuni di quest'ultimi sono tecnici. Per esempio, esistono barriere linguistiche nell'organizzazione di un movimento transnazionale. Si tratta di una question che è stata sottovalutata fino a oggi. Questo fattore interagisce in modo peculiare con le dinamiche di classe.

Un movimento che si basa soltanto su interazioni in lingua inglese, può mobilitare soltanto un determinato strato di attivisti

Un movimento che si basa esclusivamente su interazioni in lingua inglese, può mobilitare soltanto un determinato strato di attivisti ed esclude una maggioranza di persone che, potenzialmente, potrebbero prendervi parte. Poi esiste un altro elemento chiave: la costruzione di un programma politico condiviso.

Cosa intendi?

Non è scontato creare una visione che riesca a rispondere in maniera efficace ai bisogni di persone che vivono in diversi Paesi. La percezione della politica europea somiglia spesso a un gioco a somma zero dove si contrappongono gli interessi degli stati (basti pensare alle narrative dei media che contrappongono tedeschi e greci, o stati del nord e del sud, ecc.). Parte della sfida nello sviluppare un movimento paneuropeo consiste nell'oltrepassare queste divisioni. Più nel dettaglio: sviluppare strumenti di policy che possano aiutarci a risolvere insieme le questioni sociali.

Puoi farci un esempio concreto?

Il Green New Deal sviluppato da DIEM25, rappresenta una proposta di intervento programmatico sviluppata da un movimento transnazionale.

Sulla base dell'esperieza di DIEM25, direi che esiste un consenso unanime sul fatto che i problemi sociali abbiano una dimensione europea

Semplificando molto, nel testo del Green New Deal scriviamo che un pensionato tedesco può guadagnare da maggior investimenti verdi nei Paesi e nelle comunità del Sud che sono stati colpiti dalle politiche di austerity. È possibile garantire un ritorno su quegli investimenti che, da un lato, va in tasca ai pensionati di Francia e Germania e, dall'altro, crea posti di lavoro di qualità per i lavoratori in Grecia, per esempio.

Nonostante ciò, i movimento nazionali come, per esempio, i Gilet Gialli, sono più forti nel mobilitare i cittadini di un Paese. Non credi?

Sì. Ed esiste un terzo fattore che spiega perché ciò avviene: l'infrastruttura istituzionale. Questa ultima può favorire o ostacolare la costruzione di movimenti transnazionali. Sulla base dell'esperieza di DIEM25, direi che esiste un consenso unanime sul fatto che i problemi sociali abbiano una dimensione europea (regolamentazione del settore finanziario, politiche ambientali, ecc.). Ma poi, quando si chiede concretamente a un partito nazionale di aderire a un movimento che vada oltre i confini dello stato di riferimento, la risposta è che "gli elettori rimangono comunque francesi o tedeschi".

Quindi fine dei giochi?

Il punto è: qual è l'incentivo per un partito nazionale di curarsi degli interessi di elettori fuori dal suo territorio? Quello che ancora conta ancora oggi, al di là della diagnosi dei problemi, è "rispondere ai bisogni della nazione".

Per quanto riguarda DIEM25 in sé, credo che il risultato vada inscritto in un più ampio quadro di delusione nei confronti della sinistra

Il movimento dei Gilet Gialli è un esempio perfetto. Perché ha avuto tanto successo? Per la strutturazione del sistema elettorale francese: Macron era semplicemente terrorizzato dal fatto che il movimento potesse distruggere l'immagine di un Presidente appacificatore.

DIEM25 non è riuscito a ottenere seggi al Parlamento europeo in occasione delle scorse elezioni continentali. Quale lezione avete tratto dall'esperienza?

Ci sono lezioni che riugardano il contesto nel quale abbiamo operato e altre che sono attinenti al nostro modo di operare. A prescindere dalla qualità delle idee, un programma politico interseca sempre le strutture nazionali e, di conseguenza, viene favorito o limitato. Abbiamo imparato a essere reattivi rispetto a questi vincoli. Per quanto riguarda DIEM25 in sé, stiamo ancora elaborando l'esperienza. Ad ogni modo, credo che sia importante iscrivere il risultato in un quadro più ampio di delusione nei confronti della sinistra. Le elezioni europee di maggio 2019, hanno visto la devastazione della sinistra: da Podemos in Spagna, fino a Die Linke in Germania, passando per Mélènchon in Francia.

A cosa si deve questo scenario?

I partiti che hanno articolato un messaggio diverso da un generico messaggio pro-Europa, sono stati colpiti duramente. Più in generale, dobbiamo capire perché è così difficile creare una transizione tra movimento sociale e momento del voto. Si tratta di un sfida che riguarda anche altre esperienze, come Extintion Rebellion, gli stessi Gilet Gialli e, quindi, non soltanto realtà che si definiscono "di sinistra".

Translated from Transnational politics is damn hard: David Adler on DIEM25's experience