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Julien Bayou guida la carica dei trentenni: «Basta rassegnazione!»

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Story by

Katha Kloss

Translation by:

Nicola Accardo

societàPolitica

Ha appena compiuto trent'anni ed è già diventato il portavoce ufficiale di una generazione in difficoltà: quella dei precari che non riescono a pagare l'affitto e devono accontentarsi di stages e contratti bidone.

Attivista nei collettivi Génération précaire (sul lavoro) e Jeudi Noir (sugli alloggi), Julien Bayou è anche un uomo politico, eletto nelle fila di Europe Ecologie, il partito fondato da Daniel Cohn-Bendit. Dal suo magnifico squat, un palazzo occupato da Jeudi Noir con vista sull'Eliseo in Avenue Matignon, spiega a Cafebabel.com le sfide da combattere in Francia e in Europa nel nome dei giovani.

cafebabel.com : Quanto è politicizzata la nostra generazione, quella dei giovani tra 20 e i 35 anni?

Julien Bayou : Certamente meno di quella dei giovani degli anni 70. A quell'epoca c'era soprattutto una una parte iper-politicizzata, l'unica in grado di andare avanti degli studi e che si impegnava nel nome del Vietnam, di Mao e del movimento femminista. Oggi c'è più o meno la stessa proporzione, ma la parte dei rassegnati è molto più grande. Sono quelli che pensano che gli che i politici occupano poltrone per arricchirsi e non si interessano alle preoccupazioni della gente. In molti casi hanno ragione, e penso al ministro degli Interni francese, condannato per due volte dalla giustizia durante l'esercizio delle sue funzioni, ma inchiodato al suo posto.

«Molto gentile, ma è ridicolo», reagisce l'interessato. L'attivista preferisce parlare di ricambio generazionale piuttosto che cedere alla tentazione di impersonificare la lotta politica.cafebabel.com : Dove nasce il divorzio tra i giovani le istituzioni?

Semplice, sono le vecchie istituzioni a non capire una cosa molto semplice: i giovani hanno un modo nuovo di riflettere e di esprimersi. Quando si dice che nei sindacati non ci sono più giovani, è perché hanno vecchi modi di funzionamento, e la stessa cosa vale per i partiti politici. Il giovane di oggi passata la giornata su Facebook, i suoi 3.000 messaggi al giorno prendono il posto dei vecchi volantini e manifesti, passa un sacco di tempo coi suoi amici nello spazio virtuale mantenendo però con loro un legame sociale molto forte. Se gli proponi di attraversare la città in metropolitana per partecipare a una riunione alle 10 sera, rifiuterà sempre. I sindacati devono trasformarsi per coinvolgere e mobilitare le persone, parlare di temi che toccano le nuove generazioni e raggiungerle con altri metodi: su internet, alle feste, nei bar e nei luoghi di convivialità, ma non sul posto di lavoro. Io ci credo davvero. Quando si dice «Abbiamo un problema, ma non la soluzione», è perché si è parte del problema stesso».

cafebabel.com : Sei co-fondatore di Génération Précaire, simbolo di una generazione che porta diversi fardelli: precarietà del lavoro e di alloggi, ambiente, crisi economica.Come possiamo cavarcela?

Julien Bayou : E' vero che tutto finisce sulle nostre spalle. Cominciamo col provare che una soluzione esiste. I politici ci incitano a rassegnarci con decisioni inefficaci e anti-economiche, e ci portano a dire che no, non è possibile una soluzione equa, come è successo in Francia con la riforma delle pensioni. Lavorare più a lungo non risolve il problema! Facendo così, somministrano il veleno della fatalità, ci costringono ad arrenderci. 

cafebabel.com : Perché la nostra generazione non si ribella con decisione agli stage, ai bassi stipendi e ai finti contratti?

Julien Bayou : Ci sono state delle ribellioni. Basta pensare che quando la Grecia è insorta due anni fa, ci sono state subito ripercussioni anche in Francia. E qualcosa è cambiato: se prima era il Ministero dello sport a occuparsi della gioventù in Francia, quando Sarkozy ha capito che l'insurrezione era in fermento anche qui, ha nominato un Alto commissario per le politiche giovanili, Martin Hirsch. Affrontare gli studi e i tirocini senza ottenere nessuno sbocco nel mercato del lavoro, il problema degli alloggi, le discriminazioni, in particolare verso le donne giovani...Sono tutti mali della società francese. Quando i disoccupati e i precari si mobilitano, è già un successo sul piano sociale.

Lo squat è a due passi dall'Eliseo e dall'Ambasciata israeliana, sorvegliato tutti i giorni dalla polizia

cafebabel.com : La precarietà non è solo un problema francese. In Spagna e in Italia si parla di “generazione mille euro”. Avete mai provato a dare una dimensione europea alla vostra lotta?

Julien Bayou : E' ancora più complicato creare una rete europea. C'è un problema di priorità nazionali e di mezzi economici. I forum sociali europei permettono un dialogo, ma purtroppo è difficile coordinarlo. E l'essere poco rappresentati nel Parlamento Europeo complica ancora di più le cose. Abbiamo creato però una rete europea che si chiama Generation P, dove la lettera P sta perì “praktikum” (stage) in tedesco, “precario” in italiano e “precaire” in francese. Ma a livello europeo, tutto quel che passa da Bruxelles procede molto lentamente. E la questione sociale non è quasi mai una priorità...

cafebabel.com : A solo 30 anni sei riuscito a ottenere tanti successi. Quali sono i più importanti?

Julien Bayou : Il nostro più grande successo è stato evidenziare i problemi di alloggio e di lavoro per i giovani. In Inghilterra si dice «scoprire l'elefante che c'è in cucina». Un po' come l'ineguaglianza nei salari tra uomini e donne, che è del 23% ma nessuno ne parla. Lo Squat di Avenue Matignon è un'altra bella conquista, è meraviglioso prendersi cura di uno stabile come questo, con vista sul giardino dell'Eliseo. Siamo diventati esperti in tema di stage e lavoro, le nostre idee sono riprese dai partiti per cercare delle soluzioni. E il successo è stato anche riuscire a mantenere le promesse.

Il collettivo "dei senza dimora" Jeudi Noir ha occupato un immobile abbandonato dalla società di assicurazioni Axa

 Foto : Tutte le foto sono state realizzate da ©Sladjana Perkovic lunedì 24 gennaio.

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Translated from Julien Bayou, résistant contre le « poison démocratique de la fatalité »