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Giornalisti o attivisti? Il ruolo dei media nel dibattito sul cambiamento climatico

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Secondo i dati dell'ultimo rapporto IPCC, il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico in seno alle Nazioni Unite, non restano che 11 anni di tempo per sventare la catastrofe ambientale. Che ruolo dovrebbe giocare il giornalismo nel dibattito sul cambiamento climatico? Dovrebbe limitarsi a riportare i fatti, o avvicinarsi di più al ruolo degli attivisti? Per capirlo, siamo andati in Portogallo.

Dati dello European Social Survey alla mano, i portoghesi sono al primo posto nella classifica europea delle popolazioni più preoccupate per il cambiamento climatico e favorevoli alla transizione verso le fonti energetiche alternative. Ciononostante, i lusitani non risultano essere tra i più informati a riguardo. Eppure, attraverso una serie di messaggi concisi e tangibili diffusi sui maggiori canali di comunicazione, gli esperti del settore, stanno cercando di portare la collettività a conoscenza delle reali conseguenze del cambiamento climatico e di come il degrado ambientale, la malagestione e l'ignoranza possano essere combattuti a livello locale e globale.

Secondo il fisico Filipe Duarte Santos, presidente del Consiglio nazionale per l'ambiente e lo sviluppo sostenibile (CNADS), la posizione geografica del Portogallo rende il Paese particolarmente vulnerabile al riscaldamento climatico. Il fatto che il Portogallo sia particolarmente esposto ai picchi di calore, spiega Santos, è da imputarsi al clima caldo e secco tipico dell'Europa meridionale; un clima che, tra l’altro, è il principale responsabile della maggior frequenza di eventi come siccità e incendi boschivi. Allo stesso tempo, per via della contingenza con l'oceano, il Portogallo è anche esposto alle conseguenze generate dall'innalzamento del livello dei mari. Nell'ambito della comunicazione relativa al cambiamento climatico, il Prof. Santos mette in luce come frasi quali "la temperatura media è aumentata di un grado centigrado", rappresentino dei concetti molto astratti e di difficile comprensione per il pubblico generalista, soprattutto alla luce del fatto che le statistiche si riferiscono alla superficie globale del pianeta. Il Prof. Francisco Pereira, presidente della ONG Zero, spiega come comunicare le conseguenze del cambiamento climatico in modo efficace: «I miei studenti sono molto più colpiti quando racconto che, a causa dell'inquinamento derivante dal traffico, l'aspettativa di vita degli abitanti di Avenida da Liberdade si è ridotta di sei mesi, oppure, che un certo numero di minori colpiti da asma, muore a causa dell'inquinamento atmosferico».

I giornalisti rappresentano un ponte tra ricerca scientifica e opinioni

Secondo la sociologa e giornalista Luísa Schmidt, il compito dei giornalisti è quello di divulgare i risultati dell’attività scientifica: «Rendere accessibile la ricerca al pubblico è una funzione vitale del giornalismo: la collettività può fare pressione sui governi affinché venga tematizzata la questione ambientale soltanto a condizione che essa stessa comprenda la posta in gioco». Secondo Schmidt, «parlare del livello di inquinamento dei fiumi e, quindi, della qualità dell'acqua è un buon esempio», aggiunge. «Insieme al quotidiano Expresso, abbiamo condotto un'analisi della qualità dell'acqua a livello nazionale, finalizzata alla realizzazione di un report giornalistico. Abbiamo letteralmente “smosso le acque”. Il report ha destato l'attenzione del Governo e i reponsabili per i controlli di qualità hanno provveduto a eseguire nuove operazioni. Dal 2005, ogni casa in Portogallo, dispone di una fornitura d'acqua di alta qualità».

I giornalisti non sono attivisti

Eppure, Carla Castelo, giornalista per la società radiotelevisiva SIC, è dell'avviso che i giornalisti dovrebbero astenersi dall’assumere il ruolo di attivisti e che non spetti a loro sensibilizzare o educare la collettività alla tutela ambientale. «Il compito dei giornalisti è piuttosto quello di far convergere l'attenzione sul tema in maniera tale da metterne in luce l'importanza». Alla fine, «se le persone sono informate sulle questioni di pubblico interesse, sono anche in grado di prendere le decisioni migliori», argomenta.

D’altro canto, Luís Ribeiro, della rivista Visão, concepisce il compito di un giornalista ambientale in maniera non molto differente da quello di qualsiasi altro collega del settore: quel che conta è riportare la verità attraverso i fatti. Luìs fa notare che anche i giornalisti devono prestare attenzione a non seguire in maniera acritica le argomentazioni degli ambientalisti, i quali operano delle scelte comunicative in base a un programma prestabilito: «Gli attivisti non sono portatori della verità assoluta. Di solito, difendono gli interessi della collettività, ma non è sempre così. In quanto giornalisti, il nostro compito è differente. Non siamo noi a decidere cosa debba essere detto, o meno. Tutto quello che possiamo fare è limitarci a riportare i fatti».

La tutela ambientale è una questione trasversale

In Portogallo, in seguito alla crisi economica del 2010, le questioni sociali ed economiche hanno assunto un'importanza prioritaria rispetto a quelle legate all’ambiente, spiega la prof.ssa Schmidt. E l'idea che la sostenibilità ambientale sia in contrasto con la crescita economica e l'occupazione è ancora ben radicata. «È costume generale ritenere che la sostenibilità ambientale sia, da un lato, qualcosa che va contro l'occupazione e le aziende e, dall'altro, una questione che interessa solo gli attivisti», conferma Castelo. «Ma la preservazione dell’ambiente e l'utilizzo delle risorse energetiche sono legate a doppio filo alla congiuntura economica e politica!».

Castelo racconta quanto sia stato difficile convincere la propia redazione a realizzare un reportage sulle conseguenze della costruzione di una diga su uno degli ultimi fiumi selvaggi d'Europa. C'è voluto più di un anno per avere la meglio: «Adesso è evidente che la costruzione della diga era stata una decisione presa in base a interessi privati. Al tempo, però, sembrava che le decisioni del Governo fossero davvero le migliori. E così la redazione, invece di stare a sentire un gruppo di ambientalisti, ha preferito dare voce a coloro che si riteneva portassero il Paese nella direzione giusta per promuovere lo sviluppo economico e creare posti di lavoro».

Gli scioperi nell'occhio dei media

L'attivista diciassettenne Beatriz Barroso ha giocato un ruolo attivo nel portare il movimento organizzato da Greta Thunberg in Portogallo. Barroso si è detta soddisfatta dalla copertura mediatica della quale ha goduto lo sciopero scolastico del 15 marzo scorso, specialmente da parte del quotidiano Público e del canale televisivo TVI. Allo stesso tempo, però, ha detto di avere ancora l'impressione che tutto ciò non sia sufficiente e che, chi legge i giornali, preferisca ancora sentir parlare di calcio, invece che di difesa dell’ambiente.

Inoltre, il fatto che gli scioperi trovino spazio nei media non costituisce la prova della “scientificità del giornalismo” che si occupa della questione ambientale. Sofia Oliveira, 20, attivista, ha preso parte agli scioperi studenteschi e partecipa al movimento Extinction Rebellion: «La copertura mediatica che riceviamo è costituita da servizi della durata di due minuti al massimo. E ci viene sempre chiesto per quale motivo stiamo protestando e quali misure il Governo dovrebbe prendere. Ma a ciò non segue alcun tipo di informazione fattuale o scientifica che possa avvalorare le nostre tesi», afferma. «Non siamo per nulla soddisfatti dalla copertura mediatica. È per questo motivo che, recentemente, Extinction Rebellion ha fatto irruzione negli uffici di un canale tv interrompendo una trasmissione in diretta per far sentire la propria voce».

La copertura della questione ambientale nei media portoghesi oggi

In effetti, in Portogallo non ci sono giornalisti che si dedicano esclusivamente alla questione ambientale. Per dire, Castelo è l'unica giornalista di SIC a seguire la questione: «Sono molto pochi i giornalisti che coprono il tema», afferma. Lo stesso canale televisivo pubblico RTP non ha giornalisti dedicati. E anche nella redazione del principale canale privato, TVI, la situazione non cambia di molto. «Approfondire problemi come la difesa dell’ambiente, il trattamento delle acque residue, la diminuzione di biodiversità o il cambiamento climatico richiede molte ore di studio, anche soltanto per capire veramente di che cosa si sta parlando. E la carenza di giornalisti specializzati si riflette sulla qualità dei servizi televisivi e degli articoli di giornale», chiosa Castelo. Inoltre, la presenza esigua di giornalisti specializzati nelle redazioni, comporta che, queste ultime, non portino avanti determinati dossier. Secondo Ribeiro: «I media hanno un budget sempre più limitato e questo comporta che venga data precedenza ad altri temi. La questione ambientale non raggiunge lo stesso livello di popolarità della cronaca nera. Per vendere bisogna convincere»..

Crediti fotografici: Matilde Coelho de Silva

Translated from Communicating Climate Change: The Environment in the Portuguese Media