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Fare skate su uno sgabello per le strade di Berlino

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Ognuno la pensi come vuole. Ma nessuno mi toglierà dalla testa la mia opinione sugli animisti: come i raeliani, gli asessuali o i testimoni di Geova, le persone che credono in un’anima, una forza vitale che pervade le cose, sono spesso vittime delle più feroci battute. Michael Landschutz non è un animista. Ma nel 2006 ha deciso di inventare uno sport, l’"hocker”.

Detto in breve: lo skate con uno sgabello. Intervista con foto.

Ci sono trentacinque gradi percepiti all'estremità di Forckenbeckplatz. In una strada adiacente, un ONI di plastica è sospeso con un sottile filo di lana proprio sopra la vetrina di Salzig-Sporthocker. Michael è tutto un sorriso quando ci riceve fra un mucchio di scatoloni e una barriera di ONI multicolori. "Oni", acronimo per "oggetti non identificati", sono in realtà i famosi sgabelli. Due piatti circolari assemblati con un perno di plastica hanno l’aspetto di un sedile quando l’oggetto è posto verticalmente. Quando invece è in posizione orizzontale, hanno la forma e l’instabilità di una ruota. L’oggetto è essenzialmente polifunzionale ma soprattutto permette di praticare uno sport – l’"hocker” (sgabello, in tedesco)- che consiste nel servirsi del suddetto sgabello come skateboard, tranne il fatto che il giocatore può utilizzare tutto il corpo e termina le figure seduto. Detto altrimenti e secondo Michael, “l’hocker è un perfetto mix tra skate, jonglage, danza, break. Ma è anche altro”.

“Ahah, è un bidone incredibile”

Il famoso muro di sgabelli nella boutique di SALZIG a Berlino.I video postati su YouTube, osservati attentamente, non destano sensazioni estreme: un tizio gioca con uno sgabello trasgressivo di plastica e plana sul sedere dopo trenta secondi di jongles e chachacha. Ognuno la può pensare come vuole. Ciò non toglie che alcuni commenti non sono teneri con questo sport. “Non sapevo che si potesse essere così stupidi”. “Ahah, è un bidone incredibile”. “Non ho mai visto una cosa così idiota. E ne ho viste… di cose idiote”. Sotto il peso di una domanda sgradevole, Michael fa scoppiare una lattina di RedBull, mantiene l'equilibrio senza problemi e risponde: "è chiaro che all’inizio abbiamo avuto delle risposte negative. risposte che provenivano da persone dallo spirito limitato che non capivano cosa stessimo facendo".

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Quindi, si tratta di capire. Di capire che nel 2006 Michael Landschutz e suo fratello Stephan, che faceva allora un master di design industriale a Kehl (nella Germania del nord), decidono di sviluppare il loro progetto di studio su uno sgabello capace di resistere a qualsiasi urto. “Abbiamo pensato che era un po’ folle ma cool. Facevamo sport fin da bambini. Un sacco di sport differenti”. Michael e Stephan hanno avuto il loro primo skate a dieci anni. E i due fratelli hanno fatto anche snowboard, surf, pallavolo, calcio… Tutti queste attività sono stati fonte d’ispirazione per l’aspetto tecnico dell’hocker. "Era l’aspetto tecnico che ci piaceva negli sport che abbiamo fatto. Abbiamo inventato una ventina di figure in una settimana. Comunque, non partivamo da zero. Questo sport poteva solo crescere perché nessuno prima lo aveva sperimentato”.

La confraternita dello sgabello

Tournée européenne de 2011.Secondo Michael, in Germania l’hocker si sta sviluppando lentamente ma in maniera convincente. Nel primo programmatelevisivo a loro dedicato, i due fratelli pensavano che la novità avrebbe avuto un successo esplosivo. Invece no. "C’è voluto tempo perché era una cosa insolita”, dice. Andando in giro a Berlino con degli skater più old-school, ho avuto l’occasione di fare la domanda: “e tu, sai cosa sia l’hocker?”. O il tizio mi rispondeva "Waaas?”, come se avessi una malattia contagiosa. O mi rispondeva, “Sgabello? Vuoi sapere se bevo, vero?!”. Tutto qui. Eppure Michael mi assicura che di fatto esiste una comunità di hocker. La confraternita dello sgabello, che è formata da 500/1.000 persone in Germania, conta anche degli aderenti austriaci, svizzeri ed è esportata anche in Thailandia e in Giappone. In ogni modo, i fratelli ce l’hanno messa tutta. Oltre i video su YouTube e le gare fra esperti, l’anno scorso sono partiti in tournée per divulgare la buona novella. “Abbiamo fatto un giro per l’Europa passando da Amsterdam, Parigi, Barcellona, Vienna, Monaco, Praga e Berlino: eravamo in otto. La gente ha avuto la possibilità di apprezzarci. E ora abbiamo dei buoni feedback. In ogni modo, si sono resi conto che non era la cosa apparentemente ridicola che vedevano sul web”. Grosso modo, una sorta di apostolato.

L’hocker è più efficace di Dukan

L’intervista si ferma per un attimo di sospensione. Arriva la nostra fotografa. Seguono tre quarti d’ora surreali in cui Michael si sfianca a compiere le migliori figure con l’hocker, in balia della mia cara collega. Torna Michael in un bagno di sudore, ansimante, con un dito levato, con un'ultima frase da dire: "abbiamo diffuso uno sport che non è solo uno sport. Aiutiamo le persone. Quando facevo il master, scrivevo molto sul fatto che i giovani non uscivano più e stavano veramente troppo davanti al computer. E quindi, problemi di obesità e tutto il resto…”. Un giorno, un uomo stupito ha mandato loro una lettera di ringraziamento perché, grazie allo sgabello, aveva perduto otto chili. Un’altra volta, l’hocker avrebbe destato l’ammirazione di un gruppo di handicappati mentali durante un laboratorio. "L’educatrice specialista mi ha assicurato che era la prima volta che vedeva i suoi pazienti tanto entusiasti di uno sport”, garantisce Michael.

Nulla di rotto, penso.

L’organizzazione dei laboratori – gli “hocker bandcamp”- o le performance nelle scuole davanti ai ragazzini sono fatte per questo. Va bene. “L’hocker è anche un mezzo d’integrazione”. Basta per imporre lo sport nell’immaginario collettivo? Tu, che leggendo il mio articolo ti sei convinto che è lo sport adatto a te, tieni presente che bisognerà risparmiare: la tariffa base è di 80 euro. Dunque, devi essere ricco. E anche un poco matto.

Foto di copertina e Grand'Arco della Défense: © cortesia di Salzig SportHocker; testo: © Maria Halkilahti ; video: SALZIGsporthocker/YouTube.

Story by

Matthieu Amaré

Je viens du sud de la France. J'aime les traditions. Mon père a été traumatisé par Séville 82 contre les Allemands au foot. J'ai du mal avec les Anglais au rugby. J'adore le jambon-beurre. Je n'ai jamais fait Erasmus. Autant vous dire que c'était mal barré. Et pourtant, je suis rédacteur en chef du meilleur magazine sur l'Europe du monde.

Translated from Berlin et le skate avec un tabouret : quoi de neuf, Hocker ?