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Claude Fisher : "L'Europa fermi la Serbia, liberate Jovan Divjak!"

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dgiulie

Politica

Mentre la Bosnia si commuove per le commemorazioni dei massacri di Srebrenica, un ex generale serbo, Jovan Divjak è ancora in stato d'arresto in Austria per crimini che non ha assolutamente commesso. Cafebabel.com ne parla con Claude Fisher, presidente di “Confrontations Europe” e militante pro-bosniaca, convinta che l'Unione Europea si stia giocando il proprio futuro nei Balcani.

3 marzo 2011. Jovan Divjak, ex generale dell’armata jugoslava viene fermato all’aeroporto di Vienna, apparentemente a causa di un doganiere zelante. Ma da 4 mesi quest’uomo di 74 anni è agli arresti in Austria, con l’accusa di tradimento e di crimini di guerra. Liberato su cazione, su di lui pende una richiesta di estradizione da parte della Serbia. Mentre Divjak attende i documenti in grado di provare la sua innocenza, Claude Fisher, presidente dell’associazione “Confrontations Europe” che si è già mobilitata per la Bosnia, si ribella e parla di “ingiustizia incredibile”.

cafebabel.com : Chi è Jovan Divjak?

Guardail videoche proverebbe l’innocenza di Jovan Divjak (5:50) su Youtube

Claude Fisher: E’ un ex generale dell’armata jugoslava che vive in Bosnia dal 1984 e che durante la guerra si è schierato con molto coraggio contro Milosevic, fin dal 1992. Serbo di nazionalità (Jovan Divjak è nato a Belgrado, ndr), Divjak si considera oggi bosniaco. Si batte da sempre per una Bosnia multietnica attraverso l’associazione Obrazovanje Gradi Bosnu i Hercegovinu (OGBH, “L’istruzione costruisce la Bosnia-Erzegovina”), ma anche attraverso il bellissimo libro intitolato Sarajevo, mon amour. Accusato di tradimento e di crimini di guerra per l’attacco del 3 maggio 1992 di via Dobrovoljacka (Sarajevo), è stato fermato il 3 marzo scorso all’aeroporto di Vienna. Poiché a seguito dell’arresto di Ratko Mladic stiamo vivendo un periodo di tensione, Divjak è stato condotto direttamente al commissariato di polizia su ordine del procuratore. Inoltre il suo nome è segnato, assieme ad altri 19, su una lista nera che risale all’epoca di Milosevic e che non è riconosciuta né dall’Aia né dall’Interpol. Siamo in attesa delle prove della sua colpevolezza o della sua innocenza. E’ da 4 mesi che attendiamo il dossier.

Presidente de Confrontations Europe

cafebabel.com: Pensa che il caso di quest’uomo sia sintomatico dei rapporti ancora tesi tra la Serbia e la Bosnia-Erzegovina ?

“Bisogna europeizzare il movimento e fare della liberazione di Jovan Divjak una condizione per l’ingresso della Serbia nell’Unione Europea”

Claude Fisher: Sì, certamente. I politici si servono di Jovan e lui si trova al centro di scontri che stanno al di sopra di lui. Il suo arresto è avvenuto, tra l’altro, una settimana prima di quello di Mladic. E' assurdo che Divjak venga equiparato a lui. Srebrenica conta tra i 6.000 e gli 8.000 morti e più di 15.000 scomparsi! Qui c’è un uomo che attende da fin troppo tempo. Abbiamo scritto alla Commissione e al Parlamento Europeo, abbiamo inviato una lettera sottoscritta da 62 personalità di prim’ordine. Ormai bisogna europeizzare il movimento e fare della liberazione di Jovan Divjak una condizione per l’ingresso della Serbia nell’Unione Europea.

cafebabel.com: I ricordi di guerra sono ancora vivi in questa regione dei Balcani ?

Claude Fisher: Molto vivi, o meglio indelebili. Queste persone hanno vissuto delle cose orribili. I ricordi rimarranno sempre vivi, visto che non hanno mai avuto spiegazioni. Ad esempio, i serbi non hanno riconosciuto la loro colpevolezza come invece hanno potuto fare i tedeschi dopo la guerra. Inoltre, l’Unione Europea esige la creazione di uno Stato di diritto in Bosnia ma non riesce a intevenire. Noi vorremmo formare una comunità bosniaca ma non riusciamo nemmeno a mettere insieme un governo. All’interno di ogni paese rimangono delle entità che risvegliano le tensioni e le popolazioni non possono vivere il loro lutto se nessuno riconosce i propri errori. E’ qui che c’è bisogno dell’Europa, è in questo che l’Austria ha la possibilità di aiutarli attraverso la liberazione di Divjak.

Foto: home-page, (cc) Melita/flickr ; (cc) ocasaggia/flickr ; Claude Fisher :  Confrontations Europe

Translated from Claude Fisher : « Les souvenirs de guerre sont indélébiles »

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