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Calcioscommesse in Italia: sicuri che sia solo un gioco?

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Il calcio italiano di nuovo in subbuglio per uno scandalo di scommesse illecite, che ha portato nuove persone agli arresti e indagati illustri sulle prime pagine dei quotidiani nazionali. La partecipazione della nazionale italiana all'Euro 2012, se confermata, potrebbe risultare fortemente condizionata dalle ultime rivelazioni giudiziarie sulla "doppia vita" dei calciatori.

C’è chi dice che questo nuovo scandalo del calcio italiano sia un fatto positivo, scaramanticamente parlando. Era il lontano 1980, l’anno del primo scandalo scommesse che coinvolse Paolo Rossi, che poi divenne il Pablito del mondiale del 1982, con la vittoria dell’Italia. Storia simile allo scandalo “Calciopoli” (l’inchiesta che coinvolse, tra gli altri, la Juventus e i suoi dirigenti, con 2 scudetti revocati e una retrocessione in serie B): l’Italia vinse lo stesso anno il mondiale in Germania. A pochi giorni dall’inizio dell’Europeo, la nazionale azzurra saprà fare gruppo unito contro le avversità?

I calciatori e gli zingari

Nel frattempo, ci risiamo con gli scandali. Ben 19 arresti nell’inchiesta “Last Bet” della procura di Cremona, tra cui Stefano Mauri, capitano della Lazio (da oggi ai domiciliari), e altri giocatori di serie minori; blitz nella sede del ritiro della nazionale italiana a Coverciano per la perquisizione a Domenico Criscito, escluso dalla lista dei convocati per l'Euro 2012, iscrizione nel registro degli indagati per Leonardo Bonucci e Antonio Conte, neo campioni d’Italia con la Juventus. L’accusa è di scommesse illecite, partite combinate, associazione a delinquere. Altre due procure (Napoli e Venezia) stanno indagando da tempo su filoni simili, che coinvolgono calciatori, società, procuratori e gli scommettitori, quelli che nelle intercettazioni vengono chiamati “zingari”.

Il commissario tecnico della nazionale Cesare Prandelli, minimizzando un po’ la vicenda ha dichiarato: “non è facile difendere quaranta sfigatelli”, ma è chiaro che il numero è riduttivo. La situazione è in un’evoluzione così dinamica che è difficile trarre delle conclusioni precise su chi fa parte degli “sfigatelli” e chi no. Il capitano della nazionale Buffon, dopo il primo blitz ha dichiarato: “La fuga di notizie è vergognosa, questo è il punto più basso”. Salvo ricredersi il giorno dopo, quando viene scoperta una sua transazione verso una ricevitoria di Parma per un milione e mezzo di euro in scommesse. Il portiere non è, attualmente, tra gli indagati.

Il premier Mario Monti, notoriamente sobrio nelle sue dichiarazioni, ha fatto la proposta choc di sospendere il calcio italiano “per due o tre anni”. Proposta inusuale per uno come lui, sempre attento all’economia e all’imprenditoria: ma è una questione di credibilità nei confronti del mondo, tutti questi scandali rendono il Paese poco attrattivo per gli investitori. La presa di posizione del governo segna da un lato quella che potrebbe definirsi “una battuta infelice”, degna di un populista di turno, dall’altro lato ci fa riflettere su un’impotenza effettiva di fronte alla riforma del calcio italiano, periodicamente richiesta a gran voce.

"Tutti vogliono riformare il Calcio"

Parlare di riforma del calcio è un modo per dire tutto e niente. La vicenda del 2006, vedi sopra, coinvolgeva quella parte del calcio che ricavava i maggiori profitti, le società, e quelli che condizionavano le singole partite, gli arbitri. Paradossalmente era più facile intervenire, anche per il cerchio ristretto di persone coinvolte: dirigenti radiati, società punite con retrocessioni o punti tolti, arbitri messi da parte (non sono mai stati giudicati colpevoli, ma solo indagati). Per quanto riguarda la Federazione furono nominati dei volti “nuovi”, Albertini come dirigente, Donadoni come Commissario Tecnico e Ferrara per l’Under 21. Oggi siamo invece in una situazione dove sono coinvolti soprattutto i calciatori, e quindi, se vogliamo, l’anima di questo “gioco”.

Si ha la sensazione che questo sistema di scommesse, partite di fine campionato truccate e relazioni con la malavita italiana ed internazionale, sia diffuso, ma soprattutto frammentato. Esistono cioè più sottosistemi illeciti e autonomi. Lo dimostrano le inchieste seguite da più procure, scollegate tra loro, ma con gli stessi capi d’imputazione. E’ importante ragionare sulle motivazioni che ha un giocatore per scommettere, vendere le partite, condizionare campionati per qualche migliaio d’euro. Per le categorie minori, dove gli stipendi non hanno molti zeri, la motivazione economica potrebbe sembrare la più plausibile, anche se non stiamo parlando di poveracci. Ma per le serie superiori?

E quindi, non sarebbe meglio parlare di una nuova etica del calcio? Forse riformare il calcio partendo dall’origine, dai valori alla base di uno sport di squadra, sarebbe un buon approccio per la riforma. Capire il limite fra trarre profitto e il “comportarsi bene” ha innescato più discussioni tra gli esperti. Non si sottrae alla questione l’industria del calcio, una delle maggiori fonti di guadagno di questo Paese. E il tema etico le fa male, proprio come un brutto fallo da dietro.

Foto di copertina: dr. motte/flickr; nel testo: (cc) neogabox/flickr. Video: sportlifehd/youtube e telenova/youtube