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Brexit: in Guinness veritas

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Translation by:

Veronica Monti

Experience

Mettere una frontiera tra la Repubblica d'Irlanda e l'Irlanda del Nord? Ecco una delle questioni irrisolte della Brexit. Ma cosa ne pensano gli Irlandesi ? Non i capi di stato che si sono recentemente riuniti a Bruxelles, ma i cittadini. Un viaggio tra gli Irish Pub di Bruxelles, alla ricerca degli « expat’ » irlandesi. 

L'accordo del « venerdì santo » o « Good Friday » firmato nel 1998 tra le forze nord irlandesi mette fine a trent'anni di conflitti sanguinari. Con esso, la Repubblica d'Irlanda rinuncia in modo permanente alle sue rivendicazioni territoriali sul nord dell'isola e riconosce il diritto di ogni individuo nato nell'Irlanda del Nord di considerarsi sia irlandese che britannico. L'accordo crea anche una zona di mobilità comune, che permette a beni, servizi e persone di circolare liberamente da una parte all'altra del confine, tra le due parti dell'isola. Un patto cruciale, quindi, rimesso in discussione dalla Brexit, che farà uscire l'Irlanda del Nord dall'Unione Europea mentre la Repubblica d'Irlanda continuerà a farne parte. Una fonte di potenziali disordini che pensavo fosse un motivo di preoccupazione per gli stessi irlandesi. Sono quindi andato alla ricerca degli espatriati « Irish » di Bruxelles, dove ero sicuro di scovarli: nei pub. 

« Me ne frego »

Mi ritrovo con l'équipe di Cafebabel alla rotonda Schuman, nel cuore del « quartiere europeo » della capitale belga. Incalzati dal freddo che colpisce Bruxelles, ci dirigiamo verso il primo Irish Pub della nostra lista, redatta da un amico irlandese: « The Old Oak ». Tra le istituzioni europee, mi immagino un « irish pub » che di irlandese non ha che il nome, un bar comune ed impersonale. Con mia grande meraviglia, il posto si rivela invece piuttosto cozy. Sembra di essere in un pub di Galway: bandierine irlandesi appese ai muri, travi in un legno scuro un po' opprimente. Mi siedo al tavolo, la cameriera si avvicina ed è adesso che si gioca tutto: irish or not irish ? Bingo, dalla prima parola riconosco il caratteristico accento dell'Irlanda del Sud. Rassicurati, ordiniamo un giro di Guinness per calarci nell'ambiente. 

Approfitto del mio secondo ordine per interrogare quello che sembra essere il gestore del locale. Tony vive in Belgio da 9 anni e viene da una piccola città vicina a Dublino. La Brexit non sembra inquietarlo: « Penso che gli europei non capiscano bene l'impatto che questo avrà sulla vita quotidiana degli irlandesi. Hanno la tendenza a sopravvalutarlo ». Questa affermazione mi stupisce, io mi ero aspettato il contrario. 

Riflettendoci un po', capisco che questo spirito riposa su una certezza... non così certa. « Non so come andranno le cose ma è sicuro che il Nord non diventerà mai un paese completamente straniero. Credo che la frontiera verrà lasciata aperta», mi spiega Tony. 

Steven, il barman, non sembra più toccato di lui dalle negoziazioni in corso a Bruxelles e a Londra. Mentre lava i piatti e prende gli ordini dalla cameriera, ci avvisa che non ha granché da dire. E infatti, alla domanda « quali sono secondo lei le possibili conseguenze della Brexit?», risponde laconico « I don’t care ». Senza troppi giri di parole, mi fa capire che l'intervista è finita e si gira verso un cliente per prendere il suo ordine. 

Ammetto di essere sconcertato. Non mi aspettavo certo di assistere a una conferenza sulla Brexit in un pub, ma pensavo almeno che gli irlandesi, storicamente e geograficamente così vicini al Regno Unito, avessero un'opinione più decisa della mia. Faccio il terzo tentativo con Phoebe, la cameriera. Lei sembra più interessata. Il suo ragazzo è britannico e lavora da 15 anni in Spagna. Ha deciso di fare domanda per la cittadinanza spagnola perché « non si sa mai ». Si preoccupa anche per la sua famiglia che è rimasta in Irlanda: una delle sue zie attraversa ogni giorno la frontiera con l'Irlanda del Nord, e non sa quali saranno le conseguenze della Brexit per lei. Usciamo da questa discussione con l'impressione che gli irlandesi si sentano privati del proprio destino.  

« Ogni 4 giorni c'erano una bomba, delle sparatorie »

Le birre sono finite e noi abbiamo interpellato tutti gli irlandesi presenti, senza esserci chiariti le idee. E' ora di visitare un'altra taverna. Qualche via più in là si trova il « Coolock ». Più piccolo e meno  «fancy », è frequentato da clienti regolari che non somigliano agli eurocrati che abbiamo visto all'Old Oak. Numerosi sguardi curiosi salutano il nostro ingresso e le piccole targhette che decorano i muri non rendono l'accoglienza più calorosa: « Non chiedete credito al barman, rimarrete delusi», « Il barman ha sempre ragione, anche quando ha torto». In altre parole, un covo di habitués. Per il bene del reportage, mi vedo costretto a ordinare un'altra Guinness e intanto chiedo al barman se sarebbe disposto a rispondere a qualche domanda. Mentre aspettiamo, notiamo un gruppo di giovani che parlano inglese con un accento che comincia ad esserci molto familiare. Uno di loro accetta di parlare con noi. 

Phil viene da Dublino. Cacciatore di teste da 6 anni a Bruxelles, è molto critico nei confronti di chi ha votato per la Brexit. « Viviamo in un mondo di ignoranti dove la gente è troppo pigra per informarsi», afferma. Non pensa che la Brexit influenzerà necessariamente la vita degli Irlandesi del Sud, ma empatizza con quelli del Nord, dove la maggioranza ha votato per restare nell'UE. Spera comunque che le negoziazioni non porteranno alla chiusura delle frontiere. Soprattutto per ragioni di... alcool a buon mercato. « Circa quattro anni fa, la sterlina era debole, e la gente aveva l'abitudine di passare Cork con il camper, ognuno ordinava qualcosa e tornavano con centinaia di litri d'alcool», spiega. Aneddoti a parte, teme che vengano ravvivate certe tensioni sulla frontiera e in Irlanda del Nord« Non ve lo diranno spontaneamente, ma è questo che preoccupa veramente gli irlandesi». La nostra visita al Coolock non è stata inutile, comincio a capire i rischi di un possibile ripristino della frontiera. 

Pub Crawl

Dando un'occhiata all'orologio mi rendo conto che la serata è ormai inoltrata e che dobbiamo ancora parlare con gli Irlandesi del Nord. Faccio segno al barman, che con un cenno della testa fa capire di aver colto il messaggio. Si versa una birra e viene a sedersi con noi. Robusto, barba folta e un po' burbero, incarna il cliché che si può avere di un irlandese. Darragh, ex dublinese, lavora come barman a Bruxelles da anni. Contrariamente ai discorsi che abbiamo appena sentito, parla della Brexit come di un'opportunità per l'Irlanda. « E' una possibilità per l'Irlanda, ora i soldi degli Stati Uniti finiranno nelle nostre tasche»,  analizza. Darragh è abbastanza vecchio da ricordare i mesi di terrore e gli attentati che hanno insanguinato l'attualità durante i conflitti nord-irlandesi. « Mi ricordo che tre o quattro volte alla settimana al telegiornale sentivamo che c'era stata una bomba, una sparatoria. I giovani non se lo ricordano. Ma il sentimento è rimasto. Se mettono una frontiera rigida, con dei controlli, ritornerà», si rammarica. Un quadro abbastanza negativo, quindi, anche se riconosce che è difficile prevedere come andrà a finire. Mentre lo ringrazio per le sue risposte, è il suo turno di farmi una domanda: «E tu cosa ne pensi della Brexit?». Un po' sorpreso da questo cambio di ruoli, balbetto qualcosa sulla stupidità dei britannici. Ci ridiamo sopra per qualche istante ma è già ora di proseguire con quello che si è trasformato in un pub crawl. La mia ultima domanda è: «Conosce un Irlandese del Nord da queste parti?». Dopo qualche momento di riflessone, mi indica un bar-ristorante all'inizio della strada. Carichi di aspettative, ci dirigiamo verso il «Wild Geese». 

E' qui che conosciamo Paddy. Il posto è meno tipico, molto più raffinato. Fortunatamente, Paddy è veramente dell'Irlanda del Nord e accetta di parlare con noi. In Belgio da 7 anni, è cresciuto a Belfast. Gli dispiace enormemente per la Brexit. «Mi ha scioccato, è un vero e proprio suicidio nazionale. Non penso che quelli che l'hanno votata siano informati come si deve sulle possibili conseguenze! », spiega il barman, che continua: «Non ha cambiato la mia vita, ma è comunque un trauma. Soprattutto per i giovani che hanno votato contro perché volevano lavorare e fare esperienza in Europa». Tra due birre, ci confessa la sua preoccupazione che si verificheranno disordini nel caso in cui si stabilirà una frontiera rigida: « La libera circolazione è molto importante per le persone che abitano dalle due parti. Ho un passato nazionalista, non riconosco lo stato dell'Irlanda del Nord e non riconosco la frontiera», si emoziona quest'uomo di quarant'anni. 

Dopo questi incontri, capisco che gli irlandesi si sentano abbastanza privati della propria capacità di scelta. Dopo l'ultimo voto del parlamento britannico, che dà diritto di veto finale ai deputati, la frase pronunciata da uno sconosciuto british non è forse poi così lontana dalla realtà:  «Sbrigatevi a scrivere il vostro articolo, perché potrebbe non uscire mai ».

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Hanno contribuito a questo reportage: Silvia Giacon, Isaure Magnien.

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