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Awa Ly: modulazioni pop&folk nei club romani

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BrunchCultura

Viene da Parigi e ha un po' di Dakar dentro di sé, ma é a Roma che Awa Ly ha scoperto i suoi due talenti: una voce e una penna piene di energia. Incontro con la più italiana delle cantanti francesi (di origine senegalese).

Appuntamento alle Ombre Rosse, un caffè nascosto da alberi verdeggianti nel cuore di Trastevere, al centro di Roma. E' uno dei bar preferiti di Awa Ly, ed è lei che l'ha scelto per la nostra intervista. Awa arriva con un po' di ritardo, secondo l'usanza italiana, e saluta ad uno ad uno i suoi amici con scoppi di risa spontanei e melodiosi. Ci sistemiamo all'interno del locale, poiché l'aria é piuttosto fredda in questo pomeriggio di giugno. Nel bar, dove viene regolarmente a cantare, oggi risuonano le vuvuzelas di uno stadio di calcio sudafricano, dove si stanno affrontando una squadra europea e una africana. «Mi piacerebbe molto che la Coppa del Mondo restasse in Africa» mi confida poi, sorseggiando il suo tè freddo.

«Venni a Roma per uno stage... ormai dieci anni fa»

Ma anche la world music odierna

Awa Ly è nata in Francia da genitori senegalesi. La maggior parte della sua famiglia vive ancora a Dakar. Lei invece ha scelto di vivere in Italia. «Venni qui per uno stage, circa undici anni fa». A quel tempo studiava lingue, commercio e diritto comunitario, ed è a Roma che ha scoperto il suo talento per il canto. «Ho incontrato molti amici musicisti qui, soprattutto nell'ambito del jazz. Così ho iniziato ad andare nei club e a vedere dei concerti. Poi uno di loro, Emiliano Pari, mi ha spinto a partecipare a delle jam sessions e, piano piano, le persone hanno cominciato a chiedermi perché non facessi dei concerti e perché non avessi una mia band. Io non ci avevo mai pensato prima».

Così comincia a scrivere alcuni testi e ad esibirsi nei bar, e ne è talmente entusiasta che spesso si dimentica di riscuotere il proprio compenso alla fine della serata. «Mi sembrava incredibile poter vivere della mia musica!» esclama ridendo. In seguito avviene l'incontro con Massimiliano Giangrande, suo inseparabile compagno di scena, e la registrazione del suo primo album: “Modulated”. A seconda del pubblico davanti al quale si esibisce, Awa Ly parla in un francese inframmezzato dall'italiano, oppure il contrario, ma scrive e canta solamente in inglese. «Credo che sia perché ho sempre ascoltato, fin da piccola, molta musica anglosassone, come pop, folk e jazz. Penso che l'inglese sia più musicale, più adatto ad esprimere certi concetti. Ho scritto anche qualche testo in francese, ma non ne sono ancora molto soddisfatta. Forse un giorno farò una canzone in wolof, perché no? Ma per il momento, uso l'inglese perché è così che mi viene più naturale».

Un pop molto folk con delle contaminazioni blues e jazz

Lei prende ispirazione riascoltando all'infinito le grandi star del jazz – Sarah Vaughan, Ella Fitzgerald, Nina Simone – e lasciandosi cullare dalle voci e dai ritmi dell'ondata “world” attuale: Susheela Raman, Rokia Traoré, Asa, Hindi Zahra. Lo stile musicale di Awa Ly? «Un pop molto folk con delle contaminazioni blues e jazz. In effetti é un mix come lo sono io nella vita». Awa Ly é una sorta di extraterrestre in Italia, paese dove tutti quelli che hanno la pelle un po' più colorata degli altri vengono spesso etichettati come “extracomunitari”. Ma in questi dieci anni lei confida di non aver mai sofferto di questa differenza. «Il razzismo viene dall'ignoranza ma, personalmente, ho sempre trovato gli italiani molto curiosi di sapere come ero arrivata qua e, soprattutto, sorpresi di sapere che sono nata a Parigi e che in seguito ho deciso di venire a vivere a Roma!».

«La differenza passa per l’underground»

Di locale in locale per farsi conoscereEd è proprio in Italia che Awa Ly è “nata artisticamente”, riscuotendo grande successo. «Qui la musica è molto commerciale e se non vieni trasmesso dalle emittenti radiofoniche principali è veramente difficile riuscire a farsi un nome. La differenza sta nell’underground. Bisogna organizzare delle esibizioni “live” in tutti i piccoli bar e i club riservati, per avere la possibilità di farsi conoscere». Francamente questo non sembra disturbarla granché. Awa Ly incrementa sempre più il numero dei suoi concerti nella scena romana, ma anche a Parigi, a Berlino, a Monaco… e, visto che sembra non esserci alcuna frontiera capace di fermarla, è andata a cantare anche in Giappone. Da quel momento lei è in grado di fare il conto alla rovescia in giapponese e poi, invece di dare il “la” ai suoi musicisti, scoppia in una risata.

«Non ci si inventa un lavoro»

Poco a poco, Awa Ly si ritrova anche nel ruolo di attrice in diversi set cinematografici. Il suo ultimo ruolo è stato quello interpretato nel film "La Nostra Vita" di Daniele Luchetti, l’unico film italiano entrato a far parte della selezione di Cannes 2010. Lei giudica l’esperienza molto interessante, ma tiene i piedi per terra: «Non ci si inventa un lavoro da un giorno all’altro, soprattutto non quello di attore». Di aneddoto in aneddoto il tempo è trascorso, i cubetti di ghiaccio si sono sciolti nei nostri bicchieri e la partita di calcio è terminata da tempo. «Anche se ho molti sogni - confida infine Awa Ly - la mia priorità è la musica. Voglio continuare a fare il mio lavoro in tutta semplicità e, soprattutto, a condividerlo con gli altri e vivere, semplicemente».

Foto: Fabiola Torres; Shirin Amini; Luca Innocenzi

Translated from Awa Ly : Modulations pop’n folk d’ici et d’ailleurs