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Aleppo March! I Forrest Gump per la pace

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Translation by:

Silvia Godano

società

La "Civil March for Aleppo“, che il 26 dicembre è partita da Berlino, sta arrivando in Slovenia. L'appello all'azione è stato lanciato con un video-messaggio: da allora più di duemila persone da tutt'Europa hanno preso parte alla marcia per la pace verso Aleppo. 

"Seduta alla mia scrivania, leggevo le notizie da Aleppo", racconta Anna Alboth con voce spezzata in questo video. "La mia prima reazione fu il pianto". Quando la giovane polacca, poco prima di Natale, pubblicò il suo video, il mondo intero sembrava atterrito: i media e il web dipingevano il 2016 come 'l'anno degli orrori', che presto sarebbe giunto al termine. Tweet e immagini sul web portavano quegli orrori dalle regioni di crisi ai nostri salotti, in tempo reale, senza mediazioni. Le reazioni: altri tweet, meme, gif e una scoraggiante sensazione d'impotenza.

Anche Anna Alboth, giornalista e attivista berlinese, si è sentita per lungo tempo impotente. A Berlino, Anna vive con la sua famiglia: due bambini e Thomas, il suo compagno tedesco. Insieme a lui, ha avuto l'idea della marcia di protesta da Berlino ad Aleppo e, con lui, ha lanciato l'appello: "troppe persone la pensano come noi. Io voglio trasformare le lacrime e la rabbia in azione. Non voglio soltanto stare dalla parte di Aleppo. Io voglio andare ad Aleppo".  

Anna e la sua famiglia hanno già alcune esperienze in fatto di viaggi insoliti. Sul suo Blog "The family without borders" (La famiglia senza confini), Anna racconta i viaggi on the road attraverso l'Europa, in Madagascar o alle isole Fiji. I racconti sono corredati dalle splendide immagini girate da Thomas. Questa volta, però, il viaggio sarà diverso: a piedi, a prescindere dalle condizioni metereologiche, fino ad Aleppo, in Siria

Sebbene Aleppo sia stata ufficialmente liberata a dicembre e decine di migliaia di civili abbiano finalmente potuto abbandonare la zona orientale della città, per gli uomini e le donne in Siria la vita non è cambiata. Molte città continuano a essere circondate, mancano i generi alimentari e i medicinali. In un recente rapporto di Amnesty International viene reso noto che nel carcere militare di Sednaja sono stati finora giustiziati 13 mila uomini. I media ne hanno parlato, tuttavia senza suscitare alcuna ondata di indignazione. L'iniziativa di Anna, invece, va avanti - nel vero senso della parola. 

Per mettere in moto il progetto, Anna e Thomas hanno coinvolto fin da subito amici e conoscenti, come Sebastian Olényi, che ha abbracciato con entusiasmo la causa. "Ufficialmente sono l'addetto stampa della Civil March for Aleppo in Germania, di fatto faccio un po' di tutto: mi occupo dei pernottamenti, dei mezzi di trasporto, o della registrazione del nostro gruppo come associazione", spiega Sebastian. Oggi sono quasi 30 mila i fan che, su Facebook, supportano la marcia pacifica dei Forrest Gump che si propongono di superare ogni ostacolo per raggiungere Aleppo a piedi. 

La meta sta nel cammino

L'appello ha avuto successo: da quasi nove settimane uomini e donne si sono messi in marcia verso Aleppo. Il cammino è iniziato il 26 dicembre scorso, al Tempelhofer Feld di Berlino. Da allora i marciatori hanno attraversato la Germania e la Repubblica Ceca, fino a raggiungere l'Austria: tra poco oltrepasseranno il confine con la Slovenia. Solitamente si contano dai 50 ai 100 partecipanti, un numero che tende ad aumentare in prossimità di grandi città, dove si raggiungono picchi di 200 persone in marcia. Il numero e i volti cambiano spesso: la maggior parte delle persone si unisce alla marcia per qualche ora, o qualche giorno, magari un finesettimana, racconta Sebastian. Pochi sono membri fissi del gruppo. 

Ogni giorno vengono percorsi dai 25 ai 30 chilometri. Se tutto andrà come previsto, i marciatori raggiungeranno il confine tra la Grecia e la Turchia a fine maggio. Attualmente, però, si discute sulla meta finale: i civili hanno potuto lasciare Aleppo, così che non vi sono più ragioni per andare proprio lì. Al contempo, i marciatori non vogliono mettere la loro vita in pericolo né tantomeno fare il gioco del regime. Per quanto riguarda la Turchia, anch'essa non del tutto priva di pericoli, gli organizzatori stanno lavorando con le istituzioni locali per ottenere eventualmente protezione. L'arrivo al confine turco-siriano è previsto per fine agosto. C'è dunque ancora un po' di tempo per riflettere e pianificare i prossimi passi.

La mobilitazione sui social 

Sulla loro pagina Facebook, gli attivisti postano quotidianamente fotografie, video e cartine, che restituiscono impressioni della marcia. Le immagini mostrano bufere di neve, sentieri battuti nei campi fangosi e sacchi a pelo colorati buttati sui pavimenti di palestre

Anna Alboth prende spesso la parola per lanciare dei videomessaggi: "una signora ha lasciato il suo lavoro per unirsi a noi. La giornata non poteva andare meglio: adesso c'è anche una band in marcia!". Anna muove la videocamera: si vedono alcuni volti sorridenti, intabarrati nei berretti e nelle sciarpe - si avverte l'atmosfera concitata della partenza. 

Dai freddi del nord 

A Berlino le temperature erano proibitive quando gli attivisti hanno iniziato la loro marcia: durante il cammino hanno affrontato neve e vento. A gennaio l'Europa intera è stata attraversata da una forte ondata di freddo, che ha messo a dura prova i camminatori. Eppure Sebastian non vuole parlare delle bolle ai piedi, delle mani gelate o delle spalle doloranti. La marcia porta un messaggio ben più importante. D'altronde, anche i richiedenti asilo arrivati in Europa soffrono il freddo. 

Normalmente i marciatori trascorrono la notte nei palazzetti dello sport delle scuole lungo la via, ma è già anche capitato di pernottare in un vecchio cinema, in una caserma dei pompieri e in una moschea. Gli organizzatori (nelle fasi più intense circa 120 persone, oggi una quindicina) non sono sempre in marcia insieme al gruppo: lavorano da Berlino, Varsavia o dal Madagascar, contattano i municipi delle città e dei paesi dove i marciatori si fermano di sera in sera per organizzare il pernottamento. I camminatori cercano sempre di mettersi in contatto con associazioni locali o di incontrare rifugiati: spesso le serate diventano momenti di scambio e discussione. "Nelle grandi città funziona sempre, atrimenti cerchiamo di incontrare qualcuno ogni due o tre sere: è come una formazione continua", racconta Sebastian. 

Non è stato semplice organizzare una marcia come questa in così poco tempo. Poco prima che iniziasse la marcia, Anna aveva ancora un sacco di lavoro da fare, ricorda Sebastian. Eppure la pagina Facebook ha incassato migliaia di like e conquistato molti sostenitori: "un'idea stupenda", "Bon courage", "Grandi!", questo il tono della maggior parte dei commenti. Non sono mancate voci critiche, che dipingevano Anna come un'ingenua o ritenevano che la marcia fosse troppo pericolosa; altri pretendevano una chiara presa di posizione, altri ancora - estremisti di destra - condannavano l'intera operazione. Alcuni media hanno definito la marcia "un progetto suicida", la stragrande maggioranza dei commentatori, tuttavia, ha accolto positivamente l'iniziativa. 

 Sebastian ci interrompe: "stiamo parlando da un po', ma non abbiamo ancora illustrato la ragione vera per cui ci siamo messi in marcia". Questi sottolinea più volte che i camminatori sono in marcia per la pace di tutti gli uomini e le donne in Siria, per i diritti umani e gli aiuti umanitari ai civili. Questo a volte non viene sottolineato a sufficienza nelle cronache della marcia, osserva Sebastian. A volte qualche approfittatore avrebbe addirittura tentato si strumentalizzare politicamente la marcia: "non è importante la marcia, ma il messaggio che con essa vogliamo lanciare. A volte la comunicazione ci riesce meglio, a volte peggio". Sebastian è colpito dal numero di persone che si sono unite alla marcia: "più di 2000 persone sono state con noi! Anche la risonanza mediatica dell'impresa è enorme". Che la marcia raggiunga o meno Aleppo è poco importante: quel che conta è che il messaggio raggiunga l'Europa intera.

Translated from Nach Aleppo, für den Frieden: Marsch!