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12 ANNI SCHIAVO: LA CONDIZIONE DEI NERI OGGI

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Eugenio Collinassi

12 Anni Schiavo è un adattamento cinematografico delle memorie di Solomon Northup, un libero cittadino che fu catturato e deportato via nave in Indiana per lavorare come schiavo in una piantagione nel 1841. Ma cosa ci insegna questo film storico riguardo il nostro presente?

In risposta ad una domanda posta ad un recente Q&A, sul fatto che la condizione dei neri oggi sia spiacevole, Steve McQueen ha risposto: “Cos'è spiacevole? Io conosco la mia condizione...” La mia risposta è che stimare la condizione dei neri sullo sproporzionato numero di neri ricoverati a causa della legge sulla salute mentale nel Regno Unito è un metodo. 12 Anni Schiavoritrae la vita di Solomon Northup, un uomo di colore istruito che prova ad inserirsi in un sistema basato sulla supremazia bianca senza impazzire. I neri che oggi vivono nel Regno Unito stanno preservando le loro identità e devono ancora avere a che fare con istituzioni che li etichettano facilmente come “pazzi” o “cattivi” senza alcuna considerazione per il loro bagaglio culturale e per le sfide mentali da esso rappresentate. 

DISORDINE PSICOLOGICO

Dalle sequenze d'apertura di 12 Anni Schiavo noi capiamo l'affaticamento mentale di un nero che cerca di far fronte a severe forme di disuguaglianza dopo un'esperienza traumatica. C'è una scena astratta dove una ad una donna nera viene praticata masturbazione da un rigido Solomon Northup, il personaggio principale, interpretato da Chiwetel Ejifor. Il suo stato mentale vaga lontano dalla sua presenza fisica e si deduce dai suoi flashback riguardo suo moglie che lui è in subbuglio psicologico, essendo stato di recente separato dalla sua famiglia.

La sequenza si trascina lentamente fuori dallo schermo e si viene lasciati ad aspettare. Poi arriva: il momento sorprendente è quando lo spettatore comprende cosa vuol dire per Northup essere riportato alla condizione di schiavitù della sua famiglia, la sua devastazione nel ritrovarsi in un luogo sconosciuto e disastroso con “plebei” incatenati e ignoranti. Molti appartenenti alla classe media nera nel Regno Unito sono ancora alle prese con questo tipo di paesaggio mentale. Il trattamento negativo basato sul colore della pelle che è cominciato durante la schiavitù è ancora in circolazione: proprio ora noi stiamo tenendo a galla pratiche di lavoro razziste. Le statistiche di coloro che hanno perso il lavoro dall'inizio della crisi mostra che un grande numero di neri è caduto dalla sua posizione di media ricchezza (comunque al di sotto del Glass ceiling) ed è finito senza lavoro. Nel 2012, più della metà dei giovani neri erano disoccupati, il che equivale al doppio della media nazionale britannica.

Siamo sempre nella prima metà del film, Northup è ora uno schiavo in viaggio verso gli avidi proprietari delle piantagioni a New Orleans. Il suo compagno di cella, Clemens, interpretato da Chris Chalk, è reclamato dal suo padrone. Mentre Northup gli chiede aiuto urlando, lui fa finta di essere sordo e scende dalla barca verso la libertà, “per non guardarsi più indietro”. Questa scena mi ha straziato il cuore e ridotto alle lacrime. Per un momento sono stato trasportato dall'America del XIX secolo alla cruda realtà che i neri stanno ancora vivendo: una mancanza di fiducia gli uni negli altri e odio interno, a causa di percezioni corrotte e della nostra posizione sugli scalini più bassi della scala globale. Tutto questo mentre nei Caraibi, in parti dell'Africa, negli USA e nel Regno Unito assistiamo alla crescita simultanea delle classi operaie. 

Quindi cosa sto cercando di creare qui? Un punto di identificazione per platee miste, direttori e personaggi; che è il punto verso il quale noi inconsapevolmente decidiamo di imbarcarci, in una missione di riconciliazione e di ritorno al futuro verso la verità.

INTERAZIONI OSCURE E PROFONDAMENTE INTRICATE

Il film svela la sofferenza fisico-psicologica che sta dietro la grande facciata del piacere auto-indulgente, caratteristico di quel periodo, ottenuto al prezzo dell'umana sofferenza. La storia di quest'uomo che era nato libero e istruito, mentre altri conoscevano solo il lavoro schiavile sottolinea la complessità della schiavitù. La storia rappresenta le interazioni personali oscure e contorte tra gli schiavisti e gli schiavi (i ricchi e i poveri).

Io inizialmente ho tracciato un parallelo tra costoro e i banchieri di oggi, che manipolano i prezzi del traffico di esseri umani sulla base del mercato azionario.Comunque 12 Anni Schiavo non riguarda l'economia di quel mercato. Il ritratto della vita di Northup si focalizza sull'inumana “rivalutazione” degli africani di ieri che venivano portati attraverso l'atlantico in container, considerati niente più di bestie senza valore, adatte agli abusi più disparati.

UN FOX-TROT CHE CREA UNA CONNESSIONE VISCERALE”

La narrativa esamina la distanza che c'è tra l'essere neri e la posizione che una persona detiene nella società odierna. Tiene in considerazione come la frustrazione data dall'essere “nessuno” porti a generazioni che a stento sopravvivono, con problemi psicologici ed emozionali molto radicati. 

Un esempio di ciò, è la trama, nella quale la madre nera, Eliza, interpretata da Adepero Oduye, separata dal suo figlio meticcio, viene venduta ad uno schiavista in una piantagione diversa. La madre non smette mai di lamentarsi per tutto il film. Lei pensava che sottomettersi ai desideri dei supervisori le avrebbe fatto ottenere la decenza di tenere il bambino.

McQueen danza sfrenatamente tra la sfera visuale e musicale, in un fox-trot che crea una viscerale connessione tra la sanità e la disarmonia. In ogni momento lo spettatore sente sulle sue spalle l'onere di comprendere l'abilità di Northup di resistere e la sua volontà di liberarsi.

E' difficile guardarsi indietro, è troppo doloroso. Ora si vede Patsey urlare e questa volta è Northup che non si guarda più indietro mentre si riprende la libertà dopo 12 anni di schiavitù. Ci sembra di capire perché lui non si guardi indietro e perché non salverà Patsey: forse è perchè sappiamo anche noi cosa vuol dire essere trattati inegualmente e avere qualcuno ricoverato per via della sua malattia mentale. Noi temiamo il peggio, il che è emblematico del sottile equilibrio del film tra empatia e dislocazione, tra speranza e difficoltà.

Translated from 12 Years a Slave : The Black Experience Today