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Vacanze romane: 3 mostre imperdibili

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Roma

Restate a Roma nelle vacanze natalizie? approfittatente!

La maggioranza delle mostre ora visitabili nella capitale hanno vita corta, a metà-fine gennaio sarà tutto finito. Ci restano una decina di giorni utili, quindi gambe in spalla!

L'offerta è vastissima come sempre e il tempo limitato. Potreste cominciare da Sironi al Vittoriano, un artista a lungo snobbato per le sue collusioni col fascismo, oggi rivalutato per indubbie qualità pittoriche. Un compendio di storia dell'arte italiana del novecento, ha avuto un periodo futurista, un periodo metafisico, influenze cubiste, una fase pseudorealistica. Le opere in mostra, purtroppo spesso mal illuminate, rendono giustizia a questo artista poliedrico, alla sua personalità eclettica, alle tensioni psicologiche che hanno accompagnato la sua esistenza. L'atmosfera che si respira è cupa, nera, dittatoriale. Lo stesso vitalismo, a più riprese rappresentato da Sironi, risente del pesante clima politico in cui è inserito. Ma lui ci crede fino alla fine, e proprio quando l'Italia festeggia la morte del regime, entra in uno stato di forte depressione dal quale non si riprenderà mai del tutto. Per quasi tutti era iniziata la fine dell'incubo, per Sironi fu il principio della tristezza, dell'impotenza nei confronti del mondo, della mancanza di obiettivi.

Se dopo volete alleggerire un po' il carico recatevi a Palazzo Sciarra, lì troverete il sogno americano! Entrare alla mostra di Norman Rockwell è come entrare nel mondo dei balocchi, tutto è bello, positivo, sognante. Un mondo tirato a lucido, carico di ottimismo e di benessere che stridono con le tetre atmosfere che hanno accompagnato la mostra su Sironi. Gli anni trattati però sono gli stessi, dai '20 ai '60. Il confronto tra un'Italia fascista e un'America ricca e democratica sorge spontaneo. Qui è un tripudio di Babbi Natale e Zucche di Halloween, là immagini di Mussolini a cavallo si mischiano col mito dell'automobile nelle pubblicità della F.I.A.T. I bambini di Rockwell sorridono sempre, i visi dei ritratti sironiani sono tristi, profondi, pensierosi. L'artista americano è tanto spregiudicato da apparire buono e scanzonato anche quando esorta i suoi connazionali, in una campagna pubblicitaria da lui illustrata, a comprare fondi di guerra. Gli Stati Uniti risultano simpatici anche nel momento in cui hanno deciso di imporre, in maniera bellica chiaramente, il loro ottimismo al mondo. Nell'ultima sala, quasi nauseati da tanta felicità messa in vetrina, ci sembra di essere a casa davanti a "Mamma ho perso l'aereo". Ma proprio all'ultimo i curatori ci mettono una pulce nell'orecchio con fotografie sul razzismo americano. E noi usciamo chiedendoci, "e se non fosse stato poi tutto così bello?"

Per chiudere vale la pena di fare un salto a Roma Nord. Spingetevi fino al MAXXI e godetevi la mostra sull'architettura della seconda guerra mondiale. Il periodo storico è di nuovo quello, ma questa volta potete soffermarvi sui trucchi americani, come il "camouflage", sui campi di concentramento europei, sulle grandi fabbriche delle città industriali, sulle locandine russe e giapponesi. Di nuovo un contrasto incredibile, i sovietici dicono in un tabellone pubblicitario "donne, lavorate duro mentre i vostri mariti sono al fronte" con l'illustrazione di una signora con faccia dura e peli sulle guance, gli americani elargiscono sorrisi mentre affermano "comprate fondi di guerra", come se dicessero "bevi la coca cola, che ti fa bene". Troverete anche qui un Sironi, intitolato "Il soldato e il lavoratore", sentirete di nuovo una grande pesantezza. La voglia di uscire dal museo vincerà sulla vostra buona volontà a proseguire la mostra. Tanto già lo sapete che gli altri piani non hanno nulla di interessante da vedere, al MAXXI è sempre così. Però uscite contenti, felici di avere una visione sinottica su mezzo secolo passato, anche fosse solo per un giorno. Anche se poi domani non ricorderete niente.

Story by

Bernardo Bertenasco

Venuto al mondo nell’anno della fine dei comunismi, sono sempre stato un curioso infaticabile e irreprensibile. Torinese per nascita, ho vissuto a Roma, a Bruxelles e in Lettonia. Al momento mi trovo in Argentina, dove lavoro all’università di Mendoza. Scrivo da quando ho sedici anni, non ne posso fare a meno. Il mio primo romanzo si intitola "Ovunque tu sia" (streetlib, amazon, ibs, libreria universitaria)