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Micro-festival: l'alternativa lontana dallo stress dei grandi eventi

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Per gli amanti della musica live, l'estate vuol dire una cosa sola: la stagione dei festival. Ma, se i grandi nomi commerciali minacciano da anni di fagocitare le realtà indipendenti medio-grandi, un nuovo trend sbarca nell'Europa continentale. Sono i micro-festival: durano pochissimo, hanno line-up alternative e promettono di farti riscoprire quell'atmosfera familiare da festa di paese, lontano dal sentiero battuto. Ce la faranno?

Messi in piedi da un gruppo di amici sognatori o di familiari, dai biglietti poco costosi e lontani dal caos della grande città - in castelli, parchi, grotte, fattorie, foreste -, pensati per ospitare tra qualche centinaia e poche migliaia di persone e far suonare gruppi locali o sconosciuti che è difficile trovare ai festival più commerciali. Sono i micro-festival, e non vogliono essere il piccolo Davide di fronte al Golia degli enormi festival commerciali. Rappresentano, piuttosto, una via di fuga per chi, da un festival, chiede qualcosa di diverso da birra cara ed annacquata e i soliti, grandi nomi che trovi dovunque.

Al di fuori dei vari Primavera Sound, Rock en Seine, Lollapalooza, Sziget o Glastonbury, anche sul Vecchio Continente è sbarcato questo trend che in Inghilterra già da tempo rendeva felici gli appassionati di musica meno entusiasti delle grandi folle e dei prezzi alti: i micro-festival. Ben lontani dalle 130 000 persone al giorno di Glastonbury, o le 71 000 dell'ungherese Sziget, queste manifestazioni puntano a costruire un festival a grandezza d'uomo. E se anche in paesi in cui tradizionalmente manca una cultura dei festival come l'Italia si moltiplicano, in Francia - dove il 37% di tutti i 1887 festival musicali considerati dal Barofest 2016 sono di piccole dimensioni - è già boom.

Le Bateau

Portare qualità lontano dalla grande città

Secondo Jean-Paul Cluzel, professore di Politiche Culturali a Sciences Po e presidente di Radio France Internationale, una delle ragioni fondamentali dietro a questo fenomeno è la difficoltà, per le realtà locali, nell'ottenere fondi per grandi attività culturali. Così, "gli attori locali cominciano a guardare verso attività più informali", dice, "ed il confine tra dilettanti e professionisti sfuma".

"La prima edizione è stata una catastrofe"

Esempio perfetto di quest'analisi è il festival Le Bateau, organizzato da Pablo Sciambra nei campi della casa di suo padre a Les Mesnuls - popolazione: 883 anime - nel dipartimento degli Yvelines. Oggi alla quinta edizione, Pablo racconta come l'evento sia nato quasi a caso, per gioco. "Mio padre ama cavalcare, quindi ha delle stalle, un parco, dei campi... un giorno ci stavamo bevendo un bicchiere e ai tempi lavoravo per un grosso festival jazz in Svizzera. L'ho guardato e gli ho detto 'dovremmo organizzare un festival qui'. E lui mi fa 'ma sì, perchè no'".

Tra balle di fieno a mo' di panchine improvvisate attorno ad un fuoco e tappeti buttati perterra ed usati come palchi, Le Bateau potrebbe avere l'aria di una festa improvvisata tra amici. Ma organizzare un evento del genere, anche se piccolo, non è un gioco da ragazzi. "La prima edizione è stata una catastrofe: io mi stavo occupando dei cavi e le spine ma non ne sapevo un cazzo, quindi la sera le luci sono esplose e alla fine abbiamo dovuto illuminare il palco con i fari delle auto," si ricorda Pablo. All'epoca, i suoi festivaliers erano 600. Oggi, sono quasi 2000, e Pablo ha un team di tecnici ed elettricisti ad assicurarsi che tutto vada come deve andare.

Chateau

Quando Samy El Moudni, ha fondato il festival techno Chateau Perché - letteralmente "castello strafatto" - 3 anni e mezzo fa insieme alla sua ex ragazza berlinese ed un amico, le sue idee non erano molto più chiare. "Volevamo portare lo spirito di Berlino ad Auvergne, la mia regione natale, nel centro della Francia. Volevamo raggiungere la qualità di quelle feste che trovi nelle grandi città come Amsterdam, Berlino o Londra, e volevamo attirare gente. Quindi siamo partiti alla ricerca di un castello".

Quello che hanno trovato è l'idilliaco Castello d'Avrilly, risalente al XV secolo - situato nel villaggio di Trévol, che conta poco più di 1600 abitanti. Il problema era "solo" tirare su i soldi per la prima edizione. "Abbiamo seguito una tecnica di management che chiamo 'earn early, pay late': praticamente abbiamo detto a tutti 'tranquillo, amico, andrà tutto bene'. È stata una scommessa enorme ed eravamo in rosso fino a qualche giorno prima dell primo festival ma poi, all'improvviso, i conti sono tornati", spiega Samy.

Quando l'atmosfera è tutto

In uno stato, come la Francia, che della distinzione tra Parigi ed il resto del paese ha fatto bandiera, l'idea di far festa lontano dallo stress della metropoli è già una dichiarazione d'intenti. Fantin Dufaÿ, del Macki Music Festival, che si tiene in un parco a Carrières-sur-Seine, sulla via degli Impressionisti, ne è ben conscio.

Grazie al sostegno del sindaco di Carrières, che concede loro il terreno del parco, il Macki Music Festival si può permettere di condurre un evento dove l'indipendenza è chiave. "A Parigi è pieno di grandi festival come il Rock en Seine o il Solidays, ma non quel genere di festival che ha più un'atmosfera da 'festa di villaggio'", dice: "il genere di posto in cui incontri i tuoi amici, non devi pagare la birra un occhio della testa, non ti senti l'ingranaggio di una macchina commerciale". Fantin ci tiene che le cose rimangano così. "Abbiamo limitato apposta la capacità dell'evento e l'abbiamo mantenuto molto familiare. Certo, se volessimo sviluppare un progetto da 10.000 persone in qualche vecchia stazione o magazzino del centro potremmo benissimo farlo, ma non è quello il punto, per noi."

Jimmy Jacquet, 26 anni e una lista immensa di microfestival alle spalle: solo l'estate scorsa è stato a vie sauvage, Musiques Metisses, l'Ocean Climax, lo Hoop Festival ed il Festi'Plage. Jimmy lavora d'inverno e d'estate si trasforma in un "viaggiatore felice", sempre in movimento a seconda di ciò che lo incuriosisce. Dei micro-festival adora l'ambiance: "Il fatto che siano eventi a grandezza umana ti fa sentire come se conoscessi tutti - o, almeno, dopo che sei lì da un giorno tutte le facce ti sembrano familiari. Le interazioni tra persone sono molto più semplici. E hai veramente l'impressione che la musica e l'amore vengano messi in primo piano rispetto al profitto. Sembra sempre che tutto sia stato messo lì perchè tu te lo goda, non per farci soldi," dice.

Gli fa eco Julie Ripert, 28 anni, responsabile della qualità in un'enoteca a tempo pieno e grande appassionata di festival indipendenti, è completamente d'accordo. Preparandosi al prossimo evento sul suo calendario - il micro-festival vie sauvage, nel profondo sud-ovest della Francia - Julie ricorda le edizioni a cui è stata. "L'atmosfera è veramente diversa rispetto ai grandi festival - soprattutto per quanto riguarda...lo stato mentale della gente. Lì la gente è molto aperta: si vede che sono felici di essere lì e che non vedono l'ora di condividere questa felicità". Le prime parole che le vengono in mente, per descrivere l'aria che si respira a questi eventi, sono "pace, serenità e condivisione". Il biglietto, almeno per vie sauvage, ormai lo compra senza neanche dare un'occhio agli artisti che suoneranno alla prossima edizione.

Macki

Pablo Sciambra queste cose le ha sentite tante volte. Il suo festival, Le Bateau, si basa su un concept particolare: il genere musicale degli artisti che vengono chiamati cambia di anno in anno. "Il nostro pubblico ha una mentalità aperta, ed è lo stesso pubblico che viene di anno in anno perchè la nostra comunità è piuttosto unita, quindi credo vengano per l'evento in sè, per divertirsi e scoprire nuova musica. Noi scopriamo nuovi artisti, loro vengono e li scoprono con noi." Così, un anno sono state chiamate soprattutto artisti indipendenti francesi, un anno è stato il turno di rock band americane, inglesi e canadesi, e quest'anno gli artisti appartengono soprattutto alla scena R&B.

"Puoi essere chiunque tu voglia"

Quando gli viene chiesto quale sia il segreto del successo continuato del suo piccolo festival di campagna, Pablo spiega che il passaparola funziona tantissimo, in piccoli villaggi come il suo. "Noi siamo di qui, non di Parigi. Non siamo come la gente che viene a fare festa in campagna ma si porta la gente da Parigi," dice. Ma, allo stesso tempo, ha capito che l'idea di scappare dalla città per trovare un po' di relax salta in mente a sempre più persone. "Anche solo mettendo la mia casa su AirBnB, vedo che sempre più gente vuole passare un weekend in campagna. Le persone, ma anche le band, hanno voglia di farsi un fine settimana insieme, di campeggiare... Credo che la nostra attrattiva non farà che crescere man mano che il desiderio di evadere dalla città cresce".

Per quanto riguarda Chateau Perché, il cui motto, non a caso, è Liberté, egalité, Chateau Perché, Samy sottolinea che la voglia di libertà è al centro del loro progetto. "Fin dall'inizio abbiamo cercato di costruire un clima di estrema libertà: ad esempio, la gente viene e di solito è travestita. Puoi venire da noi e recitare un ruolo per un weekend, se vuoi. Se vuoi essere un cane, puoi. Se vuoi essere una ragazza ma sei un ragazzo, puoi. Puoi essere chiunque tu voglia". Così, di anno in anno i terreni del Castello di Avrilly vengono calpestati da scimmie e fate, mentre pirati e cowboy vestiti si fanno strada attraverso il tunnel sonoro all'entrata del festival. Dalle pareti, piccole altoparlanti ripetono ai visitatori le regole del festival - di tanto in tanto intervallate dalle voci più disparate e bizzarre, intente a pronunciare scioglilingua, filastrocche...o pagine Wikipedia. Samy le tiene in una speciale cartella sul computer, raccogliendo durante l'anno un'accozaglia multiforme di accenti e toni da usare.

Chateau

Un rapporto di interdipendenza con il territorio

Come i migliori vigneti, i micro-festival fioriscono al meglio dove hanno solide radici. È per questo che Pablo e suo padre, da cinque anni, si appoggiano alla propria rete locale per far funzionare Le Bateau. "Ho una comunità alle spalle, qui, da quando sono bambino. Ho lasciato la campagna quando avevo 16 anni, sono tornato 7 anni dopo e ho notato che i miei amici dai tempi della scuola erano diventati elettricisti, idraulici, graphic designer... Quei ragazzini con cui sono cresciuto avevano delle capacità di cui avevo bisogno per il festival. Non mi serviva cercare altrove".

Questo solido legame con la comunità locale, però, non è un vantaggio soltanto per gli organizzatori. "Quando è tempo di preparare il festival, tutta la forza lavoro viene da qui: serve una mano per montare il palco, il cibo del ristorante è cucinato da cuochi locali, tutti conoscono tutti. Quel che è più interessante è che se il festival cresce, tutto cresce: serve più acqua, più elettricità, più strutture..." aggiunge Pablo.

Che attorno a festival, grandi e piccoli, si muova un'economia enorme non è una novità. D'altronde, un report di EY del 2017 sul contributo della musica live sull'economia francese indica che i live, festival inclusi, hanno generato 4,3 miliardi di euro nel 2015, dando lavoro a 118 700 persone, ed è ormai chiaro che nella gran parte dei casi, questo genere di manifestazione culturale abbia, almeno per qualche giorno, un effetto dopante sull'economia locale.

Chateau

C'è un altro lato positivo della medaglia, al di là dell'economia, spiega il professor Cluzel: "gli organizzatori di questi eventi sono spesso molto legati al territorio, e questo porta ad incoraggiare i nuovi attori culturali che provengono da quel luogo. È un modo di avere nuova visibilità. E, se l'artista proveniente da un territorio viene invitato all'evento da un'altra parte, questo può facilitare uno scambio di pratiche culturali, esperienze ed idee che porta a sperimentare attraversando i propri confini".

D'altra parte, però, una massa di persone (per quanto piccola) non può che scuotere, e talvolta disturbare, la pace dei villaggi in cui vengono organizzati questi micro-festival. È il caso della piccola Trévol, dove si tiene Chateau Perché. "All'inizio abbiamo notato un conflitto d'interessi con la prefettura locale ed il dipartimento di polizia perchè, per loro, meno eventi ci sono, meno incidenti e problemi vengono causati. Le loro carriere non sono in pericolo, se non succede niente. Abbiamo dovuto trovare del terreno comune su cui lavorare", ricorda Samy. "Il nostro evento disturba la vita quotidiana del villaggio, ma le migliaia di persone che arrivano vanno gestite, o potrebbe succedere qualcosa di pericoloso, quindi ci siamo impegnati a mantenere dei buoni rapporti con le istituzioni".

"Non giochiamo lo stesso gioco"

La domanda che continua a rimanere è, però, semplice. Questi micro-festival sono qui per restare? Come fanno, anno dopo anno, a reggere la tensione del mercato, la competizione con altre manifestazioni enormi, che hanno dietro di sè nomi di grandissimi brand? Il segreto per vincere, a quanto pare, è semplice: non provare nemmeno a giocare nello stesso campionato.

Fantin è molto fiero di questa soluzione, e dice che Macki Music Festival non si sente minacciato dai grandi eventi commerciali perchè "non stanno giocando lo stesso gioco". "I nostri non vengono qui per la line-up, che per noi è importante, ma neanche tanto. Vengono soprattutto per l'atmosfera e per il concetto che sta dietro". È questa, forse, l'autentica indipendenza.

Bateau

Nel mondo della techno in cui si muove Samy con il suo castello strafatto, le cose sono leggermente diverse. "Non era così quando abbiamo inaugurato il festival, ma ho l'impressione che la techno sia la nuova musica commerciale in Francia, adesso. Certi grandi festival stanno cominciando a proporre la nostra stessa musica, ma non mi sento per niente minacciato da loro. E sai perchè? Perchè adesso abbiamo una nostra forte identità, la gente ci segue ed i nostri fan sanno che quel che facciamo, lo facciamo con il cuore, all'insegna della qualità. Sanno che se vengono verranno trattati con rispetto, come individui, e che si divertiranno un casino. Certo, la competizione è sempre più feroce, ma questo non fa che spingerci ad innovare", dice, sprofondato nel divano dell'appartamento parigino dove vive per gran parte dell'anno.

Pablo gli fa eco. "Lavoravo per dei grandi festival, di quelli finanziati da grandi brand, ed era una figata perchè potevi fare qualcosa di enorme, ma è tutta un'altra cosa. Non puoi compararci con dei festival pieni di soldi. Questa è più una via di fuga dalle fatiche della vita. È rilassante". Più rilassante, sicuramente, delle file infinite al bagno e le impressionanti masse di un Coachella o un Benicassim.

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