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L'Europa nel 2015: l'anno del tracollo delle libertà civili?

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Default profile picture Alessandro grassi

società

(Opinione) Nel 2015 la stagione europea degli appuntamenti elettorali è iniziata in Grecia, con la vittoria di Syriza, ed è terminata con il voto di domenica in Spagna. Accanto alla partecipazione popolare, altre impensabili restrizioni delle libertà civili sono state attuate in Europa quest’anno: la "Legge bavaglio" spagnola, entrata in vigore lo scorso luglio, è solo una di queste.

La Ley mordaza, la cosiddetta "Legge bavaglio" approvata in Spagna dal Partito Popolare, ha imposto severe sanzioni per coloro che protestano davanti agli edifici governativi: si rischia fino a 600 euro di multa. Coloro che invece causano un "grave turbamento alla sicurezza pubblica" possono essere sanzionati fino a 600 mila euroProibito anche scattare foto agli ufficiali di Polizia e protestare dall’alto, per esempio sui tetti.

La Legge bavaglio in Spagna

La Legge bavaglio è una misura drastica volta a far tacere le proteste e l'opposizione politica, in un Paese che negli ultimi anni ha conosciuto una costante crescita della mobilitazione popolare in risposta alle politiche di austerità. La Spagna sembra essere un laboratorio politico progressista, nella stessa misura in cui lo è oggi per la repressione del dissenso.

Qui si è assistito alla nascita del movimento degli Indignados, che cha influenzato tutta una serie di movimenti Occupy. A maggio mi trovavo a Madrid e ho parlato con la giornalista spagnola Esther Ortiz riguardo la questione. «La Legge bavaglio è resa possibile solo a causa delle crisi economiche, sociali e politiche che stiamo attraversando, per le quali anche l'UE è responsabile,» è la sua opinione. «Questa legge garantisce che sarà possibile andare avanti con le misure di austerità richieste da Bruxelles, contenendo ogni protesta con strumenti anti-democratici».

Il gruppo che ha guidato l'opposizione contro la Legge bavaglio si chiama No Somos Delito (Noi non siamo il crimine, n.d.r.). La portavoce dell'associazione, Monica Hidalgo, ha spiegato: «Il Partito popolare ha governato (l'Esecutivo uscente, n.d.r.) per conto di una "maggioranza silenziosa", che non protesta... Ma ora la gente ha molto meno da perdere, e quindi anche meno paura. L'introduzione di questa normativa ottiene come effetto quello di scoraggiare il dissenso, di fronte a una sanzione di 30.000 euro prevista, ad esempio, se si protesta davanti al Parlamento spagnolo».

L'anno nero della Francia

Il fatto che la Legge bavaglio abbia reso praticamente impossibile protestare in Spagna non è un problema solo nazionale, ma europeo, dato che potrebbe costituire un precedente e aprire la strada ad ulteriori limitazioni delle libertà civili. Purtroppo, sembra che la democrazia moderna e la libertà di parola abbiano preso una brutta piega proprio nella "culla dell’Illuminismo".

Nel 2014, a Parigi, la Polizia ha impedito lo svolgersi di una manifestazione pro-Palestina, ritenendo che costituisse "una minaccia per l’ordine pubblico", considerando anche la possibilità di estendere il divieto in tutta la città. Nell'ultimo anno la Francia è stata inflessibile contro la campagna degli attivisti per il Boycott, Divest and Sanction (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni, n.d.r.), volta a colpire i prodotti israeliani provenienti dalle colonie e dai Territori occupati.

La Francia ha vissuto un anno nero per quanto riguarda i due attacchi terroristici che hanno sconvolto la Capitale: il primo contro la redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, avvenuto a gennaio; il secondo per le strade di Parigi e allo Stade de France a novembre. Per ragioni di sicurezza, dopo quest'ultima serie di attentati e in coincidenza con la Conferenza ONU della COP21, è stato imposto un divieto contro tutte le manifestazioni in pubblico, giustificato dallo stato di allerta anti-terrorismo. Gli attivisti provenienti da tutto il Continente hanno sfidato lo stop, lanciando un segnale di disobbedienza civile, di fronte alla necessità di fare pressione sui governi di tutto il mondo verso un serio impegno contro il cambiamento climatico.

Le ambiguità

Ancora prima degli attacchi di Parigi, i Governi dell'UE stavano già attuando legislazioni anti-terrorismo caratterizzate da una certa ambiguità: la linea tra la necessaria agenda di sicurezza e il pretesto per mettere a tacere il dissenso non è sempre stata del tutto chiara. La crisi dei rifugiati ha mostrato come — in termini di diritti umani — l'UE manchi dolorosamente di un equilibrio comune, considerando i diversi atteggiamenti e il trattamento che i rifugiati hanno subito attraverso tutto il Continente, e che stanno ancora subendo in Europa orientale e nei Balcani.

Nel 2016, ci sarà bisogno di vigilare costantemente sulle libertà civili e i diritti umani, altrimenti si correrà il rischio di avviarsi verso un altro tracollo, potenzialmente molto più pericoloso di quello finanziario.

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Pubblicato dalla redazione locale di cafébabel Londra.

Translated from Europe in 2015: the year of the civil freedom meltdown?