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L'anonimato, ovvero come sopravvivere nei centri urbani

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Default profile picture Zoé Locher

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Roberta Calabrò

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In metro, al supermercato, al cinema...Abitando in città, il tempo passato con degli estranei è maggiore di quello trascorso con i propri cari. E si diventa solamente un viso tra gli altri. Ma a Berlino, a volte anonimato può far rima con intimità. Un varco viene aperto tra la folla.

Un mercoledì sera come tutti gli altri nella metro berlinese. Ho appena recuperato un'amica all'aeroporto e dividiamo una birra recuperando il tempo perduto. Un uomo entra di corsa nel convoglio. Somiglia in tutto e per tutto a Tarzan, stile di abbigliemento compreso. Si lancia in una performance quanto meno originale. Comincia a scimmiottare i viaggiatori, attraversa la carrozza in lungo e in largo e inaugura una serie di trazioni e flessioni. Una volta terminata la sua dimostrazione, comincio ad applaudirlo… Prima di constatare che nessuno batteva ciglio intorno a me. Non è difficile capirlo, nessuno dei passeggeri non gli presta la minima attenzione. Alla stazione successiva, si dilegua alla stessa velocità con cui era arrivato.

Il punto è che le discussioni e gli incontri urbani nascono da una situazione ben precisa, spesso eccezionale, o semplicemente dal caso. Per il resto, sembrerebbe che un muro invisibile si eriga tra gli abitanti di una medesima città. Una « tacita ignoranza dell'altro », ecco ciò che viene rilevato da Jules, fedele utente della metro parigina, in modo analogo alla geografa Marion Tillous. L'esperta spiega in parole semplici questa ignoranza reciproca : « Il fatto che le distanze siano molto ridotte conduce probabilmente i viaggiatori ad ignorarsi per rendere il contatto meno difficile. » Nel quotidiano dunque, il nostro vicino di posto non esisterebbe neanche.

« Isolarsi tra gli altri »

Mi sono chiesta che cosa ricordi il quotidiano dei berlinesi. E non gioisco nell'annunciarvi che la solita solfa casa-lavoro è ben lontana. Nella capitale tedesca, la gente trascorre circa 62 minuti al giorno nei mezzi pubblici, l'equivalente di 377 ore all'anno, cioé due settimane di vacanze piene. Inquietante, dite ? Non finisce qui. Nel 2017, i bus, le metro e i tram di Berlino sono stati utilizzati 19 milioni di volte in più del 2016, favorendo una mescolanza maggiore tra i cittadini. In tali condizioni, è difficile stringere dei legami con gli altri passegeri della propria carrozza. La maggioranza, inchiodata al telefono, non si accorgerebbe nella maniera più assoluta dei miei segnali e di altri tentativi di comunicazione.

Le nozioni di spazio privato e di spazio pubblico non sono mai state cosi vaghe come oggi. Così, se non si è mai completamente soli, allo stesso modo potremmo esserlo. negli anni 80, l'esperta di antropologia urbana Colette Pétonnet ha denominato questa bolla di intimità « pellicola protettiva ». In uno dei suoi libri viene spiegato che « l'uomo è un animale socievole che avverte ogni tanto il bisogno di un momento di intimità. Tuttavia, in città, è decisamente impossibile sottrarsi a tanti occhi, tante facce, a degli avvicinamenti indesiderati. Anche i cittadini hanno sviluppato la capacità di isolarsi dagli altri, di non vedere né sentire niente, con un riflesso paragonabile a quello di un tuffatore che interrope la respirazione ». In questo modo, l'anonimato in città sarebbe necessario per fuggire dalla pressione sociale causata da rapporti troppo intimi tra le persone. L'antropologa va oltre affermando che la dissimulazione della nostra identità servirebbe a rendere la vita urbana possibile, permettendo di mescolare prossimità e distanza.

Un giorno, ero alla biblioteca e discutevo con Olivia, che vive a Berlino da tre anni. Mi rivela le sue sensazioni sul quotidiano in una grande città, sotto lo sguardo corrucciato di una donna secondo la quale sussurravamo un po' troppo forte. « Per me, è davvero piacevole vivere in una grande città dove non incrocio costantemente delle persone che conosco. Il fatto di essere in mezzo a degli estranei rende liberi di essere se stessi al 100 % per un po', mi racconta. Certo, mi fa piacere quando incontro degli amici per caso, ma a volte, semplicemente non ho voglia di imbattermi in delle persone che conosco poco » Olivia fa una pausa, l'aria pensierosa, poi riprende : « Là da dove vengo (da Marsiglia, 870 000 abitanti, ndr) non posso più ritrovare questa sensazione, perché conosco già "troppe" persone. A lungo andare, ciò potrebbe mettermi a disagio ».

Oggi, quasi i ¾ degli europei vivono in città. La sola capitale ad aver conosciuto un declino demografico negli ultimi anni rimane Atene. E Berlino in tutto questo ? Con i suoi 3,4 milioni di abitanti essa è la terza capitale più popolata d'Europa. Ogni anno, in città vengono registrati decine di migliaia di nuovi arrivi, la maggior parte persone tra i 18 e i 30 anni. È il caso di Annika, 22 anni, che ha dovuto raggiungere la capitale per proseguire gli atudi : « All'inizio, rifiutavo di venire a Berlino, mi dicevo che è troppo grande, troppo agitata, c'è troppo traffico, e poi dopo due anni a Parigi, ne avevo abbastanza. » Oggi, la giovane sembra essersi abituata alla vita berlinese e ha scoperto « la diversità della città e la sua incredibile ricchezza culturale »

«_ A parte "Buongiorno" e "Come va", non ci siamo mai scambiati altro »

Per gestire una densità enorme, lo spazio disponibile deve essere organizzato in maniera pratica. Ma uno spazio funzionale è prima di tutto uno spazio condiviso. A Berlino, il fenomeno di co-working è in piena espansione. Secondo un articolo del Berliner Zeitung, il primo spazio del genere è stato fondato nel 2005. Da allora ne sono seguiti un centinaio.

Ma la condivisione dello spazio interessa anche la nostra sfera privata. Oggi a Berlino, diventa difficile trovare casa a un prezzo ragionevole : gli affitti sono aumentati del 57 % tra il 2004 e il 2014. Avere un coinquilino è dunque la regola. In ogni caso è la soluzione privilegiata per 35 % degli studenti tedeschi. A confronto, solo il 15 % dei giovani francesi opta per questo stile di vita. Al di là del Reno, d'altro canto, non dispiace condividere un appartamento con degli sconosciuti. La lingua tedesca ha anche un termine che designa queste coabitazioni : sono le « Zweck-WGs », ovvero le « coabitazioni utilitarie ». Ma l'esperienza può essere a volte destabilizzante. Tre giorni prima di trasferirsi a Berlino, Sarah trova in-extremis un posto un una Zweck-Wg. una volta lì, la giovane resta spiazzata : « La persona alla quale affittavo la camera mi aveva parlato di due coinquilini, ma è solo una volta arrivata che mi sono resa conto che era una coppia. A parte "Buongiorno" e "Come va", non ci siamo mai scambiati altro » Vivere insieme solo per soldi, troppo poco per lei. Sarah è subito andata a sistemarsi in una « vera » coabitazione.

Lo spazio condiviso, un luogo di comunione

Questa divisione del nostro spazio, anche privato, non interessa solo Berlino o la Germania. In tutta Europa condividiamo la nostra auto con Blablacar, il nostro appartamento con AirBnb, o il nostro divano con Couchsurfing. La solitudine fisica sembra essere una rarità. Ovunque si vada, ovunque ci si rechi, l'anonimato ci attende dietro l'angolo.

Ma in questo contesto la condivisione dello spazio puà anche essere vista come un'alternativa. Il vecchio aeroporto nazista Tempelhofer Feld è uno dei luoghi più emblematici di Berlino. Chiuso nel 2008, è stato in seguito reinvestito dai berlinesi, che hanno inoltre votato affinche lo spazio restasse intatto. Là si incontrano anche persnone che fanno jogging, appassionati di barbecue e famiglie a passeggio. Ci si può pregare, cantare, andare in bicicletta o giocare a frisbee indisturbati. Anche qualche venditore di cannabis si confonde tra la massa. La folla si mescola senza urtarsi e una forma di comunicazione silenziosa si manifesta nell'aria, dissimulata dagli sguardi e dai sorrisi. I curiosi della domenica rispettano l'anonimato e l'intimità degli altri, ma sembrano avere qualcosa in comune. Nel 2015, è il festival musicale Lollapalooza ad animare il luogo. I vecchi edifici, sono stati trasformati tre anni fa affinché dei rifugiati possano abitarvi

« In situazioni di completo anonimato, la parola è libera come l'aria, senza legami né depositario. »

Riutilizzare gli spazi vuoti e impiegarli in maniera differente sembra qui alimentare il vivere insieme. L'importanza di spazi come il Tempelhofer Feld cresce con il loro essere pubblici e accessibili a tutti, tutte le classi sociali insieme. Allora, alla domanda riguardante la possibilità di far convivere anonimato, intimità e socievolezza in città, dopo una giro a Tempelhofer Feld, siamo tentati di rispondere in modo positivo.

Si può ora idealizzare lo stile di vità urbano, ora fustigarlo. Tuttavia, sembra dificile affermare che anonimato e comunicazione siano decisamente incompatibili. A volte, la certezza di restare anonimi ci spinge snche ad aprirci più del solito. Come dice Colette Pétonnet, « in situazioni di completo anonimato, la parola è libera come l'aria, senza legami né depositario ».

Come si traduce ciò nella realtà ? Un giorno, mentre facevo l'autostop sulla banchina di una strada di campagna, un uomo sulla quarantina si ferma e mi offre un posto nella sua auto. Dopo aver condiviso con me delle patatine che aveva appena comprato, comincia senza altre esitazioni a confidarsi : il suo lavoro, i suoi problemi familiari, il suo divorzio, la sua salute... ci si scambia -molto- nel giro di quasi un'ora, mi lascia e ci si dice arrivederci e grazie –lui per averlo ascoltato e consigliato, io per la sua accoglienza. Per una volta, mi rendo conto di una cosa : so tutto di lui. Tutto, tranne il suo nome e la sua identità.

Translated from L'anonymat, ou comment survivre en milieu urbain

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