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La mia serata coi Vetusta Morla

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Cultura

Metti una sera a Parigi, una coinquilina spagnola e uno dei gruppi indie più conosciuti della penisola iberica. Un mix esplosivo che, sulle note di Copenhague, ci accompagna a casa quando ormai si sono fatte le cinque del mattino.

Quanti di voi conoscono i Vetusta Morla? Si alzerebbero un bel po’ di mani spagnole a una domanda del genere, dal momento che i Vetusta sono uno dei gruppi indie più seguiti della penisola iberica: appena al terzo album, già al terzo disco d’oro. Davvero niente male come media. Quattro Vetusta su sei sono al Gran Rex di Parigi per ritirare un premio ai Melty Future Awards e Carla, la mia coinquilina spagnola, muore dalla voglia di scambiare due chiacchiere con uno dei suoi gruppi preferiti. Armato del mio “castellano” inzuppato di cadenza campana, seguo la ragazza e i quattro musicisti nella saletta fumatori: come avrei potuto immaginare che un paio d’ore più tardi avrei seguito lo stesso gruppo di persone verso un disco pub dei Grands Boulevards?

Carla è euforica: parla rapidamente con tutti, ci tiene a specificare che i concerti dei Vetusta Morla li ha praticamente visti tutti. Io, se stringo rapidamente amicizia con Juanma, chitarra e tastiera della band, lo devo unicamente a Franco Battiato. «Sono un grande ammiratore di Battiato – dice lui e a me già brillano gli occhi – è uno di quegli artisti che non mi stanco mai di ascoltare. L’album con Anthony poi è davvero stupendo: due grandi al confronto». Il ghiaccio si è rotto da un pezzo: una domanda del tipo «Che musica ascolti in Italia?» mi proietta in un appassionante discorso che da De Gregori, non ricordo neanche bene come, arriva fino ai Calibro 35. Stranamente, per questa volta smetto di parlare in fretta: sono avido di curiosità, di particolari, di viaggi e dei pezzi di vita che il musicista potrebbe raccontarmi.

«Ho fatto il critico musicale per dieci anni, poi mi hanno proposto di entrare nei Vetusta Morla. All’inizio è stato durissimo, lavoravo praticamente tutta la settimana: ero costretto a distribuire le ferie durante l’anno in base alle date dei concerti che avevo con il gruppo. Urgeva una decisione drastica». Juanma, a quel punto, ha scelto i Vetusta. Ha scelto i viaggi con il furgone in giro per il Vecchio Continente e non, come quando mi racconta di un indimenticabile concerto messicano o della monotonia che ti assale dopo ore di autostrada. Ha scelto di scommettere su una vita dove l’adrenalina va a braccetto con l’imprevisto, dove la libertà su un palco limita quella della vita diaria, dove oggi ‘La Deriva’ è disco d’oro, domani non si sa. 

«Non credere che sia tutto facile, divertente ed emozionante come sembra – mi assicura il chitarrista – Lavoriamo tantissimo, siamo spesso lontani da casa… ma è tutto ciò che ho sempre desiderato fare. Amo questa vita e soprattutto amo il mio mestiere. Il viaggio, il rischio: fa tutto parte del gioco». D’altronde lo dice anche ‘Copenhague’, probabilmente la canzone più nota dei Vetusta Morla: «Lasciarsi andare sembra troppo bello/Rischiare/Non saper mai dove si va a finire… o dove si va a iniziare»

Copenhague - Vetusta Morla (2008)

Sono le cinque del mattino quando io e Carla prendiamo un taxi per tornare a casa: lei è ancora emozionatissima per tutto quello che è successo, guarda le foto che abbiamo scattato con i componenti del gruppo, le commenta e ride. Io ripenso ancora alle parole di Juanma e alla straordinaria leggerezza che mi hanno trasmesso: quella leggerezza piacevole e inaspettata, la stessa che provi quando sei all’estero e hai voglia di cantare a squarciagola per strada, senza il rischio di comprendere i commenti dei passanti.