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La foresta degli incubi di Gus Van Sant

Published on

Torino

Il 28 aprile scorso è uscito nelle sale The sea of trees ("La foresta dei sogni"), l'ultimo film di Gus Van Sant presentato a Cannes nel 2015. Un cast stellare e premesse mistiche annunciano un'opera degna della filmografia del regista, ma stavolta qualcosa non funziona ...

Arthur Brennan è un uomo triste e lo si capisce dalle prime immagini del film. Gli è capitato qualcosa che ha segnato la sua esistenza e si sta recando in Giappone con un biglietto di sola andata. Il luogo che sta per raggiungere è Aokigahara, la foresta conosciuta come "mare di alberi" e posta alle pendici del Monte Fuji, nota invece come "foresta dei suicidi"; qui ogni anno vengono ritrovate decine di cadaveri, individui provenienti da ogni parte del mondo.

Lungo il percorso numerosi cartelli in varie lingue tentano di far desistere il visitatore, ma sarà ben altro a distrarre Arthur dai suoi propositi: Takumi Nakamura, un giapponese confuso e mal ridotto, pentito della sua decisione di recarsi nello stesso luogo e che non riesce a trovare la via del ritorno. Takumi invoca l'aiuto di Arthur. L'incontro darà il via a un percorso doloroso e intimo di espiazione scandito a colpi di flashback e monologhi strazianti. Ci saranno rivelate le ragioni di entrambi, ma la reazione a tutto questo sentimentalismo non sarà che annoiata indifferenza, senza l'ombra di alcuna empatia.

Occidente vs Oriente e altri mali

E' chiaro che l'incontro tra un professore di matematica americano, composto e risoluto come Arthur, interpretato dal premio Oscar, Matthew McConaughey, e lo spirituale e saggio Takumi, un Ken Watanabe con i polsi tagliati e la voglia di tornare da sua figlia appaia allettante, soprattutto in uno scenario così complesso come Aokigahara. Eppure, per quanto Gus Van Sant provi a comporre un puzzle perfetto, nulla va al proprio posto. Il risultato è un continuo botta e risposta di dogmi culturali: la scienza contro la fede, il concreto contro il magico, le priorità di un occidentale contro quelle di un orientale. Come se non bastasse non solo è la pazienza ad essere esasperata, ma le proprietà del mezzo stesso, dove primi piani e riprese macro confondono ulteriormente senza arricchire il testo.

Chi è Gus Van Sant?

Gus Van Sant è un regista, sceneggiatore, montatore e musicista americano. Autore di molti film, è soprattutto un esperto quando si tratta di combinare ritmi diversi - interni ed esterni - per raccontare storie che, nel suo caso, parlano spesso di una normalità più paurosa del sovrannaturale. In passato Van Sant ha scelto di raccontare storie d'amore controverse, esistenze silenziose rese ancor più nascoste da eventi indicibili. Ha firmato Elephant dando un taglio nuovo alla strage di Columbine negli U.S.A. e portato all'attenzione del pubblico le vicende di Harvey Milk, primo eletto nelle istituzioni statunitensi apertamente gay. La Foresta dei sogni è un pretesto per parlare di amore? Di morte? L'intento è comunicare una delicata grazia contrapposta alla dura consuetudine degli eventi reali? Il messaggio stucchevole poco si addice ad un autore attento come Van Sant e il risultato è deludente.