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Centri di reclusione per stranieri: circolare, i cancelli si stanno per chiudere! (1/3)

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Translation by:

Elisa Bazzani

società

In seguito alla presentazione all’Assemblea nazionale di un progetto di legge sul diritto d’asilo, i riflettori tornano a puntare su un elemento chiave delle politiche migratorie europee: i centri di detenzione per gli stranieri. Ecco il focus sulla Francia.

Il progetto di legge sul diritto d’asilo,presentato dal Ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve ai deputati francesi il 9 e il 10 dicembre scorsi, mira alla trasposizione delle direttive europee nell’ordinamento francese e a diminuire i tempi di esame delle richieste d’asilo. Diverse associazioni per la difesa dei diritti umani e alcuni magistrati hanno però condannato i presupposti e le misure di questo progetto. Basato sull’idea che il sistema del diritto d’asilo sarebbe «intasato dai truffatori», associazioni e giudici sono preoccupati da misure potenzialmente sbrigative, degradanti per il lavoro dei giudici, che trasformerebbero il sistema del diritto d’asilo in «una macchina per i respingimenti e le espulsioni».

Non sorprende quindi il fatto che questo progetto di legge non metta affatto in discussione l’esistenza dei campi di detenzione per gli stranieri, concepiti dagli stati come uno strumento di controllo delle frontiere. Tuttavia, le leggi francesi ed europee stabiliscono che la detenzione debba essere utilizzata solo come «ultima risorsa». È dunque possibile pensare a una politica dell’immigrazione che non preveda campi di detenzione per stranieri?

A cosa servono i campi di detenzione per stranieri?

Ufficialmente denominati Centri di Reclusione Amministrativa (C.R.A.), questi luoghi di privazione di libertà sono stati costruiti per facilitare l’espulsione degli stranieri che non dispongono del permesso di soggiornare in Francia.

Può trattarsi di richiedenti asilo la cui domanda ha avuto esito negativo, che si trovano a soggiornare in territorio francese senza averne l’autorizzazione. Può anche trattarsi di persone venute in Francia con o senza documenti, e che poi non sono riuscite ad ottenere o a rinnovare la propria carta di soggiorno. Se sono fermati dalla polizia e viene effettuato il riconoscimento facciale, vengono collocati nei campi di detenzione.

Questi centri di detenzione permettono all’amministrazione francese di «trattenere» queste persone il tempo necessario per chiedere ai loro paesi d’origine un lasciapassare per rimpatriarli. Ottenuto questo documento, la polizia provvede a rimpatriarli per via aerea.

Se alla fine del periodo di detenzione non è stato possibile ottenere il lasciapassare (ad esempio perché lo Stato in questione non riconosce l’individuo come proprio cittadino), l’amministrazione è tenuta a rimettere lo straniero in libertà, anche se la sua situazione non è stata regolarizzata.

È importante sottolineare che anche le persone più vulnerabili vengono rinchiuse: donne incinte, malati, anziani, e le vittime della tortura o della tratta degli esseri umani. Inoltre, in Francia e in altri paesi europei i minori, che si trovino insieme alla propria famiglia oppure non accompagnati, sono regolarmente sottoposti alla reclusione.

Da quando esistono i centri di detenzione?

Dopo aver fatto entrare migliaia di famiglie e di lavoratori italiani, spagnoli, portoghesi, tunisini, marocchini e algerini, perché potessero contribuire alla ricostruzione del paese e all’aumento demografico durante i Trenta Gloriosi, la Francia chiude le frontiere nel 1974. L’immigrazione dei lavoratori e delle famiglie viene interrotta, fatta eccezione per i cittadini della Comunità Europea. È istituito un rigoroso sistema di controllo su ingressi e soggiorni, e gli stranieri devono ora essere in possesso di un documento di soggiorno per non essere rimpatriati nel paese di origine.

A partire dal 1975, pur in mancanza di una legislazione in merito, le espulsioni vengono messe in atto, utilizzando dei luoghi di detenzione clandestini, quali magazzini e depositi. Una legge del 1981 disciplina queste procedure e si costruiscono 13 centri di reclusione nelle principali città francesi. Da allora ne sono stati costruiti altri 12. Questo sistema è completato da più di 150 Luoghi di Reclusione Amministrativa (L.R.A.). Questi hanno la funzione di ospitare temporaneamente gli stranieri che non possono essere collocati nei centri per motivi « di tempo o di luogo ». Si tratta generalmente di commissariati di polizia o di presidi della gendarmeria, e la durata della reclusione non può superare le 48 ore.

La legge del 1981 fissa la durata massima della detenzione a 7 giorni. Questa passerà a 10 e poi a 12 giorni tra il 1993 e il 1998, prima di essere fissata a 32 giorni nel 2003, dalla legge Sarkozy. Lo scorso luglio, il governo Hollande, per quanto molto critico rispetto alle posizioni di Nicolas Sarkozy in materia di immigrazione, ha esteso la durata della reclusione a 45 giorni. Per la prima volta, la legge Sarkozy fissa anche degli obiettivi numerici in termini di espulsioni: 15 000 nel 2004, 20 000 nel 2005 e 25 000 nel 2006.

Quante sono le persone rinchiuse?

Secondo queste direttive, nel 2013 45.000 persone sono state messe in stato di detenzione, e quasi altrettante sono state rimandate a forza nel loro paese d’origine (Rapporto delle cinque associazioni presenti nei C.R.A. [1], nda). Se il numero delle persone detenute all’interno dei campi è diminuito rispetto al 2011 (all’epoca erano 51.000), il numero delle espulsioni è aumentato del 35% tra il 2011 e il 2012, nonostante Hollande, da candidato, si fosse impegnato ad interrompere «la politica dei numeri che la destra ha condotto dal 2007». Ma questi dati dimostrano efficacemente come i governi di sinistra abbiano investito tanto quanto i governi di destra in quella che le associazioni chiamano «la macchina delle espulsioni».

François Hollande si era anche impegnato a mettere fine alla detenzione dei minori. Malgrado queste promesse, e sebbene nel 2012 la Francia sia stata condannata dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a questo proposito, nel 2013 3.607 bambini sono stati rinchiusi in Francia, 3.514 dei quali sull’isola Mayotte, in condizioni di degrado e in senza la possibilità di rivolgersi ad un giudice.

[1] : Le cinque associazioni presenti nei Centri di reclusione amministrativa sono Cimade, France Terre d'asile, Forum réfugiés-Cosi, l'Association service social familial migrants (Assfam) e l'Ordre de Malte France.

Questo articolo fa parte di una serie di tre pezzi dedicati ai centri di reclusione per stranieri in Francia. 

Continua.

Translated from Centres de rétention pour étrangers : circulez, on enferme ! (1/3)