Participate Translate Blank profile picture
Image for A. C. Galizia: «Che lo crediate o meno, Muscat è coinvolto nell'omicidio di mia madre»

A. C. Galizia: «Che lo crediate o meno, Muscat è coinvolto nell'omicidio di mia madre»

Published on

Translation by:

Francesca Paolini

Editors PicklatestSocietyMaltaGiornalismo

Due anni dopo l'omicidio di Daphne Caruana Galizia, il 30 novembre scorso, l'imprenditore Yorgen Fennech è stato accusato di essere un complice nell'omicidio della giornalista. Intanto Malta sta attraversando una crisi politica legata al coinvolgimento di alcuni membri del governo nell'attentato. Cafébabel ha incontrato Andrew Caruana Galizia, figlio di Daphne. Intervista.

«Ci sono truffatori in ogni dove». Così scriveva Daphne Caruana Galizia nel suo blog poco prima morire a causa di un attentato mortale il 16 ottobre 2017. Fra le tante cose rivelate da Galizia, vale qui la pena di menzionarne due: il coinvolgimento di Keith Schembri, ormai ex-capo di gabinetto del Primo ministro Joseph Muscat, e Konrad Mizzi, ex-ministro dell'Energia, in pratiche di corruzione.

In questi giorni, Melvin Theuma, tassista e intermediario-sicario nel delitto Galizia, ha deciso di fornire informazioni cruciali ai magistrati in cambio dell'assoluzione per crimini precedenti.

Theuma ha accusato l'imprenditore Yorgen Fennech di essere il mandante dell'omicidio della giornalista. L'uomo è stato arrestato mentre tentava la fuga a bordo del suo yacht il 30 novembre scorso.

Ma, nel frattempo, la rabbia della famiglia Galizia è cresciuta per via di un ulteriore "coinvolgimento illustre". L'ex capo di gabinetto del Primo ministro, Keith Schembri, è stato accusato, da Fennech per essere l'architettato dell'agguato mortale.

In seguito alle dimissioni del 26 novembre scorso, Keith Schembri verrà ascoltato dalla polizia.

Intanto, il Primo ministro Joseph Muscat ha già annunciato le sue dimissioni per il mese di gennaio 2020. Ma a Malta, i cittadini stanno protestando per ottenere una partenza anzitempo di Muscat.

Abbiamo incontrato Andrew Caruana Galizia, il figlio di Daphne. Intervista.

Come hai reagito al fatto che il Primo ministro non abbia immediatamente rassegnato le dimissioni, dopo quel che è accaduto a Schembri?

Il fatto dimostra il livello di attenzione e cura nei confronti dell'opinione pubblica maltese. Muscat non ha nemmeno fornito una spiegazione per le sue dimissioni; siamo solo tenuti ad accettarle come un dato di fatto. "Sapete che avevo intenzione di dimettermi comunque. Lascerò l'incarico quando mi andrà di farlo”: è quel che ha detto Muscat. Ed è assurdo. Se è sua intensione farsi carico della responsabilità politica di quanto accaduto - ma noi speriamo che vada incontro a un'azione penale - allora deve dare dimettersi seduta stante. Del resto, non dovrebbe trattarsi di una scelta.

Ci sono state varie accuse di diffamazione nei confronti di tua madre prima che venisse uccisa. Molte sono ancora pendenti. Il Consiglio d'Europa ha chiesto che vengano ritirate. Come ha reagito a questa notizia il governo maltese?

Per il governo di Malta si tratta di cause civili tra privati. Quindi, a detta loro, si tratterebbe di un'intrusione da parte del potere esecutivo qualora quest'ultimo cercasse di opporsi. La realtà è che la maggior parte delle persone che sono dietro a queste cause sono legate al governo stesso. Quindi, di fatto, non agiscono in qualità di individui, ma come funzionari di governo il cui comportamento è stato esposto da mia madre proprio in quanto figure pubbliche.

A Malta esiste una legge che protegge i giornalisti contro la SLAPP ("Strategic lawsuit against public participation", "Azioni legali strategiche contro la partecipazione del pubblico", ndr.). Più in generale, c'è qualcosa che possa tutelare l'interesse pubblico?

No, non c'è nulla. Ma non c'è limite al peggio. Per poter far causa a qualcuno a Malta bastano 300 euro come fondo di responsabilità presso il tribunale. Per rispondere, i giornalisti devono pagare altrettanto. Quindi, se sei un multimilionario e hai interesse a fare causa a un giornalista 10, 20, 50 volte, devi semplicemente pagare 300 euro per ogni causa intentata. È chiaro che per una persona facoltosa il costo è nullo, mentre il giornalista dovrà probabilmente chiedere soldi in prestito a familiari e amici per difendersi.

È ciò che è successo anche a mia madre. Una volta, un uomo d'affari le ha fatto causa in merito a un singolo articolo utilizzando 19 capi d'accusa. La polizia e un ufficiale giudiziario si sono presentati a casa nostra rilasciando altrettante citazioni a comparire in tribunale. È stata una follia. Mia madre ha dovuto pagare soltanto per potersi difendere. Tutto questo avviene ancora a Malta.

Inoltre, il querelante non ha bisogno di presentare alcuna prova che dimostri la fondatezza di un'accusa. Dal canto suo, il magistrato non vaglia le prove prima di ascoltare il caso. Quindi, non esiste alcuna protezione per i giornalisti.

Far causa ai giornalisti è una cosa comune?

Mia madre era sempre la prima a soffrire queste dinamiche. Il ministro dell'Economia e l'assistente di quest'ultimo le hanno fatto causa due volte ciascuno in contemporanea per un totale di quattro istanze. Il ministro hanno chiesto e ottenuto un ordine di pignoramento per l'importo massimale di danni in cui sarebbe potuto incorrere. Un ordine di pignoramento è un atto che normalmente viene impiegato nelle dispute commerciali: il tribunale congela la somma dovuta sul tuo conto corrente come garanzia. Il ministro ha proceduto in tale maniera all'inizio di una causa che poi è risultata senza fondamento e che ha perso. Ma sul conto di mia madre sono stati bloccati 50mila euro che risultavano ancora congelati al momento dell'omicidio. Dopo la morte di mia madre, non è più possibile procedere in questo modo.

«A Malta, le persone hanno paura ad esporsi in merito a figure pubbliche perché, in qualche modo, potrebbero ritrovarsi ad aver a che fare con queste ultime in altre occasioni e potrebbero essere danneggiati»

Tua madre aveva subìto minacce già prima dell'attentato?

Sì. La nostra porta di casa è stata incendiata e il nostro cane è stato ucciso. Sono cose che sono accadute molto tempo fa. Mia madre aveva 30 anni di carriera alle spalle. Nel momento in cui ha iniziato a scrivere, è diventata famosa in tutto il Paese perché il suo stile era diverso dagli altri. Scriveva senza nascondere il proprio nome: una rottura totale con il passato. A Malta, le persone hanno paura ad esporsi in merito a figure pubbliche perché, in qualche modo, potrebbero ritrovarsi ad aver a che fare con queste ultime in altre occasioni e potrebbero essere danneggiati. È un Paese piccolo. Il timore è che se ti fai dei nemici, un giorno, avrai dei problemi. Per esempio, se metti in cattiva luce un giudice, potresti ritrovarti in un caso proprio con quest'ultimo a sentenziare. Quindi è buona regolar non dire nulla, poiché non sai mai che potresti aver bisogno di qualcuno. Ma a mia madre tutto questo non interessava.

Il lavoro di inchiesta di Galizia è un caso isolato a Malta, o ci sono altri giornalisti che osano portare avanti lavori simili?

Non mentre lei era viva. Ma in seguito al suo omicidio, ne sono emersi altri: Caroline Muscat e Manuel Delia su tutti. Quest'ultimo ha anche un blog. Entrambi seguono lo spirito giornalistico di mia madre. Poi c'è Jacob Borg al Times of Malta che sta realizzando ottime inchieste. Ma non si tratta di giornalisti impegnati. Mia madre era un leader in questo senso. Lei si sarebbe descritta come un'editorialista, non una giornalista d'inchiesta. Poi lo è diventata per via della situazione. Ma, in realtà, era più famosa per le sue opinioni ficcanti.

Cosa pensi dell'assoluzione che è stata concessa all'intermediario-sicario che ha fornito informazioni alla Giustizia?

Ovviamente è molto difficile per la famiglia digerire il fatto che quest'uomo sia a piede libero, mentre sarebbe dovuto essere condannato 20 anni fa per altri reati. Ma questa è una lezione per le autorità responsabili dell'applicazione della legge. Se la condotta di un criminale viene tollerata perché, in fondo, le scommesse clandestine "non danno fastidio" e perché, alla fine, "nessuno uccide nessuno", allora si crea un sistema in cui gli uomini d'affari sanno a chi rivolgersi quando vogliono far fuori una giornalista. Il ruolo dell'intermediario-sicario non dovrebbe esistere in un'isola come Malta. E l'unico modo per riuscirci è assicurarsi che queste persone vengano processate, a partire dai primi reati, assicurandosi che non godano di libertà di azione.

Quindi non crede che l'assoluzione preventiva di una persona coinvolta in delitti possa aiutare a combattere la criminalità organizzata?

Ogni caso è un caso a sé. A volte c'è un solo modo per assicurare giustizia. Specialmente nei casi di mafia. Per esepmio, la polizia italiana è stata in grado di perseguire la criminalità oranizzata attraverso la consegna di prove da parte di insider. Il caso di mia madre è diverso. Il capo di gabinetto del Primo ministro sarebbe dovuto essere arrestato molto tempo fa per altri reati, ancora prima che gli venisse in mente l'idea di uccidere mia madre. È proprio per questo che sono arrabbiato, perché l'assoluzione è dovuta soltanto a precedenti insuccessi. Ora questa sembra essere l'unica strada.

A Malta esiste uno status di tutela per gli informatori, come in Italia, in modo che sia possibile garantire anche la protezione?

Esiste l'immunità da crimini precedenti. Ma non c'è una cornice giuridica che possa assicurare la salvaguardia fisica. Il tassista coinvolto nell'omicidio di mia madre otterrà l'immunità per tutti i reati passati compiuti.

Quindi esiste un quadro legislativo per assolvere chi ha commesso un reato?

Sì, la grazia del Presidente su raccomandazione da parte del Primo ministro. Quest'ultimo che lo crediate o meno, è coinvolto nell'omicidio di mia madre.


Foto di copertina: Getty Images

Story by

Léa Marchal

Babélienne depuis 2018, je suis éditrice pour le magazine Cafébabel. Je suis également la rédactrice-en-chef du projet Generation Yerevan, co-créatrice du podcast Soupe à l'Union, et journaliste free lance dans les affaires européennes

Translated from Andrew Caruana Galizia: “Malta felt like a hostile country to me and my family”