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100 anni di scout. «Ma nacquero come bambini soldato»

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Story by

Anna Karla

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Default profile picture fabrizia cattivelli

societàLifestyle

Il 22 febbraio si celebra il 150° anniversario della nascita di Robert Baden-Powell, fondatore dello scoutismo. E luogotenente dell'esercito britannico.

«Essere uno scout è il massimo» esclama, orgoglioso, il 12enne Louis. Che fa parte del gruppo parigino Saint-Exupéry da quando aveva 8 anni. «Durante le uscite del fine settimana e al campo estivo facciamo un sacco di giochi e dormiamo in tenda» racconta. Quale sia la meta in questo assolato giorno di febbraio non è dato saperlo, i capi non si sbilanciano: «Deve essere una sorpresa!». Ma Louis si lancia comunque in qualche supposizione: «Dovevamo tutti procurarci un biglietto della metro, quindi andremo sicuramente un po’ lontano».

Davanti alla Chiesa di Saint Sulpice, nel cuore di Parigi, sotto il sole di mezzogiorno, sono radunati circa 150 scout tra ragazzi e bambini, tutti in camicia blu o beige. Usciti proprio ora dalla messa domenicale, tra urla e schiamazzi, si dispongono in un grande quadrato. Prima il giuramento, poi via, per una gita fuori Parigi, per una visita al museo o per una semplice passeggiata.

Scout, una leggenda lunga un secolo

Proprio nel 2007 si festeggiano i 150 anni dalla nascita di Robert Baden-Powell, il padre dello scoutismo, e il centenario del movimento. Ufficialmente, infatti, la fondazione viene fatta risalire al 1907, anno in cui Baden-Powell organizzò il primo campo scout sulla Brownsea Island, a sud dell’Inghilterra. Divise i suoi ragazzi in squadriglie, abbozzò un primo regolamento e scrisse il libro Scoutismo per ragazzi. Baden-Powell sviluppò il principio del learning by doing (“imparare facendo”, ndr), ancora oggi alla base del metodo scout.

«Questo è il classico mito della fondazione», rivela Arnaud Baubérot. In realtà le cose sarebbero andate diversamente. Lo storico ha pubblicato nel 2006 il volume Le scoutisme entre guerre et paix au XXe siècle (“Lo scoutismo nel XX secolo – tra guerra e pace”, ndr). «Ogni movimento ha bisogno della propria leggenda». Baubérot sostiene che, in realtà, la fondazione degli scout risalga alla fine del Diciannovesimo secolo, quando l’ufficiale inglese Baden-Powell, nel corso della guerra anglo-boera in Sudafrica, reclutava giovani ragazzi come esploratori nell'ambito di una nuova, originale strategia di guerra.

«Proviamo un attimo a leggere il fenomeno coi nostri occhi di oggi: erano dei veri e propri bambini-soldato! E pensare che i festeggiamenti troveranno spazio su tutti i media!». Ma a partire dagli anni Venti del Novecento gli scout abbracceranno la causa del pacifismo. «L’originale intuizione di Baden-Powell» commenta Baubérot «è stata quella di fondere le mansioni militari con l’allora innovativo pensiero del "ritorno alla natura” e con il principio pedagogico dell’attivismo».

28 milioni di membri in 153 paesi

Ma oggi lo scoutismo è un vero successo: secondo stime ufficiali, nel 2006 la World Organization of the Scout Movement è arrivata a contare circa 28 milioni di membri provenienti da 153 paesi. Lo scoutismo è assente solo in pochi paesi in cui vige la censura statale, come Corea del Nord, Cuba e Cina.

La missione educativa non viene certo presa alla leggera. «Alla base del metodo educativo degli scout si trovano valori fondamentali quali l’impegno in favore del prossimo, il contatto con la natura e la presa di coscienza della propria personalità», spiega Régis Nacfaire (a sinistra nella foto), 46 anni, scout dall’infanzia e ora capo del gruppo Saint-Exupéry. «Facciamo parte dell’associazione Scouts et Guides de France, di orientamento cristiano. Vogliamo mostrare ai bambini come si può vivere la fede insieme. In una città come Parigi, questo, forse, è ancora più importante del contatto con la natura». Nessuno nel suo gruppo si lamenta per l’indifferenza delle grandi metropoli, spiega Nacfaire: qui 20 giovani capi si prendono cura di 110 bambini. Inoltre, non è necessario essere cristiani per entrare a far parte degli scout. Nella sola Parigi si trovano gruppi musulmani, ebrei e aconfessionali.

Quello che Internet non può dare

Ma i ragazzi che abbracciano lo scoutismo sono spesso oggetto di scherno. Alcuni pensano che sia troppo bizzarro mettersi in marcia la domenica mattina con foulard colorati al collo e bandiere, per rientrare poi soltanto la sera ricoperti di fango. Yann Binard, 20 anni, capo del Saint-Exupéry, si occupa dei ragazzi dagli 11 ai 14 anni. «In questo quartiere è normale far parte degli scout», racconta sulla strada verso la messa domenicale. «Ma dipende molto anche dall’ambiente in cui si è cresciuti. Alcuni miei amici non cattolici, ad esempio, trovano tutto questo un po’ strano».

«Lo scoutismo si rivolge al ceto medio colto», spiega Arnaud Baubérot. «A quei genitori, quindi, che pensano di trovare negli scout quello che la scuola, la televisione e Internet non sono in grado di offrire ai loro figli». Oggi chi diventa scout fa una scelta ben precisa e consapevole. «Il calo di adesioni è evidente», osserva Baubérot. «Dagli anni sessanta la cultura giovanile e i metodi educativi hanno subito forti mutamenti. Campi scout e gerarchie non sono più così richiesti come un tempo».

Ma gli scout parigini hanno le idee ben chiare. Davanti alla chiesa, Yann controlla che tutti indossino la camicia e il foulard rosso e giallo. Cosa ne pensa lei delle uniformi? «Questa non è un’uniforme! Ad un seminario ci è stato ripetuto più volte di chiamarla tenu (“tenuta”, ndr). “Uniforme” suona troppo militare. La tenuta invece è il nostro segno di distinzione. In fin dei conti, siamo più di una semplice colonia per bambini».

Che gli scout siano più di una semplice colonia per bambini è certo. Basta pensare al rispetto che hanno per la loro tradizione. Il centenario verrà celebrato in tutto il mondo e il Jamboree, l’enorme campo estivo internazionale, nel 2007 sarà ancora più grande. «Per il 1° settembre è in programma un corteo al Campo Marzio, sotto la Tour Eiffel», annuncia Régis Nacfaire. «A questo evento parteciperanno scout da tutta la Francia e da altri Paesi europei». Per il 12enne Stanislas del Saint-Exupéry non ci sono dubbi: i raduni scout di massa sono i migliori. Il suo ricordo più bello legato agli scout? «Il campo estivo dello scorso anno: eravamo in 15.000!».

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Translated from Pfadfinder: Gruppengeist im Grünen